Tempio di Serapide completamente allagato. L'assessore Fumo «Ci sono infiltrazioni anche negli scavi di Rione Terra, assistiamo alla rovina del nostro patrimonio». Una melma verdastra in cui galleggiano i più disparati rifiuti. Sono queste le condizioni in cui versa da mesi il "Tempio di Serapide" di Pozzuoli. La pozza lacustre è ormai considerata l'habitat naturale dell'antico mercato del porto puteolano. Il motivo dell'allagamento è sempre lo stesso e si ripropone periodicamente: le due pompe idrovore, che dovrebbero drenare l'acqua in eccesso, sono rotte. «Ad allagare il sito sono acque sorgive termominerali che sgorgano da parecchie sorgenti situate sotto il livello pavimentale del tempio - spiega Costanza Gialanella, responsabile dei Beni archeologici di Pozzuoli -. Una serie di circostanze sfavorevoli ha causato la rottura di tali pompe. Una prima volta un calo della tensione elettrica le ha danneggiate, ora invece si è rotta la cameretta in cui alloggiano e che stiamo già ricostruendo». L'acqua, a cui si aggiunge quella piovana, impantanata nel bacino del Macellum Serapeo, forma muschi ed erbacce che corrodono il marmo delle tabernae e dei basamenti. «Il tempio è rimasto allagato fino a dieci anni fa quindi non è assolutamente una novità per Pozzuoli - conclude la Gialanella - comunque spero che in un mese riusciremo a sostituire lo strumento di drenaggio». Il sito archeologico, risalente al I secolo d. C., è un'icona della città, famoso anche perché ha rappresentato l'indice metrico più prezioso e preciso per misurare il fenomeno del bradisismo: sulle cui colonne si possono vedere i segni che raccontano l'evoluzione di esso nei secoli. «Abbiamo segnalato alla Sovrintendenza più volte la situazione. Siamo avviliti - racconta l'assessore alla Cultura del Comune di Pozzuoli, Francesco Fumo - sono stati spesi 30o milioni di euro nei Campi Flegrei senza risultati, l'Anfiteatro Flavio necessita di manutenzione. Ci sono infiltrazioni d'acqua negli scavi di Rione Terra e manca un impianto di illuminazione, per cui il sito resta impedito a visitatori e studiosi. Assistiamo impotenti alla rovina del nostro patrimonio archeologico». All'acquitrino e al fango presto si aggiungeranno zanzare e rane, come già è capitato. Allarmati i ristoratori della zona poiché il Serapeo è attrattore di turisti. «E un danno gravissimo per noi e perla città - sottolinea Arcangelo Canale, titolare di uno dei ristoranti che costeggiano il Macellum -, con l'avvicinarsi dell'estate la situazione peggiorerà per l'aumento di insetti e di cattivo odore. E un problema che va ad aggiungersi ad un'economica e a un turismo già in crisi».