I TECNICI degli uffici competenti furono chiari: chiudere l'attività. Come chiuse il negozio di prodotti biologici "Terra mia", ora trasferitosi altrove, che fino al 2010 era a 200 metri dall'edificio andato giù. Lucilla, la titolare, la racconta così: «La presenza di una falda d'acqua è nota e spesso dava problemi di allagamenti con piogge abbondanti. Ma a fine ottobre di due anni fa, dopo un mese di sole pieno, riaprendo il negozio mi sono trovata in locali allagati. L'acqua non scendeva mai di livello per giorni, e ho avuto danni fino al punto da disdire il fitto e trovarmi nuovi locali. Anche ora quel negozio è aggredito dall'acqua, anche se la proprietaria ha alzato di 20 centimetri il pavimento e messo in azione due pompe per tirare via l'acqua». L'acqua. «Che era il principale elemento di preoccupazione quando nel 2007, prima dell'apertura del cantiere della metro, studiammo le conseguenze degli scavi profondi in prossimità di edifici abitati» racconta Bruno Palazzo, docente di Tecnica delle costruzioni all'università di Salerno e componente di un comitato di esperti messo in piedi da alcuni condomìni della zona preoccupati per gli scavi della Linea 6. «Gli scavi profondi, e qui siamo a 28-30 metri - spiega - provocano subsidenze, ovvero cedimenti della superficie intorno agli scavi. Siamo al di sotto della quota delle falde acquifere, le condizioni di rischio sono implicite. L'acqua può scendere in certe fasi dei lavori, salire in altri momenti, con allagamenti di alcune zone. Le paratie in cemento armato impediscono alle acque di stabilire naturalmente un nuovo equilibrio, cosa che normalmente accade col tempo. E turbare l'ambiente delle acque può rivelarsi pericolosissimo». Ragionamenti alla luce dei quali il comitato - che mise nero su bianco un dossier di oltre cento pagine e riuscì a diventare interlocutore sia del Comune che dell'Ansaldo - ottenne alcune variazioni al progetto iniziale (in particolare l'allontanamento della stazione San Pasquale dai palazzi) «e fummo soddisfatti». Poi l'ex sindaco Iervolino nominò un comitato scientifico di tre super esperti: Michele Jamiolkowski, del Politecnico di Torino, Alberto Burghignoli, de La Sapienza di Roma, Renato Sparacio della Federico II. «Ma ben presto la commissione - racconta ancora Palazzo - si dimise». Però c'è chi si occupa di monitorare, istante dopo istante, le conseguenze dei lavori condotti per la Linea 6 della metropolitana, credono i comitati di cittadini di Chiaia. «Il Dipartimento di Geotecnica della Federico II ha avuto quest'incarico. Ed i dati vengono girati sia all'Ansaldo che, credo, al Comune - aggiunge l'ingegner Palazzo - Oggi, alla luce dell'accaduto e dell'allarme tra i cittadini della zona diventa indispensabile, per tranquillizzare le persone, rendere pubblici i dati del monitoraggio. Dare trasparenza a questi studi potrebbe sgomberare il campo da inutili preoccupazioni o fornire la spinta ad interventi indispensabili per la sicurezza dei cittadini». «Non c'è alcun monitoraggio in continuo - replica il professore Bruno Montella, direttore del Dipartimento di Ingegneria civile edile e ambientale nel quale è recentemente confluito quello di Geotecnica - L'ultima convenzione con l'Ansaldo risale al 2011 e comunque non riguardava un monitoraggio, ma una consulenza». Non è detto, dunque, che all'università abbiano dati da poter rendere pubblici. Mentre pubblici sono gli allarmi inascoltati lanciati dall'amministratore del condominio sbriciolatosi, che si era rivolto più volte alla polizia per segnalare la presenza di fessurazioni sospette. O quelli esposti dal negozio Yamamay di via Chiaia, chiuso da tempo, che espone un cartello: "Chiuso per danneggiamenti dovuti ai lavori della metropolitana". Gli allarmi annosi hanno mobilitato in passato anche la Soprintendenza per i beni architettonici, che in una lettera firmata dall'architetto Ugo Carughi, su delega dell'ex soprintendente Enrico Guglielmo, chiede di valutare gli effetti della realizzazione dell'opera sugli edifici storici coinvolti: «Si chiede immediato riscontro tecnico... O quest'ufficio si vedrebbe costretto ad intimare, ad horas, la sospensione dei lavori, il cui prosieguo resterebbe a quel punto seriamente pregiudicato». Un documento profetico.
NAPOLI - "Quante denunce e allarmi nessuno ci ha mai ascoltato". La rabbia di comitati
Un comitato di esperti ha studiato le conseguenze degli scavi profondi per la Linea 6 della metropolitana e ha ottenuto alcune variazioni al progetto. Tuttavia, il comitato scientifico nominato dall'ex sindaco Iervolino si è dimesso. I comitati di cittadini di Chiaia continuano a monitorare le conseguenze dei lavori e chiedono trasparenza sui dati del monitoraggio. L'Università di Federico II ha avuto l'incarico di monitorare le conseguenze dei lavori, ma non c'è un monitoraggio in continuo. Gli allarmi lanciati dai condomini e dagli imprenditori sono stati inascoltati.
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