Soprintendenza, Comune e parrocchia rilanciano il progetto fermo da tre anni per mettere in sicurezza la chiesa di S. Ansano con un intervento da 350mila euro VINCI Dopo la decisione del parroco di Sant'Ansano don Giancarlo Mascheretti di chiudere al pubblico e quindi ai fedeli l'antichissima pieve di San Giovanni Battista, decisione assunta dopo aver esaminato le preoccupanti relazioni dei tecnici preposti che evidenziavano l'impossibilità di garantire la sicurezza della struttura, nella vicenda finalmente sembra aprirsi un primo timido spiraglio. Quindi, dopo la dura presa di posizione del parroco, ed il "grido di dolore" lanciato dall'altare domenica scorsa durante l'ultima celebrazione eucaristica tenutasi nella chiesa, per cercare di salvare la pieve dalla rovina e dall'oblio, ecco i primi riscontri. «Nel corso della settimana prossima - ha affermato l'architetto Luciano Scali, incaricato da molti anni dalla parrocchia di Sant'Ansano di seguire la complicata vicenda della pieve - probabilmente mercoledì 13 marzo, ci sarà un importante incontro con l'architetto Gabriele Nannetti, funzionario di zona della Soprintendenza per i Beni Architettonici ed il Paesaggio per le province di Firenze, Pistoia e Prato, e con i tecnici del comune di Vinci per mettere a punto il programma da seguire nei prossimi mesi. Innanzitutto - ha proseguito - sarà necessario firmare al più presto il protocollo d'intesa che giace presso i rispettivi enti competenti praticamente dal 2010, poi dovremo trovare i fondi che mancano per l'attuazione del progetto architettonico di massima a suo tempo presentato, consistente in opere di consolidamento e sottofondazione con micropali in cemento armato e materiali tecnologicamente avanzati idonei a fermare il movimento franoso in atto. Si giunse in quei mesi all'elaborazione del progetto di sottofondazione in questione dopo che i competenti organi della Soprintendenza avevano scartato ogni possibile ipotesi di demolizione controllata di parti della parete absidale interessata dalle lesioni strutturali o di isolamento del corpo della navata centrale dalla scarsella tramite taglio delle catene». Il progetto architettonico al quale accenna il tecnico della parrocchia è un elaborato di massima, come lui stesso afferma, e andrà definito nei dettagli una volta reperiti tutti i finanziamenti necessari per far partire almeno questo intervento essenziale. «Il costo di tale primo indispensabile e minimale intervento è stato quantificato in circa 350mila euro - prosegue l'architetto - e circa 170mila sarebbero già stati messi a disposizione dalla Curia della Diocesi di Pistoia, proprietaria del bene, attraverso i fondi della Conferenza Episcopale Italiana». La proprietà dunque, si è impegnata concretamente con una somma ingente, che dovrebbe costituire la prima tranche di un impegno più ampio in termini finanziari. Adesso all'appello, per garantire l'inizio dei primi lavori di messa in sicurezza, mancano i fondi del Ministero per i Beni e le attività culturali ed eventualmente quelli degli enti locali del territorio. Resta il fatto che la chiesa per adesso rimane chiusa, la frana avanza inesorabilmente e le crepe si allargano nelle murature perimetrali. «Il movimento della frana è continuo, talvolta più evidente e in certi periodi più limitato, ma continuo. In realtà - ha concluso Scali - non possiamo prevedere se e quando potranno verificarsi crolli delle strutture verticali». Di certo più passa il tempo e più il rischio aumenta, circostanza peraltro già segnalata dai tecnici della Soprintendenza al Ministero fin dal 2009. RIPRODUZIONE RISERVATA