In altre parti del mondo, probabilmente, si ragionerebbe così, con salutare riduzionismo operativo: subito un progetto esecutivo di ricostruzione; poi, il reperimento delle risorse necessarie; infine, l'eventuale revisione del piano urbanistico di Bagnoli per dare più valore e più spazio fisico a Città della Scienza. Qualche nota di dettaglio. Per il progetto, si dovrà applicare il principio della ricostruzione del dov'era ma non com'era. Il capannone storico ottocentesco è stato distrutto, la ricostruzione filologica è inopportuna, accarezziamo l'idea di una nuova, autentica architettura contemporanea. Proprio nell'ambito dell'architettura dei musei sono stati realizzati nel mondo gli edifici più interessanti e innovativi. Per le risorse necessarie, si tratta solo di bussare alle tante porte che si sono mostrate aperte, a partire dall'Europa. Deve essere chiaro che non si sta finanziando un'opera napoletana, ma un museo didatticocentro di ricerca di respiro internazionale. Per la revisione del piano urbanistico di Bagnoli, la riflessione deve essere più attenta e coraggiosa. E deve partire da un interrogativo molto semplice. Attualmente, che cosa si prevede per Bagnoli? Sulla carta, tante cose, da alberghi a case a bucolici paesaggi con laghetti ad attrezzature pubbliche e private. Forse un giorno si vedrà tutto ciò. Per ora, cioè da anni, si tenta disperatamente di vendere tre lotti per costruire case e l'asta va deserta. È pensabile che d'incanto l'area abbia una redenzione reddituale, turistica e residenziale e tutto parta di gran carriera? C'è da dubitarne. Che cosa invece c'è già di importante, attrattivo, collaudato, di rilievo internazionale, con trend sempre più positivo perché la ricerca, la cultura, l'innovazione, l'immateriale e altre tipologie analoghe rappresentano il futuro delle città? Con tutta evidenza, Città della Scienza, unitamente alla regionale Campania Innovazione che la fronteggia al di là della strada costiera. Per ora, questo nucleo è l'unica cosa vera e seria di pubblico che esista nell'area. In altre parti del mondo nelle quali i programmi urbanistici non incubano decenni come in Italia, probabilmente si deciderebbe così: ricominciamo da qui, da questo polo di eccellenza. Senza porsi tardivi e pretestuosi problemi di legittimità. Legittimità è l'altra parola che farà furore nei prossimi giorni, a proposito della "provvisoria legittimità" di Città della Scienza. In realtà, proprio di legittimità sta morendo da tempo Bagnoli. C'è un piano urbanistico attuativo approvato ma che non convince. C'è una legge dello Stato che impone il ripristino della linea di costa con la demolizione della colmata che nessuno e nemmeno, sembra, l'attuale amministrazione comunale vuole demolire per gli alti costi e per altre considerazioni accessorie. C'è l'ipotesi della balneazione che, come ha dimostrato Dal Piaz ieri su queste pagine, sarà impedita per lungo tempo a causa del grave e non facilmente eliminabile inquinamento marino. C'è stata l'ipotesi del porticciolo turistico coltivata assiduamente pur in presenza di piani e norme paesaggistiche che (forse) lo vietavano. Insomma, si può dire che sul versante della legittimità, le uniche decisioni vincolanti per Bagnoli siano state prese più nelle stanze delle Procure napoletane e dei ministeri romani che in quelle di Palazzo San Giacomo. Questo è il quadro nel quale si inserisce il nuovo corso di Città della Scienza. Un quadro con molti elementi labili e pochi, pochissimi punti di forza dai quali, doverosamente, ripartire. Saremo capaci questa volta di decidere e poi aprire un dibattito su come realizzare al meglio ciò che abbiamo deciso?