A Catania si apre la più grande mostra dei capolavori d'arte realizzati con l'oro rosso, lavorato fin dai tempi di Plinio: 120 pezzi, la maggior parte religiosi tra cui il Martirio di Sant'Agata, il Trionfo di San Michele, calici e acquasantiere L'ESPOSIZIONE Lo chiamano l'oro rosso, per quanto è prezioso, ed è noto fin dai tempi antichi: Plinio testimonia l'uso di reti (ma come?), per sottrarlo al mare, forse si pescava a riva; già in età romana, se ne faceva un uso commerciale. Ma qui, non siamo nel campo dei gioielli: da domenica al 5 luglio (poi andrà a Trapani) la Fondazione Puglisi Cosentino organizza a Catania «la più importante esposizione dedicata fino ad oggi» a capolavori d'arte in corallo. Quelli pregiatissimi intagliati a Trapani, «regina» del settore, nei tre secoli ultimi. Parecchi oggetti religiosi e di devozione, ma non solo: 120 pezzi, tra cui ci sono il Martirio di sant'Agata, oppure il Trionfo di san Michele, calici, e acquasantiere. Ma anche grandi monetieri, scrigni, trionfi di Apollo, pendenti con sacre raffigurazioni, spargipolvere e altro. Per la mitologia, i coralli sono gocce di sangue del capo della Medusa mozzato da Perseo, e solidificate al contatto con l'aria; per la scienza, è un animaletto marino che vive in colonie, e si ciba grazie a tentacoli urticanti. Fin dai tempi remoti, questi esseri «con durezza di pietra» (Plinio il vecchio) erano appetiti: a Marsiglia, un museo vanta un eccezionale oggetto romano per pescarlo. La sua rarità non era legata solo agli utilizzi come adornamento ma anche come oggetto dalle proprietà terapeutiche. PROPRIETÀ TERAPEUTICHE Perché curerebbe mille mali tra cui l'ulcera, l'anemia, l'asma, l'obesità, tosse, artrite, e più in generale, le patologie degli occhi e della milza. Del resto, è sempre un classico tra i cornetti portafortuna napoletani. Plinio lo riteneva un toccasana per le malattie della pelle. E se ne adornava, a tante latitudini, la culla dei neonati: un amuleto. I rametti a forma di croce fermavano il diavolo. E guariva addirittura l'epilessia. Sono i più antichi organismi animali al mondo: più longevi delle tartarughe che vivono 210 anni. In Scozia, sono oltre mille metri di profondità. Grandi pochi millimetri: noi ne vediamo migliaia di individui assieme. LE ISOLE Il bacino principale di estrazione nel Mediterraneo sono le isole italiane: la Sardegna (ricercato quello di Alghero, e l'uso come adornamento vi è certificato dal V sec. a.C.), e la Sicilia; famosa pure Torre del Greco (però l'ultima nave corallina è cessata nel 1989, ma in duemila lavorano ancora nel campo). I più strepitosi esempi d'arte derivano da Trapani: al corallo è votato perfino il museo regionale Pepoli, in un convento del Trecento, poi rimaneggiato e «baroccato». Patrizia Li Vigni, direttrice, è infatti anche la curatrice di questa mostra. Spiega: «Nel XV secolo, gli artigiani ebrei assunsero ruoli rilevanti nella lavorazione a Trapani; già nel 1450, si parlava di un bono magisterio nell'attività: non era limitato più a fabbricare semplici grani del Rosario». Intagli e gioielli: nel Cinquecento, mezzo migliaia di anime erano addette alla lavorazione: per l'epoca, un'autentica industria. Ma è nel Seicento che, a Trapani, il corallo si fa arte. L'anno 1633 è indicato su una splendida lampada di fra Matteo Bavera, al museo di Trapani; e gli Amato, Giacomo e Paolo, sono vicini a nomi come Giacomo Serpotta, grande decoratore barocco. Nascono raccolte nelle famiglie più altolocate: Doria, francesi, austriaci. LA MADONNA Nel 1713, diventa re Vittorio Amedeo II di Savoia e l'arte corallara trae nuovo impulso: nelle grandi cattedrali, i trionfi della speciale materia ora si moltiplicano. La Madonna di Trapani viene fatta oggetto di tanti doni, che esiste un suo vero e proprio tesoro: è di Nino Pisano, del '300; e l'Annunziata è attigua al museo attuale. Vengono a omaggiarla con doni (spesso di corallo) porpore e teste coronate; i cardinali Trivulzio, Spinola, Doria, Ludovisi, Carlo II di Spagna, e tanti altri. Però, Montagna di Corallo, in 90 figure la vita di Cristo e della Madonna dono del viceré Ferrante d'Avalos a Filippo II, non c'è più: dal Cinquecento, è nei flutti, con la nave che la trasportava in Spagna; ce ne resta solo una descrizione. In mostra vi saranno oggetti della Banca Popolare di Novara: «Con 53 pezzi, di cui una ventina qui, è tra le maggiori collezioni nel Paese», dice Alfio Puglisi Cosentino. Ha deciso che la mostra sia gratis: «I cittadini devono vedere i loro tesori»; e ringrazia la Fondazione Roma: «Un accordo con Emmanuele Emanuele ha permesso questa mostra, e altre future». Ai coralli ci tiene: una prestigiosa acquasantiera di fine Seicento, «con un calice è tutto quanto resta della cappella di famiglia; era a casa dei nonni». Oggetti assai preziosi e preziosi ricordi, una mostra davvero singolare. La Maestranza e il principe di Ligné Importante committente di oggetti preziosi in corallo di Trapani è il principe di Ligné, viceré della Sicilia verso il 1670. La Maestranza dei Corallari nasce nel Cinquecento: una congregazione interveniva ad esempio alle processioni pasquali, a Trapani. Ma un codice, 34 articoli, nasce nel 1628, e vige nel 1633: interessante che tutelasse, già allora, i corallari ma anche gli acquirenti. F.I.
Seicento, epopea di corallo
A Catania si apre la mostra "Oro Rosso" con 120 pezzi di arte in corallo, lavorato fin dai tempi di Plinio. La mostra include oggetti religiosi, come il Martirio di Sant'Agata e il Trionfo di San Michele, calici e acquasantiere. Il corallo è stato utilizzato anche come oggetto terapeutico, per curare malattie come l'ulcera e l'anemia. La Sardegna e la Sicilia sono i principali bacini di estrazione del corallo nel Mediterraneo. La mostra include anche oggetti di devozione e di mitologia, come il corallo rappresentante la testa della Medusa. La mostra è organizzata dalla Fondazione Puglisi Cosentino e è gratuita per i cittadini.
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