Fessure e amianto nei muri del piano sopraelevato "LE FESSURAZIONI che si sono create sul muro" devono essere "verificate dal punto di vista statico". "I contenitori dei rifiuti davanti all'uscita di sicurezza vanno eliminati". E bisognerebbe evitare, quella porta, "di chiuderla con la catena quando sono presenti lavoratori e utenti". Nell'aula di lingue "le finestre non possono essere aperte perché affacciano sul lato cantiere" e sono oscurate dai bandoni di lamiera. "Due bagni non sono funzionanti". E dulcis in fundo, secondo l'ultimo rapporto sullo "stato di sicurezza dei locali di Scienze Politiche" dell'"ufficio speciale prevenzione e protezione" della Sapienza, "le pareti di tamponamento delle aule blu sono realizzate in pannelli di fibrocemento (cemento amianto)". Benvenuti a Scienze Politiche, l'unica facoltà del mondo che si sviluppa lungo una scala con un cantiere in cima e un cantiere alla base. Se cercate il luogo in cui Vittorio Bachelet fu ucciso, nel 1981, lo troverete fagocitato dai lavori. La lapide è sepolta in una delle quattro aule del piano terra inaccessibili da tre anni. Davanti alle porte c'è un deposito di sedie e banchi vecchi. L'aula Aldo Moro non viene più usata per le lezioni: grazie a un'abile disposizione dei pannelli di cartongesso tre professori vi hanno trovato un ufficio. Se percorrete il corridoio fino all'uscita vi ritroverete accanto i famosi bandoni di lamiera e una gru. Uno sguardo verso l'alto ed ecco le "twin towers": due mastodontiche scale di sicurezza all'apparenza. Ma con la funzione accessoria di sostenere 'il sarcofago', parte integrante del panorama di scienze politiche per molte generazioni di studenti. Quello che i ragazzi chiamano "il sarcofago" (come a Chernobyl), per l'amministrazione della Sapienza è "il progetto di sopraelevazione della facoltà di giurisprudenza e scienze politiche". L'idea è nata nel 1991 per regalare un piano e 2.500 metri quadri in più alla facoltà. Poi si è materializzata in uno scheletro di ferro che dal 1993 - con la comparsa delle prime crepe e l'arresto dei lavori - incappuccia l'edificio piacentiniano sul quale la Soprintendenza stessa sarebbe chiamata a vigilare. Da vent'anni - e con l'emergere di nuove crepe - il cantiere si è allargato e ha fagocitato gli spazi della facoltà. "Ho subito una condanna civile in primo grado per sondaggi insufficienti, ma ho fatto ricorso" spiega Franco Portoghesi, l'ingegnere incaricato di verificare la solidità delle fondamenta. "Lo stesso Piacentini aveva previsto una sopraelevazione, non è quella la causa dei problemi" giustifica il fratello, l'architetto Paolo, autore del progetto originario. Nel 2001 "i pilastri eccessivamente sollecitati" spingono l'ufficio tecnico della Sapienza a consigliare la demolizione (mai avvenuta). Nel 2007 l'Authority di vigilanza sui contratti per le opere pubbliche mette sotto indagine la ditta (la Compagnia progetti e costruzioni). Il presidente infatti era un professore di architettura dello stesso ateneo. Nel 2010 nel cantiere muore un operaio, schiacciato dalla ruspa finita su un solaio che ha ceduto. Oggi tutto è fermo. Il verbale di sospensione dei lavori risale all'ottobre scorso per un 'approfondimento progettuale' che non ha data di scadenza. Le lezioni? In parte trasferite in quelle "aule blu" prefabbricate e isolate con l'amianto.