Associazioni e geologi: colpa della linea 6 - Lo schema Ansaldo: presto verranno stabilite le cause del crollo La direzione delle acque - Clicca per ingrandireLa direzione delle acque - Clicca per ingrandire NAPOLI - Riccardo Caniparoli cammina stravolto davanti alle macerie di palazzo Guevara, appena crollato. La polvere dei calcinacci continua a rendere l'aria irrespirabile assieme alla puzza di gas. Le tv lo intervistano a ripetizione. È stato lui, più volte, a lanciare l'allarme sulla Riviera di Chiaia attanagliata dal metrò. «È come una diga. L'acqua resta imprigionata dalla colata di cemento della Linea 6. Non defluisce, ristagna. Sono a rischio le fondamenta dei palazzi», ha detto fino alla nausea. Un allarme caduto nel vuoto nonostante la battaglia fatta per farsi ascoltare. Assieme alle associazioni dei cittadini che hanno però un unico torto: nessuna denuncia presentata alla Procura sui propri timori. Il crollo è arrivato. Per fortuna nessuna vittima. «Sì, ringraziamo il cielo - spiega Caniparoli, uno dei massimi esperti di sottosuolo in Italia e che ha spesso collaborato con il ministero - ma non è possibile che per essere ascoltati debba avvenire una disgrazia». Ha fatto un sopralluogo? «Ho visto, e purtroppo le mie tesi sono fondate: è stato rotto l'equilibrio idrogeologico. Con un'aggravante. Qualcuno ha tentato di imbrigliare l'acqua zuffregna. Che è ferrosa ed altamente corrosiva. Se si impantana nelle fondamenta di un palazzo è facile immaginare cosa può succedere». Cantiere del metrò sequestrato, Linea 6 sotto accusa. E l'Ansaldo come risponde? «E' troppo presto per capire i motivi del crollo - spiega Roberto Alatri, portavoce dell'azienda - si sta ispezionando, indagando. Ma ci vorrà tempo per dire con certezza che la causa è questa o quella. I nostri tecnici sono a disposizione e lavorano per accertare cosa sia successo». Non è d'accordo Juno d'Ecclesiis, responsabile scientifico dell'associazione «Insieme per innovare» che sulla vicenda ha inviato un esposto dettagliato all'Unione europea. Ma mai alla procura: «Abbiamo denunciato tutto attraverso le Assise, la stampa. Il Corriere ha parlato spesso del problema. Queste si chiamano notizie criminis e ci aspettavamo che la magistratura indagasse autonomamente. Non è stato così. Ora spero che ci chiamino a testimoniare». Ma cosa è successo? Quello che le associazioni hanno raccolto in un dossier e che ora è diventato un libro. Si intitola «La Metrocricca» e sarà presentato venerdì alle 11.30 nella sede dell'istituto degli studi politici in piazza Santa Maria degli Angeli. Occasione in cui verranno fatte denunce «inedite». Uno stralcio del libro: «La storia della metropolitana di Napoli è un emblema dell'eterno ritorno del "blocco sociale" denunciato da Pasquale Saraceno. Il canale della Manica è costato 100 milioni di euro al chilometro ed è stato realizzato in sette anni; la linea 1 della metropolitana di Napoli in esercizio costa 200 milioni di euro al chilometro e i lavori sono in corso dal 1976; per la linea 6 i costi sono di 300 milioni di euro al chilometro e sui cartelli di cantiere non è indicato né l'inizio né la fine dei lavori. (...) Durante i lavori di realizzazione puntualmente si verificano quelle che vengono definite "sorprese geologiche". Dissesti di notevole impatto sugli equilibri idrogeologici che comportano varianti in corso d'opera e relativo aumento dei costi: soldi pubblici». Scritto da Antonio Polichetti assieme a vari scienziati ed esperti. Tra loro Antonio Pariante, presidente del Comitato Portosalvo: «Purtroppo i fatti ci hanno dato ragione. È la vendetta dell'acqua zuffregna. Napoli sotterranea nasconde centinaia di fonti sorgive e lunghi percorsi d'aqua che viaggiano silenziosamente sotto i nostri piedi da millenni. Guai quindi a trascurare la storia della città e modificare questi percorsi d'acqua come è avvenuto all'Arco Mirelli». Paolo Santanelli, presidente di «Chiaia per Napoli», spiega: «Stando ai primi rilievi dei Vigili del fuoco, la causa sarebbe un copioso allagamento, che evidentemente non si è prodotto all'improvviso, sotto la struttura. L'evento infatti, secondo molti studiosi, è da collegare alla presenza del cantiere della Linea 6 del Metrò. La cosa inaccettabile è che tale situazione è stata denunciata più volte negli ultimi anni ma invano. Nello specifico, gli abitanti del civico 72 già da un anno avevano invocato un sopralluogo statico da parte dei tecnici comunali i quali, però, secondo le testimonianze degli abitanti stessi, non sono mai intervenuti». Quattro anni fa segnalazioni arrivarono anche all'allora sindaco Rosa Russo Iervolino che chiese un parere tecnico sull'opera a Giovanni De Medici, docente della Federico II. La relazione non fu incoraggiante. «Da anni - spiega lo scienziato - noi geologi stiamo avvertendo che quei lavori bloccano le falde acquifere. Tanto che le sorgenti freatiche salgono in superficie e più volte hanno allagato cantine e scantinati dei palazzi alla Riviera di Chiaia». Quello studio di valutazione non ebbe alcuna risposta dal Comune. Anzi c'è un mistero: la documentazione di impatto ambientale è stata vista solo da pochissime persone. Tutto l'incartamento venne rubato misteriosamente dagli uffici della Regione di via De Gasperi 28. L'impiegata lo cercò, la mattina del 9 marzo del 2009 dopo una richiesta di visione, nell'armadietto della stanza 20 del quinto piano del palazzo. E non lo trovò. Scomparso. Nei quattro faldoni lo studio di «impatto ambientale» era l'unico ad essersi volatilizzato. La denuncia venne presentata in Questura il giorno dopo. Data che viene riportata su un altro documento ufficiale: la risposta negativa dell'ufficio della giunta regionale alla domanda di accesso agli atti inviata da una associazione: «...si comunica che per quanto riguarda i documenti di cui si è richiesto l'accesso, non risultano reperibili lo studio di impatto ambientale e parte del fascicolo della pratica amministrativa in oggetto per i quali è stata sporta regolare denuncia il 1032009».