Alla presentazione del volume dedicato alle chiese del Fec Catania ha accolto con una giornata di sole e grande cordialità il ritorno da ministro di Anna Maria Cancellieri per la presentazione del volume «Splendori d'Arte del Fondo edifici di culto». Un testo che presenta e illustra 11 delle 19 chiese di Catania e provincia gestite dal Fec (Fondo edifici di culto) sotto la direzione del ministero dell'Interno, la prefettura come organo di controllo sul territorio e la sovrintendenza come organo tecnico. Un testo che la signora ministro reputa «una testimonianza d'amore per un territorio devastato da un terremoto che portò lutti e dolori e poi una rinascita che ci ha consegnato una bellezza di cui godiamo da secoli. Il Barocco è un dono all'umanità». Anna Maria Cancellieri conosce bene la città e la sua provincia dove è stata prefetto per quattro anni. Eppure - come ha sottolineato il prefetto Francesca Cannizzo nel suo saluto - da allora, questo territorio è «profondamente cambiato per gli effetti della crisi, non solo economica, per la drammatica emergenza lavoro in tutti i settori produttivi. Una terra che, pure, ha rinsaldato le sue caratteristiche di solidarietà, la sua volontà di andare avanti, anche nella consapevolezza del valore del proprio patrimonio culturale e architettonico». Patrimonio di cui le chiese gestite dal Fec sono parte integrante. E non stupisca che a gestirle sia proprio il ministero dell'Interno. La sovrintendente Vera Greco ricorda che già i greci sostenevano che il bello e il buono devono andare insieme, così come estetica ed etica, e che l'arte è un linguaggio universale che parla all'anima esaltando la parte migliore di ogni uomo in cui bene e male albergano insieme. Ma cos'è il «Fondo edifici di culto» e come nasce? A spiegarlo l'arch. Gesualdo Campo che ha curato la prefazione al testo. Il Fondo culto nasce nel 1867, con l'Unità d'Italia e la spoliazione dei beni ecclesiastici. «Non un atto anticlericale, ma una scelta motivata dalla necessità di uno Stato dissanguato dalle guerre di dare sede ai propri servizi: uffici, scuole, ospedali, carceri». Vengono espoliati, dunque, i monasteri e conventi e le annesse chiese, ma non quelle diocesane. E viene istituito un fondo per la loro gestione con finalità di culto. Ma in Sicilia la spoliazione aveva antichi precedenti, con Ferdinando I nel Settecento e, nel 1098, con Ruggero I, che aveva estorto al Papa la legatura perpetua sui beni ecclesiastici. A Catania e provincia le chiese del Fec (che assume questo nome nel 1987 con il Nuovo Concordato) sono 19 e tra queste quelle di Santa Chiara, San Camillo de Levis, San Giuliano, San Francesco Borgia in via dei Crociferi, San Nicolò all'Arena e, a Caltagirone la chiesa del Santissimo Salvatore dove, non a caso, come simbolo della conciliazione tra Stato e Chiesa, volle essere sepolto Luigi Sturzo, sacerdote e politico. Le chiese di Catania - ha spiegato l'arch. Campo alle tante autorità civili e religiose presenti e agli allievi dei licei artistici Lazzaro ed Emilio Greco di Catania e del Mazzei di Giarre - hanno facciate caratterizzate da movimenti convessi e concavi «attraverso cui la preghiera si racconta alla città drammatizzando lo spazio ecclesiastico». Queste chiese seguono architetture neoberniniane e neoborrominiane, mentre, nello stesso periodo, in Europa si affermava lo stile neoclassico. Le autorità, dunque, preferiscono lo stile della Controriforma, pensato per fermare il protestantesimo, che enfatizza la chiesa come la casa dell'oggi, anticipo di quella celeste futura, come il luogo in cui la gente potesse riconoscersi accettando nell'istituzione cattolica la mediazione con il divino. Uno stile antico, dunque, scelto anche nell'ottica di rassicurare con canoni conosciuti la popolazione già afflitta dal trauma del terremoto. Ad operare furono soprattutto maestranze e architetti di Messina, perché quelli catanesi erano morti nel sisma e perché la popolazione dello Stretto pagava con la mancanza di lavoro la ribellione agli spagnoli. L'arch. Campo ha poi tracciato un profilo di ognuna di queste chiese del Fec sottolineando che la Diocesi non desidera averle indietro perché, da proprietaria, dovrebbe sostenere ben più pesanti costi cui ora provvede lo Stato. Discorso diverso, invece, per quelle parrocchiali per le quali il Consiglio di Stato ha proposto la restituzione alla Chiesa. Infine ha presentato l'interessante proposta avanzata dall'Ordine degli Architetti di collaborare alla gestione delle chiese Fec. Pinella Leocata 05032013
SICILIA - Il Barocco è un dono all'Umanità
La presentazione del volume "Splendori d'Arte del Fondo edifici di culto" è stata accolta con cordialità da Anna Maria Cancellieri, ministro dell'Interno, che ha espresso il suo amore per il territorio di Catania e provincia devastato dal terremoto. Il volume presenta e illustra 11 delle 19 chiese del Fec (Fondo edifici di culto) gestite dal ministero dell'Interno, la prefettura e la sovrintendenza. L'architetto Gesualdo Campo ha curato la prefazione e ha spiegato la storia del Fondo culto, che nasce nel 1867 con la spoliazione dei beni ecclesiastici per la gestione delle chiese diocesane.
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