C'è il capitolo conservazione con le linee guida su manutenzione e modalità di scavo. C'è il piano dell"'uso pubblico" con la gestione degli oltre due milioni di visitatori che arrivano ogni anno. C'è il tema della governance, con il coordinamento - finora mancato - con istituzioni e stakeholders attivi sul territorio e c'è soprattutto il tema delle sponsorizzazioni private, indispensabile per assicurare risorse extra-incassi quando i 105 milioni del Grande progetto saranno finiti. La prima bozza del nuovo Piano di gestione dell'area archeologica di Pompei è stata finalmente messa nero su bianco dal pool di lavoro composto dai tecnici del ministero dei Beni culturali e dalla delegazione dell'Unesco tornata a distanza di due mesi ai piedi del Vesuvio. Un documento che, dopo il crollo della Schola armatorum del novembre 2010, è diventato fondamentale per la permanenza del sito campano nel patrimonio mondiale dell'umanità: se il Mibac non lo consegnasse entro la fine 2013 all'agenzia delle Nazioni Unite, saremmo all'anticamera della cancellazione di Pompei dal World Heritage. Per ora siamo alla "scatola": è stato redatto l'indice del testo, l'articolazione di capitoli e paragrafi e la premessa. Questa scatola per dicembre dovrà essere riempita di contenuti. E il lavoro toccherà al Mibac: con la visita di martedì si è concluso il tutorato dell'Unesco inaugurato nel novembre del 2011, con la convenzione da 140mila euro sottoscritta dal ministero italiano a Parigi. «Una collaborazione proficua - sottolinea Gianni Bonazzi, direttore del settore coordinamento e studi del Mibac - attraverso la quale abbiamo individuato una traccia che ora svilupperemo, coinvolgendogli attori istituzionali». Con l'Unesco non si scherza, tanto più che Pompei è sotto tiro: il 17 giugno in un summit programmato ad Angkor Wat saranno resi pubblici i risultati dell'ultima ispezione effettuata a gennaio ai piedi del Vesuvio. Tocca far presto e bene, ma Bonazzi si dice «sicuro che il piano sarà pronto per dicembre». Il precedente piano di gestione viene giudicato inadeguato: risale al 2010, alla chiacchieratissima gestione commissariale di Marcello Fiori, finita sotto i riflettori della magistratura. Il piano di tre anni fa sostituiva quello obsoleto del 1997, ma dopo i crolli l'Unesco chiese all'Italia di superarlo con un nuovo testo. Quello che dovrà esser pronto per fine anno è un piano che «declina aspetti innovativi - spiega Bonazzi - come la governance e il foundraising, di solito non contemplati nei piani tradizionali». Sul primo fronte, si insiste per la cooperazione con istituzioni e stakeholders del territorio e il coordinamento tra gli interventi del Grande progetto Pompei e le scelte della soprintendenza. Già la stesura della bozza è avvenuta un po' con questa filosofia, con i sindaci dei comuni coinvolti e anche rappresentanti del santuario di Pompei. Il piano auspica la crescita dell'area extra moenia, oggi carente di servizi e offerta turistica. C'è il tema del capacity building e la definizione di modelli di mecenatismo per l'area: il sito punta a dotarsi di "donatori principali" e semplici sponsor, seguendo le linee guida del Mibac. Dopo il 2015, quando saranno terminati i 105 milioni dell'Ue, il sito dovrà reggersi sulle sue gambe: l'idea è individuare partner privati di medio-lungo termine per importi annui di circa 5 milioni.