Gli scavi nell'ex convento di Sant'Orsola a Firenze si sono conclusi e i resti di otto sepolture saranno trasferiti domani nei laboratori universitari di Ravenna Tornano alla ribalta gli scavi nell'ex convento di Sant'Orsola a Firenze, dove per quasi due anni si è scavato e dove sono stati trovati otto resti mortali, recuperati dagli esperti della Soprintendenza. Resti che ora dovranno essere sottoposti ad esami specifici nella sede di Ravenna dell'Università di Bologna. Obiettivo della ricerca e degli esami di laboratorio, legati al Dna, è trovare Monna Lisa, ovvero la gentildonna che avrebbe posato per Leonardo Da Vinci dando il volto alla famosa Gioconda conservata al Louvre. Gli scavi nell'ex convento di Sant'Orsola, di proprietà della Provincia di Firenze, erano cominciati nel maggio del 2011 promossi dal Comitato nazionale per la valorizzazione dei beni storici, culturali e ambientali che già aveva lavorato all'Argentario per la ricerca dei resti mortali di Caravaggio. Dopo una serie di indagini preliminari con il georadar all'interno dell'area conventuale di Sant'Orsola per individuare eventuali sepolture, si cominciarono a riportarne in superficie alcune partendo dal perimetro che ospitava la chiesa del convento. Secondo gli studi evidenziati dal Comitato presieduto da Silvano Vinceti, fra gli otto resti mortali rivenuti in altrettante tombe, potrebbero celarsi quelli di Monna Lisa Gherardini, ovvero la Gioconda. Con il trasferimento dei resti a Ravenna in uno dei laboratori universitari specializzati nella ricerca, negli esami del carbonio 14 e nel raffronto del Dna, comincia la seconda fase della ricerca di Monna Lisa. Tutte le tappe percorse fino ad oggi sono state nel frattempo trasferite su una piattaforma web realizzata da Capitale Creativo Srl, piattaforma che diventerà l'organo ufficiale di comunicazione e promozione delle attività del Comitato per la valorizzazione dei beni storici che domani sarà a Firenze per preparare l'avvio dell'ultimo step della ricerca e per assistere alla partenza dei resti, contenuti in alcune casse, con destinazione i laboratori universitari ravennati. Nel frattempo della celeberrima Gioconda si tornerà a parlare anche nelle librerie: venerdì, infatti, uscirà il libro di Jean-Yves Le Naour "Il Furto della Gioconda"(Odoya Library, pagg. 224, euro 15), ovvero la rocambolesca storia dei due anni successivi a quel fatidico agosto del 1911 quando il ritratto di Leonardo venne rubato dal Louvre, per poi ricomparire due anni dopo, nell'estate del 1913, in quel di Firenze dove l'ex guardiano del museo parigino tentò di rivendere la tela. Il libro narra l'indagine poliziesca, parecchio sgangherata, tra le accuse ad Apollinaire e Picasso e l'ingaggio di sensitivi e giallisti. Con un'appendice sui più eclatanti furti di opere d'arte.