Dal tumulo etrusco alla chiesa di Sant'Agata, ecco un patrimonio d'arte e cultura che giace nel dimenticatoio PISA Forse i pisani lo sanno, ma i turisti no. Ai margini di Pisa nord esiste un'importante tomba, il "Tumulo del Principe Etrusco", collocata tra via San Jacopo e via Pietrasantina. Un grande cerchio verde sprofondato quattro metri nel terreno, ingabbiato da una recinzione tra un parcheggio e un distributore di benzina. È segnalato da un cartello, che bisogna sapere che esiste, in cui si avverte che la visita al monumento è dalle 9 alle 19, rivolgendosi al check-point del parcheggio bus di via Pietrasantina o collegandosi al sito Internet www.pisamo.it. L'unica persona trovata ci dice di rivolgerci al Comune. Scriviamo all'assessore ai Lavori Pubblici Andrea Serfogli, purtroppo assente. Risponde la sua segretaria che il luogo non è praticabile sino a maggio. E allora, quel cartello? La tomba dimenticata. Purtroppo la tomba non è segnalata dalle guide di Pisa più recenti. Sembra dormire un sonno eterno, ignorata. Eppure è una testimonianza eccezionale, col suo diametro di circa trenta metri, delimitata da lastre in pietra rettangolare infisse nella terra. All'esterno ci sono coppie di grandi monoliti tra solitarie panchine e le prime margherite. All'interno c'è - ma bisognerebbe entrarci per vederla - una complessa struttura quadrangolare, in cui sono stati trovati frammenti di vasi e ossa ovine. Le campagne di scavo. Molti i reperti emersi nelle campagne di scavo effettuate tra il 1994 e il 1998 dalla Soprintendenza Archeologica della Toscana, tra cui un tridente in ferro, resti di un altare in pietra, un coltello, quattro spiedi di ferro, i frammenti di una mandibola di cavallo e altre cose. L'antico altare spicca sulla cima rotondeggiante del monumento. Perché non valorizzarlo? Il tumulo, circondato da piccole sepolture, venute alla luce nel 1853, è databile tra la fine dell'VIII e gli inizi del VII secolo avanti Cristo. Deve il suo nome attuale all'ipotesi che fosse il sepolcro di un gran personaggio. Già allora, nella Pisa etrusca, che alla fine dell'ottavo secolo avanti Cristo era un centro economico, politico e commerciale di rilievo, uno dei luoghi scelti per le sepolture era nella zona in cui anche oggi c'è un cimitero. Una tradizione conservata. Ma perché non valorizzarlo? La chiesa di Sant'Agata. Senso di abbandono ancora peggiore si respira di fronte alla piccola preziosa cappella di Sant'Agata dietro la chiesa di San Paolo a Ripa d'Arno. Impossibile visitarla perché non è in sicurezza, dicono al Comune. In effetti la visione dall'esterno conferma il massimo degrado in cui è lasciata la costruzione. Edificata nel 1063 dai monaci della vicina chiesa di San Paolo per celebrare la presa della città di Palermo e dedicata alla santa martire di Sicilia, la cappella è ora terra di piccioni ed escrementi di cani. Degrado. Sporca, abbandonata, con grandi ciuffi secchi sulla cupola che la fanno sembrare una specie di vecchio Babbo Natale, ha il pavimento che la circonda rotto, con le pietre svelte, forse rubate, le grate arrugginite. La chiesa transennata. La grande chiesa che la nasconde, San Paolo a Ripa d'Arno è transennata, come ben sappiamo dalle cronache di questi giorni. E non sono i soli monumenti in pericolo. San Francesco e le mura. Stessa drammatica sorte hanno la chiesa di San Francesco, le mura di Pisa di fronte al duomo, addossate all'antico ospedale e parte di esso. «Potrebbero crollare da un momento all'altro», dice la soprintendente Marta Ciafaloni, preoccupata per le bancarelle sottostanti. La Certosa di Calci grida i suoi allarmi, con i tetti delle celle che crollano. Quelle chiese dimenticate. E se vogliamo trovare altri guai, basta percorrere i dintorni della città. Nel giro di venti chilometri da Pisa, nascoste da vegetazione selvaggia o dietro edifici impropri, si trovano molte chiese antiche, ignorate e lasciate alla rovina del tempo e degli uomini. Ancora bellissime ed emozionanti, raccontano una storia millenaria. Nicosia. Il monastero agostiniano di Nicosia, ad esempio, affondato tra ortiche e ciliegi selvatici, è semidistrutto. Nessuna protezione alle grandi sale sventrate e sporche, ai muri, agli spazi enormi, che potrebbero essere utilizzati in ben altro modo, per studi e biblioteche. San Martino al Bagno. Poco lontano, a Uliveto Terme, c'è un altro capolavoro, la chiesa di San Martino al Bagno, costruita dai maestri comacini nel IX secolo. Il nome deriva dalla prossimità delle terme in uso nel medioevo. Ma per vedere questa chiesa, bisogna sapere che c'è, perché è occultata da un edificio termale per niente bello. San Jacopo a Zambra. Nella campagna che circonda Pisa, c'è un'altra opera sorprendente. La piccola chiesa di San Jacopo a Zambra sempre chiusa, visitabile solo grazie alla gentilezza di una signora che ha le chiavi. Sui muri interni si dipana una delle più straordinarie decorazioni murali che si possano ancora vedere: fasce con pitture paleocristiane, grandi pesci incoronati e scritte bibliche che fanno meditare sulla vita e sulla morte. Sempre più pallide, sempre più tristi.