Due ipotesi per il riassetto del quartiere presentate agli enti azionisti. Ieri intanto primo passaggio con le federazioni ALL'INIZIO era un'idea progettuale. E per dirla tutta, ci vuole ancora un po' di tempo prima che sullo "Stadio in Fiera" si arrivi allo studio di fattibilità. Ma un passo dopo l'altro l'operazione avanza. Sarebbe un errore, però, considerare la vicenda già avviata a soluzione certa. Non basta, come accaduto finora ai vertici della Sampdoria, aver incassato il gradimento informale delle istituzioni. Ci vogliono nuove verifiche e, soprattutto, bisogna effettivamente valutare se, pur in presenza di sostegno istituzionale, i costi dell'operazione potranno essere equilibrati dai ricavi. Ragionamento elementare, ma obbligatorio. Non può nemmeno sfuggire che sul fulcro dell'operazione, vale a dire il Palasport che dovrebbe essere abbattuto e sostituito dalla nuova arena, ancora pende il giudizio della Sovrintendenza, che sarà chiamata ufficialmente a pronunciarsi sul "valore" architettonico del manufatto. Nelle ultime 48 ore, però, l'operazione ha fatto registrare tre significativi passi in avanti: martedì, la presentazione della "proposta di linee guida per la riorganizzazione societaria" della Fiera di Genova, che per la prima volta include ufficialmente fra le sue ipotesi anche il "progetto cittadella dello sport", e in serata l'incontro fra il sindaco Doria e il presidente della Sampdoria Edoardo Garrone; ieri il primo incontro ufficiale fra l'advisor della Samp nel progetto, Coni Servizi, e la stessa società sportiva con le ventiquattro federazioni iscritte al Coni sul progetto del palazzo dello Sport.