I PESCATORI Distrutto un ecosistema ora l'acqua salata risale e le specie protette non vivono più Lo Spinning Club Italia, associazione nazionale che si occupa della pesca sportiva sostenibile e della tutela degli ambienti acquatici, ha già avuto modo di esprimersi sulla stampa locale sulla gestione dei corsi d'acqua grossetani ritenendola non sempre adeguata alle corrette pratiche idrauliche e soprattutto spesso inutilmente distruttiva nei confronti del delicato ambiente acquatico. Il taglio della vegetazione ripariale rientra in questa cattiva gestione: come è ben noto gli apparati radicali degli alberi hanno l'importantissima funzione di rendere stabili gli argini e le sponde dei corsi d'acqua impedendo che questi crollino o che vengano erosi e portati via durante le piene. La proposta partita dal presidente del Consorzio di Bonifica grossetano di tagliare a raso tutti gli alberi sulle rive del fiume Ombrone, ad esempio, oltre a produrre un danno ambientale e paesaggistico di entità incalcolabile, renderebbe le rive del fiume vulnerabili all'erosione e ai fenomeni franosi moltiplicando i pericoli per il territorio circostante e in primis per la città in caso di eventi di piena come quello drammatico dello scorso novembre. Non a caso in tutta Europa i fiumi ben gestiti presentano un'ampia fascia alberata. L'altra proposta di dragare il fondo del fiume per estrarne la ghiaia ed approfondirlo non ci trova più favorevoli, oltre a creare gli stessi problemi di instabilità delle sponde e di pericolo di erosione si creerebbe in questo caso ad una vera e propria pista da formula 1 all'ondata di piena che, senza l'azione di freno idraulico offerto dalla vegetazione e trovandosi a scorrere in un canale profondo e senza ostacoli, arriverebbe alle zone abitate con velocità eccessiva e potenzialmente distruttiva. A questi problemi si aggiunge il maggior pericolo di disseccamento nella stagione siccitosa e di ingresso dell'acqua di mare per chilometri nel fiume con salinizzazione dei terreni e danni enormi all'agricoltura. La notizia che anche il torrente Rigo, dopo il Fossa e ormai quasi tutti i corsi d'acqua della Provincia, è stato oggetto di lavori tanto devastanti per la fauna e la flora quanto poco utili per sicurezza del corso d'acqua non ci coglie dunque di sorpresa. Già altre volte abbiamo assistito alla distruzione di corsi d'acqua a causa dell'uso di macchinari non selettivi come le barre falcianti che triturano assieme alle canne anche la fauna acquatica e terrestre come uccelli in nidificazione e pesci, del taglio indiscriminato della vegetazione. Vogliamo riportare solo l'esempio del fiume Pecora: questo torrente è stato oggetto per anni di uno studio approfondito (e costoso) della Provincia poiché ospitava una delle ultime popolazioni di luccio italico (Esox flaviae) del territorio maremmano, che erano molto abbondanti. Sebbene il Pecora non sia un torrente pericoloso le rive sono state disboscate, la vegetazione acquatica rimossa e il fondale dragato. Ora assomiglia ad un canaletto di scolo, l'acqua salata penetra per una gran parte del corso e, ovviamente, i lucci non ci sono più. I fondi che la Provincia ha investito in questa ricerca sono stati buttati. Come pescatori assistiamo allibiti alla distruzione di bellissimi luoghi. A causa di questi lavori assistiamo alla scomparsa dei pesci più pregiati, come il luccio, la tinca, l'anguilla, il vairone e i barbi autoctoni. Sempre più i fiumi degradati ospitano specie aliene come il pesce gatto, il carassio, la bréme o perfino il barbo spagnolo. Ci chiediamo, a questo punto, che fine fa il denaro pubblico che versiamo alla Regione con le licenze di pesca. Viene usato per lanciare nuovi pesci, inquinando geneticamente le popolazioni autoctone, o può essere usato anche per difendere gli habitat dove queste popolazioni possano continuare a riprodursi? La risposta a queste domande è importante per sapere come orientare le nostre scelte future Spinning Club Italia