Le opere "marchigiane" del pittore nato a Venezia intorno al 1480, città da cui fuggì, aprono il ciclo "Un viaggio in Italia" In apertura il monumentale San Vincenzo Ferrer in gloria da poco restaurato, pittura murale staccata dalla chiesa di San Domenico di Recanati per la prima mostra dell'artista, realizzata a Venezia nel 1953, dopo secoli di oblio, dal critico Bernard Berenson. Di fronte, Giuditta con la testa di Oloferne, olio su tavola con la protagonista ingioiellata di struggente bellezza, poco distante il Dittico dell'Annunciazione, con la Vergine Annunciata e un Angelo Annunciante che si libra in volo. E poi le pale e i quadri di devozione, i ritratti e le allegorie, fino alle opere degli ultimi anni, quando uno degli artisti più tormentati, e moderni, del nostro Rinascimento, che ha risentito dell'influsso di Raffaello e precorso Caravaggio, trova finalmente la pace. Venti dipinti di Lorenzo Lotto sono esposti da oggi alla Reggia di Venaria, nella bella mostra realizzata con la Direzione dei Beni culturali e la Soprintendenza delle Marche, a cura di Gabriele Barucca. Già al Museo Puskin di Mosca, ora ampliata, si incentra sui periodi trascorsi dall'artista nell'Italia centrale. In fuga da Venezia, dove era nato intorno al 1480 nella sua città, che gli preferiva i contemporanei Giorgione, Palma il Vecchio e Tiziano, non si sentiva capito tra soste a Roma, dove è chiamato a dipingere negli appartamenti papali in Vaticano, ma non incontra i favori del papa Giulio II, e soggiorni tra Bergamo e Treviso, Lotto elesse le Marche a sua terra di elezione. Qui arrivò per la prima volta nel 1506 e qui morì verso la fine del 1556 nella Santa Casa di Loreto, dove aveva trovato rifugio come oblato. «Ho portato a Venaria autentici capolavori di un artista che prefigura quello che si vedrà in pittura dice Barucca E ripercorso nelle sale le tappe dei soggiorni marchigiani, dando conto del suo rapporto con quella regione, in cui si sentiva meno condizionato e più libero di sperimentare». Si parte dunque con il dipinto di San Vincenzo realizzato per la chiesa di San Domenico a Recanati, nel 1510, che risente dell'influenza romana di Raffaello, si prosegue con le pale dell'Annunciazione di Jesi, parte di una macchina d'altare del 1526-27, e con la Sacra famiglia con Santa Caterina d'Alessandria, di committenza marchigiana. In mostra poi la Madonna con il bambino e i Santi Giovacchino, Gerolamo e Anna, prestato dagli Uffizi, e i dipinti con i santi Cristoforo, Rocco e Sebastiano, provenienti dal Museo della Santa Casa di Loreto. Nella Pala dell'Alabarda, del 1538, dalla Pinacoteca di Ancona, Roberto Longhi vide un'anticipazione dell'uso della luce in Caravaggio e nei pittori della realtà. Accanto alle opere «marchigiane » del Lotto, e per dare conto dei suoi spostamenti da una città all'altra nel corso di un'esistenza inquieta, la mostra presenta una serie di ritratti realizzati nei vari centri in cui ha soggiornato. Tra questi, il Ritratto di Lucina Brembati, del 1518, prestato dall'Accademia Carrara di Bergamo, in cui il nome della donna viene desunto da una sorta di rebus, che si sviluppa attorno alla raffigurazione della luna. E il Ritratto di gentiluomo con guanti (Liberale da Pinidello), del 1543, regalato da Vittorio Emanuele II alla Pinacoteca di Brera, da cui ora proviene. Tra le curiosità, l'allegoria profana La Fortuna infelice abbattuta dalla Fortezza, in cui la prima è raffiguara con la pelle di leone in testa, la seconda con i capelli al vento e in equilibrio precario su una sfera, oltre all'inedito Cristo morto sorretto dagli angeli, piccolo dipinto finora noto solo attraverso una fotografia dell'archivio di Federico Zeri. A concludere idealmente la mostra, la Presentazione di Cristo al Tempio, ultima, intensa opera del pittore e suo testamento, in cui le tensioni e le inquietudini presenti in tanti dipinti precedenti sembrano ricomporsi. L'esposizione marchigiana di Lotto costata circa 300mila euro apre la serie «Un viaggio in Italia», che porterà prima dell'estate il calabrese Mattia Preti e, a settembre, i veneti Veronese e Bassano, le cui opere saranno rimesse a nuovo nei laboratori della Reggia: «Mi piace pensare a lezioni di storia dell'arte in forma di mostra afferma il direttore Alberto Vanelli che prendono il via da un restauro per poi ampliarsi e presentare l'opera di un grande pittore». Info www.lavenaria.it
PIEMONTE - VENARIA: venti capolavori esposti alla Reggia
L'artista Lorenzo Lotto, nato a Venezia intorno al 1480, ha lasciato un'impronta significativa nella pittura italiana del Rinascimento. La mostra "Lorenzo Lotto: opere marchigiane" è stata organizzata alla Reggia di Venaria, con venti dipinti dell'artista esposti. La mostra apre il ciclo "Un viaggio in Italia", che porterà successivamente opere di altri artisti italiani. Le opere di Lotto sono state scelte per rappresentare il suo rapporto con la regione delle Marche, dove si sentiva più libero di sperimentare. La mostra presenta anche ritratti realizzati nei vari centri in cui Lotto ha soggiornato, tra cui il Ritratto di Lucina Brembati e il Ritratto di gentiluomo con guanti.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo