VENEZIA Ci potranno essere un firmatoi su palazzo Foscari Contarini o un orologio da copertine su Palazzo Dario, una pubblicità per capi di abbigliamento d'alta moda (o anche no) sui ponteggi del palazzo della Zecca ma anche su quelli delle dimore storiche private. Dopo la richiesta sollevata da Giancarlo Tomasin, proprietario di Palazzo Foscari Contarini, che si è fatto espressione delle esigenze di altri utenti dell'Adsi, l'associazione dimore storiche italiane, il sindaco di Venezia Giorgio Orsoni «apre» alla modifica del regolamento comunale che oggi impedisce i cartelloni su edifici privati. Intanto sono in arrivo le nuove linee guida del ministero dei beni culturali. VENEZIA - Potrà spuntare un bauletto firmato su palazzo Foscari Contarini o un orologio da copertine su Palazzo Dario, una pubblicità per capi di abbigliamento d'alta moda (o anche no) sui ponteggi del palazzo della Zecca ma anche su quelli delle dimore storiche private. Di fronte alla richiesta sollevata da Giancarlo Tomasin, proprietario di Palazzo Foscari Contarini e rappresentante dell'associazione Dimore storiche, il sindaco «apre» alla possibilità di cambiare il regolamento comunale. «L'ho già detto in altre occasioni, sono assolutamente favorevole alle affissioni, se possono servire a finanziare i lavori di restauro dei molti edifici storici della città a prescindere dal fatto che siano pubblici o privati - dice Giorgio Orsoni - certo devono essere fatti in modo intelligente e le pubblicità devono essere equilibrate, decorose e limitate al periodo dei lavori». Un'apertura importante tanto più che qualche giorno fa sono state registrata dalla Corte dei conti (e saranno presto pubblicate sulla Gazzetta ufficiale) le nuove linee guida decise dalla commissione del Ministero dei Beni culturali che riguardano l'uso dei ponteggi dei restauri per affissioni pubblicitarie. Una sorta di direttiva comune a tuttia Italia per definire la compatibilità delle affissioni con il carattere storico dei palazzi. E non solo. «Le linee guida decise dalla commissione del ministero escludono anche alcune categorie merceologiche come i tabacchi o le pubblicità troppo allusive - spiega Ugo Soragni, direttore della Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici del Veneto che è statp uno dei membri della commissione - alla direzione dei beni culturali spetta dettare i criteri, i confini; la decisione di usare i ponteggi dei restauri per le sponsorizzazioni anche sui palazzi privati spetta agli enti locali». E così aveva risposto la direzione regionale anche alla lettera di Tomasin, demandando ad altri la competenza diretta. «La richiesta intreccia le competenze dirette del regolamento del Comune con quelle della sovrintendenza regionale - continua Orsoni - ma non credo che ci saranno problemi di alcun tipo, questo è un tema che è già stato affrontato in passato più volte. Forse è arrivato il momento giusto per cambiare le cose, anche sull'onda della richiesta dei privati che, visto lo stop ai finanziamenti statali si è fatta pressante». Non è affatto d'accordo, invece, Cristiano Gasparetto, di Italia Nostra: «Non è questo il modo di reperire finanziamenti per i restauri - dice - già le maxi affissioni sugli edifici pubblici hanno ampiamente deturpato la città se anche i privati cominceranno a metterle diventerà impossibile. Posso capire che manchino i finanziamenti, ma all'estero sono stati trovati metodi diversi per reperirli. Le visite nelle case ad esempio. C'è il disagio di tenere aperta la propria casa ma si guadagna qualcosa che può essere usato per restaurrarla. E' vero che la spesa di quegli edifici è più alta della media, ma stiamo parlando comunque di proprietari che hanno il privilegio di vivere in case come quelle». A Venezia, secondo un conteggio che arriva dalla soprintendenza, gli edifici vincolati sono circa 3000. Se mutasse il regolamento si potrebbe intervenire su tutti. Ma non è così facile. Ci sono ancora tanti edifici pubboici in cerca di sponsor: da Ca' Farsetti (un soffitto da 70mila, la facciata per 300 mila) a palazzo Ducale (6 portoni da 150 mila, la sala delle 4 porte per 510 mila), al ponte della zecca (1 milione), alla facciata del Fortuny (850mila). Tutti finiti, dopo un anno di preoccupante silenzio, nella lista stilata dal Comune. «Questa desolazione è frutto della crisi - continua Orsoni - le nuove regole troppo strette? Non credo, anzi. Di questi tempi delle regole chiare sul procedere sono solo una garanzia in più».