Mobilitazione organizzata in Rete: ricostruiamola NAPOLI Quando scendono in campo i bambini è sempre una cosa che riempie il cuore, anche se intorno a loro ci sono le macerie della Città della scienza. Quella di ieri è stata la prima domenica dopo l'incendio, la prima domenica in cui nessun genitore ha potuto portare i figli nel parco in cui si imparava giocando, e allora ci sono voluti venire in tanti. Dieci, forse quindicimila persone (non solo bambini, ovviamente, ma anche adulti, compreso il sindaco Luigi de Magistris) che si sono organizzate in rete, attraverso le tante pagine aperte negli ultimi giorni sui social network. E stavolta non sono venute per divertirsi ma per chiedere che la Città della scienza rinasca subito, e che rinasca proprio lì, a Bagnoli, di fronte al mare di Coroglio e sotto alla collina di Posillipo. Insomma, che il sogno ricominci esattamente da dove lunedì sera qualcuno lo ha bruscamente interrotto bruciando tutto. Non è facile che alla fine si possa fare davvero. Questi sono i giorni della grande mobilitazione, intesa non solo come il flash mob di ieri mattina ma anche come presa di impegno da parte delle istituzioni a tutti i livelli. Ed è possibile, anzi è probabile, che per la Città della scienza vengano ora trovati molti più soldi di quelli che sarebbero serviti per pagare negli ultimi dieci mesi gli stipendi ai lavoratori e per evitare all'intera struttura quella lunga agonia che il trauma dell'incendio doloso ora fa quasi dimenticare. Ma che la si possa ricostruire sulla spiaggia di Bagnoli è piuttosto complicato. Il Prg non prevede realizzazioni edilizie lungo la linea del mare, e se la Città della scienza fu installata lì (in parte, perché c'è anche un'altra area più interna che non è stata per niente interessata dall'incendio) è perché c'erano i vecchi capannoni industriali da recuperare. Ma le fiamme li hanno buttati giù, e ora servirebbero autorizzazioni a costruire che non è detto possano essere concesse. E infatti c'è già chi pensa a una delocalizzazione totale, individuando come nuova sede il Real Albergo dei poveri, in piazza Carlo III, dall'altra parte di Napoli. Una struttura che si presterebbe certamente, ma che altrettanto certamente non potrebbe mai avere la luce, i colori, l'atmosfera e l'allegria di Coroglio. Più possibile l'ampliamento dello spazio dove ora sorge l'area congressuale della struttura (quella non bruciata), ma anche in questo caso i tempi sarebbero lunghi perché si andrebbe sui terreni ex Italsider ancora non completamente bonificati, e quindi i lavori non potrebbero iniziare rapidamente, come si augurano i quindicimila del flash mob, i napoletani in generale e soprattutto i lavoratori della Città della scienza. Anche loro, ovviamente, ieri erano lì: a gridare «Basta!» insieme ai bambini e a tutti gli altri manifestanti.