Interessate le aree pregiate della collina Casalotto, con i suoi mulini ad acqua medievali, e della Gazzena Quello che appena 10 giorni fa avevano denunciato come un possibile rischio è accaduto, in tempi strettissimi: sono stati approvati i piani di lottizzazione nell'area di Santa Venera al Pozzo per anni tutelata da un vincolo d'immodificabilità assoluta. Vincolo temporaneo - ed è questo il problema - in quanto apposto con provvedimento urgente a tutela del territorio nell'imminente minaccia di un danno irreversibile. Un vincolo di carattere paesaggistico scaduto e rinnovato una seconda volta in attesa dell'approvazione del piano paesaggistico che, avviato nel 2001 dal sovrintendente Gesualdo Campo, non è ancora arrivato a definizione. Proprio per questo appariva di estrema importanza la conferma del «parco archeologico delle Aci» che avrebbe incluso queste aree tra quella da tutelare. E, invece, come abbiamo denunciato il 12 febbraio scorso, il nuovo dirigente regionale dei Beni culturali Sergio Gelardi - caso unico in tutta la Sicilia - su parere della sovrintendente Vera Greco, ha cancellato tutti i parchi della Provincia di Catania, compreso quello di Santa Venera al Pozzo. «Non sussistono le condizioni logistiche e i presupposti scientifici», ha scritto la sovrintendente, aggiungendo che «la gestione migliore di questi luoghi è quella diretta della sovrintendenza». E di fronte al grido d'allarme sulla tutela del territorio di Santa Venera al Pozzo, il direttore Gelardi assicurava che «per la tutela dalla speculazione edilizia esistono già i vincoli di legge». Peccato che questi vincoli siano scaduti e che, prontamente, i piani di lottizzazione sono stati approvati e interessano due zone di grande pregio paesaggistico e archeologico: la collina di Casalotto - un altro versante della collina di Vampolieri devastata da uno scempio edilizio tra l'altro inconcepibile in una zona geologicamente a rischio - e l'area della Gazzena. Mentre la prima zona accoglie i resti della via dei mulini ad acqua medievali, l'altra - basti guardare la bibliografia di Leonardo Vigo - è zona di importanti ritrovamenti archeologici. Questa, infatti, era un'importante area di insediamenti rurali di epoca romana. Per questo, nell'ottica della tutela, negli anni '90, l'allora dirigente Maria Grazia Branciforti avviò un piano di esproprio dei terreni in mano privata, ora diventati demaniali, e, con i fondi comunitari, provvide ad una campagna di scavo, alla sistemazione ambientale e alla realizzazione dei percorsi di visita. Anche per questo, in quanto area protetta, questo è diventato un luogo di migrazione, caratterizzato da una fauna e da una vegetazione particolare, oltre che sede di un erbario. L'obiettivo era salvaguardare non soltanto le terme romane, ma il contesto in cui i viaggiatori di un tempo dovevano vederle. Interventi, iniziative e progetti ora drasticamente ridimensionati dalla prossima lottizzazione edilizia. E sono in tanti a domandarsi se era questo il progetto sotteso all'eliminazione dei parchi archeologici, tanto più che per gli altri, a partire da quello di Catania, si comincia a parlare di una marcia indietro della Regione. Domande e preoccupazione cui, ancora una volta, la sovrintendente preferisce non rispondere riservandosi di farlo in futuro. Ma due cose ci tiene a precisare: la prima è che il parere favorevole è stato dato nel 2010, quando Campo aveva lasciato la sovrintendenza e la sede era vacante, dunque a firmare il parere sono stati funzionari di cui la Greco preferisce non fare i nomi. E la seconda è che «la costituzione del parco non avrebbe inciso dal momento che, per renderla operativa, sarebbe stato necessario, comunque, molto tempo». C'è un motivo in più per chiedere alla Regione un ripensamento sulla cancellazione dei parchi archeologici e per sollecitare subito un intervento per fermare questa lottizzazione. 04032013