Fuori dal cda «i membri della Repubblica Italiana» CREMONA Se nella tappa in città dello Tsunami tour lo avessero accompagnato nella piazza vicina dove campeggia quell'edificio che piaceva al ras di Cremona Roberto Farinacci, probabilmente Beppe Grillo avrebbe improvvisato un comizio supplementare. E lodato il Museo del Violino, ricavato all'interno del Palazzo dell'Arte restaurato, le cui porte resteranno chiuse alla politica. Voluto e finanziato da Giovanni Arvedi, il «re dell'acciaio», il MdV (come lo chiamano) sarà lo scrigno multimediale della liuteria, della musica e degli Stradivari, ora conservati a Palazzo comunale. L'inaugurazione è prevista per aprile. Se tutti concordano sul fascino e il valore del progetto, a far discutere è la sua parte più prosaica ma non meno importante: la gestione. Verrà affidata a una Fondazione (di diritto privato, presieduta dal sindaco e composta anche da soci pubblici) regolamentata da uno statuto. Un documento, elaborato e limato per mesi, di 23 pagine, cinque capitoli e 33 commi. Il comma «c» è quello finito nell'occhio del ciclone perché lascia fuori dalla fondazione la politica e «i membri di organi della Repubblica italiana o di Regioni, Province, Comuni ed altri enti territoriali; i membri della Camera e del Senato, di consigli regionali, provinciali e comunali o i candidati a una di tali cariche». Esclusi anche gli esponenti di partito. Difficile essere più chiari. Durante l'assemblea dei soci, riunita nei giorni scorsi, è stato sottolineato che a occuparsi di un museo internazionale, come vuole essere quello del violino, dovranno essere persone scelte per la loro competenza specifica e non per l'appartenenza politica. Il sindaco di Cremona Oreste Perri non nasconde il fastidio per i dubbi di chi mette l'accento sul fatto che se il mecenate è un privato, il contenitore è di proprietà pubblica. «Facciamo presto, non perdiamoci in discussioni di forma perché presto il Museo debutterà, c'è voglia di musica e liuteria». E par che dica: non di polemiche. Per uno dei «padri» dello statuto, il segretario generale del Comune Pasquale Criscuolo, la doppia figura del sindaco-presidente della fondazione «è una garanzia per tutti». Non la pensa così il Pd, il principale partito di minoranza, che si è astenuto in commissione e potrebbe votare contro nel consiglio di domani. «L'estromissione dei politici è quasi un ostracismo e il sindaco rischia di non avere poteri», protesta il consigliere Mauro Fanti. Un altro esponente dell'opposizione, Ferdinando Quinzani (lista civica), usa un linguaggio colorito: «Il Comune non può contare come il due di coppe quando la briscola è bastoni. Il no alla politica è francamente incomprensibile». Lo è «anche nel culmine del grillismo» che ha fatto il pieno a due passi dall'MdV.