OPPOSIZIONE A 5 STELLE NIENTE ALLEANZE PER IL MOVIMENTO GRILLO ATTACCA GLI INTELLETTUALI CHE GLI CHIEDONO DI SOSTENERE UN ESECUTIVO DI "LIBERAZIONE": "È TROPPO TARDI PER PARLARE CON NOI, SIETE AL SERVIZIO DEL PD" «Comunque vada, per il Movimento, è tutto di guadagnato. Se si torna a votare subito, con questa legge elettorale, noi prendiamo la maggioranza, non c'è dubbio. Se si temporeggia, magari con un governo tecnico, noi all'opposizione possiamo metterli sul serio nell'angolo: come fanno a dire di no alle nostre proposte?". Gli attivisti della prima ora hanno ben chiara la strada che hanno di fronte. Nell'ombra, mentre tutti cercano di strappare un sì, un no, perfino un forse, ai neo eletti che dovranno votare la fiducia al prossimo governo, loro usano la parola che meno si addice al primo partito della Camera dei deputati: opposizione. Non c'è storia, non c'è scouting, non ci sono appelli alla responsabilità che tengano: i Cinque Stelle di alleanze non ne vogliono fare. Ieri, la lettera aperta che alcuni intellettuali hanno spedito a Grillo tramite Repubblica ha ricevuto in risposta una sonora pernacchia. Remo Bodei, Roberta De Monticelli, To-maso Montanari, Antonio Padoa-Schioppa, Salvatore Settis, Barbara Spinelli? Quarantaquattro gatti, li irride Grillo: "Quando il pdmenoelle chiama, l'intellettuale risponde. Sempre! In fila per sei con il resto di due". Cita Giorgio Gaber e li descrive così: "L'intellettuale italiano è in prevalenza di sinistra, dotato di buoni sentimenti e con una lungimiranza politica postdatata". Arrivano dopo, troppo tardi, sostiene Grillo. E i suoi si mettono in fila: "Patetici gli appelli dei pseudo intellettuali di De Benedetti e i post degli infiltrati del Pd", li liquida Angela. "Quanto può essere ricevibile un appello promulgato attraverso l'house organ del gruppo editoriale che ha lanciato lo 'scoop' sul Costa Rica?", domanda Lorenzo ricordando l'inchiesta de l'Espresso sulle 13 società estere intestate all'autista di Grillo. IL TENORE GENERALE non cambia. E a sfatare ogni residuo dubbio, ieri, è arrivato l'ennesimo report di quella parte di incontro tra eletti e fondatori del Movimento che non è andata in diretta streming. La racconta, dice l'Huffington Post, il neo senatore Roberto Cotti agli amici di Facebook: "Gianroberto Casaleggio ha detto che se decidessimo di dare l'appoggio a qualche partito, lui lascerebbe il Movimento 5 stelle". Basterebbe la minaccia di addio del guru (tra gli attivisti c'è chi lo paragona a Gandhi o a Gesù) per capire che l'ipotesi inciucio è la più remota possibile. OGGI, A ROMA, deputati e senatori si sono dati appuntamento per decidere insieme gli ultimi dettagli prima dell'ingresso in Parlamento: il weekend scorso sono stati nominati i primi capigruppo, ora bisogna dividere gli eletti nelle varie commissioni, fare il punto sul personale da reclutare, stabilire i gruppi di lavoro, capire a che punto è lo staff di comunicazione che verrà organizzato direttamente da Grillo e Casaleggio. Si parlerà di tutto tranne che della questione alleanze, capitolo considerato chiuso. Immischiarsi con la vecchia politica, come la chiamano, viene considerato un rischio troppo alto. Piuttosto adesso c'è da capitalizzare il consenso ottenuto alle elezioni: "acchiappare" tutti quelli che hanno votato Cinque Stelle, trasformarli in nuove micce che possano allargare la base degli attivisti. Ieri, a Firenze, Roma e Napoli si sono tenute delle "riunioni di accoglienza". Tre ore per spiegare a chi si avvicina per la prima volta al Movimento come funziona l'attivismo a Cinque Stelle: piccoli "corsi" di Facebook e Twitter, brevi racconti delle esperienze di questi anni, raccolta di indirizzi mail e distribuzione di kit: una scatola in cartone per la raccolta di fondi per l'autofinanziamento una spilla con il simbolo del Movimento, volantini su cui sono stampati programma e gruppi di interesse. A Roma, c'erano anche alcuni dei neo eletti (Stefano Vignaroli, Federica Daga). Prima di tornare a casa, si sono messi a fare il sapone. Provano a smacchiare, chissà se qui funziona.