Il Wwf lancia la raccolta firme "No al consumo di suolo, sì al riuso dell'Italia" (wwf. itriutilizziamolitalia), nuova fase della campagna "RiutilizziAmo l'Italia" che ha raccolto 575 segnalazioni in meno di 5 mesi, tra aree ed edifici dismessi o abbandonati, di cui ben l'85 accompagnato da proposte concrete di recupero. La campagna punta a promuovere presso istituzioni e amministrazioni pubbliche il "kit del riuso" che contiene strumenti per favorire operazioni di recupero e la riqualificazione delle città e del territorio e per fermare la cementificazione. Delle idee e proposte di riutilizzo ambientale e sociale arrivate per le 575 aree segnalate durante la prima fase della campagna, il 49 riguarda la riqualificazione green delle aree (per il 20 a verde pubblico, il 15 per ricomporre la rete ecologica, il 9 ad orti urbani e sociali, per il 5 ad uso agricolo) e il 47 il riutilizzo urbanistico. Compilate per il 70 da associazioni e comitati e per il 30 da singoli cittadini, le segnalazioni di aree abbandonate provengono per il 38 da Sud Italia e isole, per il 33 da Centro Italia e 29 dal Nord. Il 67 riguarda aree edificate, il 18 incolti degradati o in evoluzione, il 4 aree di scavo, 7 aree ex cantieri. Il tipo di criticità riguarda strutture pericolanti (36), inquinamento del suolo (32), luoghi trasformati in discariche o depositi di materiali (19) e altri fenomeni (3). In Sicilia sono state segnalate due strutture: la fornace di Sampieri e il lazzaretto di Trapani, alle quali noi aggiungiamo il vecchio carcere borbonico di Siracusa. Lazzaretto di Trapani L'ex Lazzaretto costruito, nei primi anni del XIX secolo, in quello che una volta era l'isolotto di Sant'Antonio, era stato realizzato per la quarantena degli equipaggi prima del loro ingresso in porto. La struttura, che fu voluta dal generale Giovan Battista Fardella, venne utilizzata poi per ospitare famiglie sfollate durate l'alluvione del 1976. Oggi è sede della Lega Navale di Trapani. Il Comune di Trapani, con la passata amministrazione, ne ha disposto la vendita. Importo 11 milioni euro. Per cercare di fare cassa in un momento di grave difficoltà economica. Oggi, con il nuovo sindaco Damiano se ne parla meno ma la proposto è arrivata al Wwf nazionale che ha inserito il particolare immobile a struttura circolare e a due passi dal mare, nella punta della città di Trapani, nel progetto «RiutilizziAmo l'Italia». Anche in città la possibilità di una sua vendita aveva fatto gridare allo scandalo e si era costituito un comitato spontaneo «Il Lazzaretto nostro» per dire "no" all'alienazione. È uno dei uno dei simboli della città, si affaccia sul porto e fa da contraltare alla Colombaia, il castello inserito dal Fai tra i luoghi del cuore da salvare. Il Lazzaretto, come continua ad essere chiamato, anche se è ormai solo meta degli amanti del mare e diportisti, è inserito nel Piano delle alienazioni, approvato anche dal Consiglio comunale. All'iniziativa del comitato è seguita una raccolta di firme con la quale veniva chiesto, al contrario, di avviare una fase di progettazione per il recupero e la fruizione da parte dei cittadini. «Questo sito appartiene alla storia della città e deve continuare a fare parte del patrimonio della collettività». L'obiettivo è raggiungere le cinquemila firme. Tuttavia il via libera dell'assemblea comunale aveva avviato le procedure per la vendita ma la gara era andata deserta, nessuna offerta presentata Adesso se la volontà politica è la medesima, dovranno inserirlo nel Piano di alienazioni da presentare nel 2013, collegato al bilancio. Il riutilizzo - potrebbe ospitare al suo interno mercati artigianali, e spettacoli teatrali - sarebbe difficile allo stato perché dovrebbe essere ristrutturato e riqualificato per la maggior parte, la Lega navale occupa una piccola area. Fornace di Sampieri Il rudere della fornace di laterizi entrata in funzione nel 1912 e distrutta da un incendio doloso nel gennaio del 1924 è uno dei siti di maggiore interesse, su scala nazionale, anche in considerazione della popolarità televisiva avuta dal manufatto da quando è identificata con la "mannara" del commissario Montalbano, il luogo in cui, nella fiction televisiva, avvengono misteriosi delitti. La storia della Fornace Penna di contrada Pisciotto è un caso emblematico per diversi motivi. Il manufatto e il terreno su cui insiste sono di proprietà privata. E' uno dei siti più vincolati d'Italia. E' sottoposto infatti a vincolo di inedificabilità assoluta, è distante dal mare meno di 150 metri, è vincolato sul piano paesaggistico, è stato incluso, nel 2004, con decreto dell'assessore regionale ai Beni culturali del tempo, Fabio Granata, al vincolo di Luogo del Cinema. Cionondimeno, i privati eredi dell'ex fabbrica di laterizi, definita da Vittorio Sgarbi «una basilica laica in riva al mare», hanno proposto, nello scorso decennio, di costruirvi dentro e attorno un albergo a cinque stelle, per un totale di 200 posti letto. Progetto mai approvato dal Comune. La Regione, nella legislatura 2001-2006, mise in bilancio prima 500mila euro, quindi 250mila euro, nell'esercizio di bilancio successivo, per finanziare un intervento in sostituzione dei privati, per la messa in sicurezza del rudere. La Sovrintendenza restò inattiva, complice anche la mancata notifica dei vincoli a tutti gli eredi, i soldi furono poi tolti dal bilancio regionale, e nessun intervento sostitutivo venne operato. Prima che l'azione del mare e del vento distrugga questa rara e bellissima testimonianza di archeologia industriale, bisognerebbe che l'assessorato regionale ai Beni culturali prendesse a cuore il problema, intimasse ai privati di provvedere alla messa in sicurezza dell'ex fabbrica, e, nel caso di loro inattività, intervenisse direttamente, addebitando il costo della perizia agli eredi. Siracusa, vecchio carcere Il rimpallo fra Comune e Provincia blocca la rinascita dell'ex carcere borbonico, chiuso a seguito del sisma del 1990 e protagonista di restauri a singhiozzo. L'edificio di via Vittorio Veneto, nell'isolotto di Ortigia, infatti è di proprietà della Provincia che deve curarne manutenzione e restauro. Tuttavia, poiché l'ex carcere è inserito nel Piano particolareggiato di Ortigia, la scelta della sua destinazione d'uso spetta al Comune che deve, dunque, scegliere cosa farne. Da qui l'empasse e il degrado che connota l'edificio da oltre venti anni. Agli interventi di consolidamento eseguiti due anni fa, infatti, non ha più fatto seguito alcun lavoro di restauro. E il milione e 130mila euro speso dalla Provincia attraverso i fondi della legge 433 del 1991 si è rivelato uno spreco di risorse pubbliche, come denuncia l'ex assessore provinciale ai Lavori pubblici, Carmelo Spataro. «Lavori sporadici che non sono serviti a nulla. La situazione anzi è peggiorata e, fra lo scaricabarile di Comune e Provincia, tutto resta fermo mentre l'edificio sta morendo». A svelare le pietose condizioni in cui versa l'ex carcere borbonico è stato un sopralluogo di poche settimane fa. Danni a ciò che resta degli arredi, pareti crollate, tetti sfondati e immondizia lasciata da chi bivacca dentro le stanze in abbandono. E, ancora, topi e sterpaglie. «Una situazione incresciosa - prosegue Spataro - in merito alla quale la Provincia ha annunciato di voler trovare fondi per la manutenzione straordinaria senza, tuttavia, fare azioni concrete sinora. Da parte sua, poi, il Comune ha solo indicato in maniera generica la destinazione dell'immobile a contenitore culturale». mariza d'anna Isabella di bartolo Giuseppe Savà 09032013