Napoli. Il presidente dell'Ordine degli agronomi Ciccarelli: «È il bene del nostro futuro» «La difesa del territorio è una priorità per lo sviluppo». Lo dice senza mezzi termini Emilio Ciccarelli, presidente dell'Ordine dei dottori Agronomi e Forestali di Napoli. «In Europa, per le caratteristiche morfologiche, geologiche e di uso dei territori - continua - l'Italia è uno dei paesi con maggiore rischio idrogeologico. Le frane e le alluvioni sono le più frequenti calamità naturali che causano, dopo i terremoti, il maggior numero di vittime. Complessivamente le aree ad elevata criticità idrogeologica da frana e alluvione interessano circa 29.600 chilometri quadrati, pari a circa il 9,83 per cento del territorio nazionale». Presidente Ciccarelli, pensando anche alle produzioni agricole, in che modo l'intervento dell'uomo ha contribuito a generare questa situazione? «Il nostro Paese, pur essendo interessato da un elevato consumo di suolo dovuto ad una espansione dei territori urbanizzati, delle aree industriali e delle infrastrutture, esprime comunque una forte vocazione agricolo- forestale. Quindi è indubbio che i fenomeni franosi e alluvionali sono strettamente collegati alla cattiva gestione del territorio da parte dell'uomo, della mancanza di un attento monitoraggio e di opere di prevenzione delle situazioni a rischio. L'intervento umano ha talvolta contribuito, per carenza di programmazione, a creare situazioni conflittuali tra i centri insediativi e infrastrutture di trasporto da una parte e mondo rurale dall'altra, che se non ben governato, alimenta il degrado territoriale». Secondo un rapporto della Protezione Civile, 5.581 comuni italiani (il 70 del totale) sono a rischio idrogeologico La situazione Campana? BORDERO: RNESPOLI «In Regione le Autorità di bacino nei territori di propria competenza hanno in vigore il Piano per l'Assetto Idrogeologico (Pai), soggetto a costanti aggiornamenti temporali, che individua e classifica le aree a rischio in: moderato, medio, elevato e molto elevato. Considerando il solo Rischio Idrogeologico dovuto a Frane e Alluvioni, attualmente circa il 16,5 per cento del territorio regionale è classificato almeno a rischio "elevato" che per definizione ritiene possibili problemi per l'incolumità delle persone. In particolare in Campania 638 chilometri quadrati sono a rischio idraulico elevato o molto elevato e 1.615 chilometri quadrati sono a rischio frane elevato o molto elevato. L'estensione di queste aree sarebbe ancora maggiore se gli enti preposti avessero la possibilità di eseguire approfondimenti nelle tante zone non ancora studiate». Come bisogna approcciare a questi problemi? «Servono prima di tutto le competenze necessarie per affrontare in modo costruttivo i problemi emergenti nei settori della tutela, della valorizzazione e della pianificazione del territorio agro-forestale relativamente ai fenomeni di dissesto idrogeologico, di erosione, stabilità e sistemazione dei versanti, dell'inquinamento e del depauperamento della fertilità dei suoli anche in relazione alle attività agro-forestali». C'è qualcosa che sta cambiando in meglio? «Con enorme compiacimento abbiamo constatato che finalmente due enti come il ministero delle Politiche Agricole e il ministero dell'Ambiente iniziano a parlare un linguaggio comune attraverso delle strette collaborazioni che hanno previsto anche la condivisione di conoscenze e la conseguente lettura comune del territorio. A Roma, qualche giorno fa, i due ministeri hanno promosso una iniziativa comune con la presentazione del volume «Linee guida per la valutazione del dissesto idrogeologico e la sua mitigazione attraverso misure e interventi in campo agricolo e forestale» che ha visto anche il qualificato contributo della nostra categoria attraverso l'intervento del nostro presidente nazionale Andrea Sisti. L'analisi effettuata sul territorio montano - collinare italiano porta a suggerire interventi finalizzati alla manutenzione e ripristino della rete di drenaggio superficiale in aree agricole, stabilizzazione superficiale e protezione dall'erosione dei pendii; riforestazione, gestione e mantenimento in buono stato di efficienza ecologica del bosco; protezione degli incendi boschivi; manutenzione e ripristino dei terrazzamenti agricoli».