Cercasi sindaco di Pompei. Un manager per governare gli scavi. Una mappa in 3D per prevenire i crolli. E 150 milioni sul piatto. Così si salva la città. Basta con le chiacchiere, i consigli da salotto, l'analisi sugli errori del passato. Andrea Carandini è sul piede di guerra. II Fai Io ha appena nominato presidente, e il grande archeologo mette subito in chiaro le priorità. E priorità per i beni culturali deve, da oggi, essere Pompei. Con un piano. Dire addio ai restauri, ma puntare sulla manutenzione. Costa meno e dà risultati migliori. Poi, affidarsi alle nuove tecnologie. «Non c'è più archeologia senza informatica». E infine, soprattutto, guardare a Pompei come a una città, non una rovina. Una città che dev'essere amministrata da un sindaco. Un city manager. Perché, ci dice: gli archeologi non bastano per gestire appalti, infrastrutture, problemi di statica e di geologia. Idee forti. Che getteranno un bel po' di scompiglio. Anche perché non sono solo idee di un blasonato professore. Ma sono una vera e propria road map. E per giunta già finanziata: con 105 milioni di euro stanziati da governo e Unione europea per il "Grande Progetto Pompei". Abbiamo incontrato il neo-presidente Fai per farci spiegare come vorrebbe salvare gli scavi. Crolli, restauri e nuovi crolli. Lei promette una rivoluzlone. DI cosa si tratta? «Di un ribaltamento completo di logica e azione rispetto al passato. Fino a oggi si è intervenuti a casaccio. Senza dare precedenza ai casi più gravi, per poi procedere via via a quelli lievi. Si tratta di lasciar perdere i grandi restauri per fare bene la manutenzione giornaliera di ogni angolo della città. Ma per questo c'è bisogno di una mappatura dettagliata, in tre dimensioni, di tutte le domus, le strade, le insulae, i muri. Avere in mano questo strumento, da solo, sarà una rivoluzione. Perché significherà sapere, per ogni punto, per ogni angolo della città, gli interventi che sono stati fatti, quelli che mancano, quelli che bisogna ancora progra minare, d i visi in gerarchie. Si tratta di conoscere, rilevare e diagnosticare ogni tetto, ogni affresco, ogni volta stuccata. E quello che chiamiamo "Piano della conoscenza", per il quale sono già pronti 8,2 milioni. Vuoi dire che non esiste una mappa di Pompe!? «La mappa c'è. Ma se questa notte arrivasse un terremoto, Dio non voglia, intorno al Vesuvio, e la città antica crollasse, noi non potremmo nemmeno ricostruirla finta. Questo perché mancano i rilievi tridimensionali delle case. Ma il miracolo di Pompei è proprio nella sua tridimensionalità.Cioè nel fatto che non si tratta di rovine che si alzano quaranta centimetri da terra, ma di edifici completi, con le coperture, gli affreschi, gli stucchi. Questo è il miracolo di Pompei. Dunque la mappatura è la prima tappa della road map». È Iniziata? «No. Questo è il dramma. E non comincerà prima della fine del 2013. A venti mesi dal giorno dell'approvazione. Venti. Questo la dice lunga su com'è ridotto il nostro Paese, schiacciato dalla burocrazia. Veti incrociati, carte che devono passare da una segreteria all'altra, da una direzione a un ministero, da un professore a un commissario, il "Grande Progetto Pompei" dipende da più di dieci uffici diversi. Una macchina micidiale. Ma il fatto è che a giugno del 2015 i lavori dovranno essere conclusi, altrimenti addio fondi. Mancano ancora gli appalti, e le persone che Ii realizzeranno». Quindi, ancora una volta non se ne farà niente? «Che l'ambiente in provincia di Napoli non sia semplice si sa, e va tenuto in conto. Per questo abbiano istituito la commissione sicurezza. lo vigilerò personalmente, come archeologo, come cittadino, e come presidente del Fai, affinché gli appalti vengano assegnati solo a ditte e a istituzioni competenti. Se anche solo venisse fatto il Piano della Conoscenza, sarebbe già un miracolo, perché si tratta del presupposto per tutto il resto.. E poi dl chi sarà Il compito d gestire Pompei? Pompei è una città. Un tempo vi abitavano 20 mila romani. Oggi è frequentata ogni anno da due milioni e mezzo di turisti. Come può essere amministrata da un archeologo, una realtà di queste dimensioni? Un paese normalmente da chi è gestito? Da un sindaco. Io conosco la preparazione degli archeologi. Sono formati per studiare un bronzetto, un affresco, una scultura. Stabilire come mantenere le fogne, prevedere i problemi idrogeologici, i rischi statici, i flussi di persone, non è una questione così semplice. In passato più volte ho proposto l'idea di un sindaco per Pompei. E sono stato attaccato, perché i funzionari del ministero non ne vogliono sapere di city manager o figure esterne. Ma allora, in futuro, dovremo assumere dei giovani che non siano solo degli archeologi. Ma anche dei rnanager, che abbiano competenze di informatica e che sappiano qualcosa di diritto amministrativo, per seguire gli appalti. Altrimenti saremo punto e a capo..» I commissari però, negli ultimi dieci anni, hanno fatto una pessima figura. «La gestione commissariale a Roma ha funzionato, a Pompei invece è stata molto criticata. Ma gli scavi vesuviani non hanno mai scaldato il cuore dell'opinione pubblica e la politica se n'è disinteressata. Roma, invece, ne c il cuore. Nessuno dei premier degli ultimi anni è mai venuto fra le rovine, figurarsi seguire gli annosi problemi di questi scavi. Tutte le iniziative e le proposte per la città antica rimangono avvolte nella nebbia. Ma servono decisioni che solo la politica può prendere. Quando Walter Veltroni era sindaco di Roma decise di fissare delle scadenze. Disse: adesso stabiliamo la scadenza per l'apertura di Villa Borghese. Fissò la data e quel giorno il museo si apri. Erano 16 anni che andavano avanti i restauri. Solo la politica può dettare uno scadenzario assoluto. Se questi limiti non ci sono, la macchina rallenta». Quindi, passa la palla al futuro ministro dei Beni culturali? Cosa gli dirà? «Che dovrà seguire Pompei come una madre segue il suo bambino: dalla mattina alla sera. Il centro archeologico di Roma, gli scavi vesuviani e la Grande Brera sono i nostri primi gioielli agli occhi del mondo, quelli con più problemi da risolvere. Non potrà dimenticarlo. A partire dalla sburocratizzazione». Quali sono gli errori da non ripetere? «Tutto. Non si tratta di evitare singoli errori. Non possiamo ripetere nulla di quello che si è fatto negli ultimi trent'anni, perché ha dimostrato di non funzionare. Ritornare a una situazione precedente, quale essa sia, diversa dall'impostazione che abbiamo cercato di dare con il Piano della Conoscenza, sarebbe la fine». Bisogna ignorare eventuali crolli? «Anche se crollerà un muretto, nei prossimi mesi, non ci sarà da scandalizzarsi. I muri smetteranno di crollare solo quando la manutenzione sarà programmatica e costante. Quindi o questa soluzione procede, e viene portata alle sue conseguenze, diventando un metodo stabile, oppure Pompei è perduta. Non c'è un'altra possibilità. Non ci sono ulteriori sperimentazioni da fare. Il nuovo governo deve sapere che non c'è spazio per soluzioni improvvisare, come è stato sin ora. Non servono iniziative fantasiose. Il Piano che è stato finanziato è frutto delle menti più capaci ed esperte nella manutenzione di monumenti. Ed è stato approvato dall'Unione europea. Quindi se non avremo successo così significa che Pompei è persa..» A Ercolano la sponsorship dl Hewlett Packard ha permesso di salvare la città? Di certo i visitatori aumentano. «Assolutamente si. Quando ero presidente del Consiglio superiore ho acchiappato i responsabili del Packard Humanities lnstitute e li ho obbligati a raccontare agli anziani funzionari del nostro ministero cosa stavano facendo. Abbiamo molto da imparare dagli anglosassoni, dalla loro praticità. Però bisogna ricordare che Ercolano non ha quei problemi di scala che gravano su Pompei, perché è decisamente più piccola Abbiamo parlato solo di manutenzione, finora, dl tutela. Ma Pompei è anche la città irraggiungibile per un turista che non sia intruppato In un viaggio organizzato. Non ci sarebbe da Intervenire anche qui? «Eccome Il grado di valorizzazione degli scavi, oggi, è pari a zero. Un disastro. Ma ora la priorità è la tutela. Poi verrà il resto. Ed è ovvio che l'offerta per i turisti potrebbe essere maggiore. lo ho un sogno. Che una giovane donna di Tucson, Arizona, possa visitare Pompei da casa sua. Guardare la domus numero tal dei tali spingendo un bottone sul computer. Tutto questo si potrà fare grazie ai rilievi tridimensionali. Bisognerebbe poter visitare tutte le 1.500 domus di Pompei non solo fisicamente, fra le rovine, ma anche virtualmente, vedendole ricostruire come erano nel 79 d.C. Purtroppo gran parte dei secondi piani sono stati perduti, ma noi possiamo immaginarli perché ci sono fior di indizi. Questo sarebbe un elemento non solo di valorizzazione, ma anche di conoscenza».
L'Espresso
8 Marzo 2013
POMPEI Intervista ad Andrea Carandini. Un sindaco per Pompei
FR
Francesca Sironi
L'Espresso
Artista / Persona
Bene culturale
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