I LETTERATI, gli attori e i registi. I volti e le memorie di una Roma che non c'è più. Le brochure dell'Ama promettono quella che i suoi addetti al Verano non riescono a rendere decorosa: «una passeggiata tra i ricordi». Chi volesse concedersi un tour nel cimitero monumentale della capitale alla ricerca delle tombe dei famosi, o più semplicemente andare a trovare un parente scomparso, si prepari al peggio. Lastre di pietra divelte, lavori in corso mai completati, fontane colme di muschio e melma scura. Il primo impatto è sconfortante. E prolungando la visita per qualche minuto l'impressione peggiora. Spogliato negli anni della maggior parte di capitelli e sculture dai tombaroli e insudiciato dal guano degli storni, giorno dopo giorno il cimitero nel cuore della capitale sembra perdere la propria aura di sacralità. Tanto che un senzatetto non si è fatto problemi ad allestire un rifugio di fortuna nel sarcofago della tomba di Trilussa. Quella toccata in sorte al poeta romano scomparso nel 1950, la rampa Caracciolo, è tra le zone più degradate dell'intero complesso inaugurato nel 1812. L'odore del guano riempie i polmoni, mentre le suole delle scarpe lasciano impronte su un terreno dalla consistenza unica. Non è dura come il cemento o molle come terriccio la nauseabonda lingua di escrementi che attraversa una delle zone più antiche del cimitero, l'altopiano Pincetto. L'aria è irrespirabile e la vista regala sensazioni altrettanto forti: gran parte delle tombe è stata ricoperta con uno spesso velo di plastica. Sopra cumuli di feci di storni. Negli ultimi mesi sono stati combattuti dall'Ama a colpi di richiami sonori e con l'aiuto dei rapaci. Ma ora la pulizia, dopo gli interventi straordinari di gennaio, sembra essere stata delegata alla pioggia. Si torna nel vecchio reparto del cimitero, si riprende a respirare. Ma è troppo tardi quando ci si accorge di essere finiti prima in un tunnel puntellato da tubi di metallo e con i soffitti rosicchiati dall'umidità e poi con i piedi sopra una lastra di marmo, coperta da centimetri di muschio. Incidendo i licheni con le unghie si riesce a leggere il nome di una donna, un cognome straniero. Voltandosi, un'altra sgradita sorpresa. Uno degli sfortunati inquilini del riquadro 38 riposa in un loculo "a vista". Forse, suggerisce uno dei visitatori, Raffaele Ettori, «è stato un ladro. Si sono portati via mezzo cimitero». Poi si allontana verso l'ingresso Portonaccio, un'altra delle zone imbrattate dal guano. La situazione sembrerebbe migliorare nell'area più recente. Partendo dall'ingresso "scalo San Lorenzo", si riscopre la storia del cinema romano passeggiando tra le tombe di Alberto Sordi, Vittorio De Sica e Marcello Mastroianni. Ma l'idillio è rotto dal rumore di un'automobile. Al volante c'è la gattara del Verano. Il suo è un tour nel tour, alla ricerca degli angoli in cui si nascondono gli esponenti della ricchissima colonia felina del Verano. Un'operazione che lascia tracce ben visibili a pochi passi dalla lapide di Aldo Fabrizi, dove tra l'erba fanno capolino due scatolette vuote di cibo per gatti. Poco più in là una rete rossa da cantiere abbandonata dietro a una lapide tra cumuli di erbacce anticipa una serie di bande di plastica ingiallite dal sole e dalla pioggia. Il muretto ha ceduto e ora l'anima di metallo del cemento armato è pericolosamente esposta. Immancabile, tornando verso l'ingresso monumentale, la visita al quadriportico e ai suoi nobili inquilini. Da una parte Goffredo Mameli, dall'altra i familiari di Garibaldi. Se il monumento funebre del patriota che compose l'inno d'Italia è imbrattato dal guano, nella cripta dei suoi dirimpettai la situazione peggiora: una melma indefinita, rifiuti e fogliame ricoprono le scale. Non certo una sorpresa per chi lavora in piazzale Verano: «Anche noi siamo racconta Walter D'Ortenzi, ultimo erede di una storica famiglia di fiorai siamo costretti al degrado. Quante volte ci è stato promesso che i nostri banchi sarebbero stati ristrutturati? ». Quindi guarda sconsolato le pareti di plastica che fanno da mura al suo negozio. Attrazioni non segnalate sulle mappe, che non esposte al pubblico vanno chieste ai vigilanti. Poi si può entrare in un cimitero al quale il passare del tempo non sembra aver risparmiato nulla. Neanche l'insegna, orfana di alcune lettere in metallo.
VERANO - Lastre di pietra divelte, lavori in corso mai completati, fontane colme di muschio e melma scura.
Il cimitero monumentale di Roma è stato descritto come uno spazio degradato e infestato da problemi di manutenzione. Le lastre di pietra sono state divelte, i lavori sono in corso ma non completati, le fontane sono colme di muschio e melma scura. Il guano degli storni copre le tombe e le aree più antiche del cimitero. I visitatori hanno segnalato la presenza di rifiuti e feci di storni. La pulizia è stata delegata alla pioggia e non sembra essere stata effettuata in modo efficace. Alcuni visitatori hanno anche segnalato la presenza di ladri che si sono impossessati di mezzo cimitero.
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