Un suo dipinto è stato acquistato a Londra per 31 milioni di euro ma la sua città continua a trattarlo con freddezza e imbarazzo Dietro l'ostracismo interessi economici guerre e figuracce Perché i livornesi non riescono a fare la pace con Modì? Ignorato in vita, snobbato sia dalle accademie dei macchiaioli che dalle avanguardie italiane, negli anni Ottanta fu sdoganato col Premio Modigliani ma ben presto ricacciato nell'oblio dalla mostra-beffa delle false teste. Quest'ultima vicenda segnò la saldatura di alcuni elementi che rinnovarono il ferreo ostracismo verso l'artista: alle logiche mercantili dei galleristi (che hanno magazzini strapieni di paesaggisti), si sommarono la coscienza sporca degli amministratori che organizzarono un evento di cui rise il mondo e la pessima figura di una serie di critici e storici d'arte politicamente caratterizzati (in primo luogo Giulio Carlo Argan). Il tutto condito da una furibonda guerra tra gli eredi di Modì e chi deteneva i diritti di autenticazione con anche una provincialissima diatriba tra i fratelli proprietari della casa natale. Insomma un guazzabuglio di interessi particolari, incapaci di guardare oltre e di pensare all'interesse generale della città. Praticamente un paradigma della società livornese attuale. (a.l.) di Alice Barontini wLIVORNO Londra, Christie's: il dipinto Jeanne Hebuterne col cappello é battuto all'asta 26,9 milioni di sterline, i nostri 31,1 milioni di euro. Milano, Palazzo Reale: apre Modigliani, Soutine e gli artisti maledetti e, fino a giugno, il genio di Modì sarà celebrato con opere della collezione Netter. Francia, tv pubblica nazionale: ad aprile all'interno del programma "La Galerie" andrà in onda un documentario sulla vita dell'artista. Il commento della troupe che per qualche giorno ha girato in città, alla ricerca di storie e monumenti da riprendere? In bilico tra il sorpreso e l'incredulo anche perché, purtroppo, da riprendere c'è ben poco. Tanto che Nathalie Bourdon, caporedattrice del programma, si è lasciata sfuggire alla stampa: «Non mi pare che Livorno abbia la volontà di organizzare qualcosa d'importante per Modigliani. Per noi è inspiegabile, in Francia è considerato un genio, come Monet e Van Gogh». Inutile trincerarsi dietro la vecchia storia dei cugini francesi antipatici, Nathalie, c'è poco da dire, ha messo in luce un problema sotto gli occhi di tutti: è il paradosso Modigliani, celebrato in tutto il mondo tranne che a Livorno, città natale un po' madre un po' matrigna. Si, certo, abbiamo la Casa Natale, riaperta e in attività dopo un lungo e travagliato cammino. I proprietari, i gemelli Guido e Giorgio Guastalla, l'hanno affidata a una cooperativa che organizza al suo interno visite guidate (sabato e domenica alle 17 e 18 o su appuntamento) e eventi sull'artista come rappresentazioni teatrali, concerti, lezioni di storia dell'arte... Ma anche corsi decisamente meno attinenti come decorazione floreale o decorazione di torte natalizie. Ancora poco per trasformare questa realtà in un centro di studi e promozione di interesse internazionale. Manca poi una via, una piazza centrale dedicata: il Modigliani a cui è stata intitolata la piazza davanti ai Bagni Pancaldi non é Amedeo, l'artista, ma Giuseppe Emanuele, il fratello politico, tra i fondatori della sezione livornese del partito socialista. Amedeo si deve accontentare di una traversa alle Sorgenti. Per non parlare, infine, di un monumento: unica traccia dell'artista è il busto in bronzo realizzato da Vitaliano De Angelis nel 55, "nascosto" in fondo al viale centrale di Villa Fabbricotti. Ma perché, viene da chiedersi, Livorno non valorizza Modigliani? Perché dal 1984 nessuna mostra pubblica è stata dedicata, anche solo indirettamente, a lui? Qual è il problema che travaglia da decenni il rapporto tra i livornesi e il loro illustre concittadino? Di sicuro i fondi esigui alla cultura hanno un ruolo importante in tutto questo ma, secondo i livornesi, c'è di più. Per Roberto Peccolo, gallerista, «è una conferma del fatto che nessuno è profeta in patria. Il caso Modigliani - spiega infatti - è il più eclatante ma sono tante le cose che Livorno dovrebbe valorizzare. Purtroppo la colpa è di un modo di gestire l'arte moderna e contemporanea che non funziona da decenni. Livorno è così occupata ad occuparsi d'altro che ha instaurato una sorta di blocco psicologico, di apatia, di impermeabilizzazione nei confronti di ciò che non è già consacrato in città. C'è un problema di menti e quel poco che c'era è crollato trenta anni fa in una burla che non è stata a danno dei critici ma della nostra città. Da quel momento è stato chiuso il museo progressivo di Villa Maria e in città attualmente abbiamo un solo museo, dedicato al padre dei macchiaioli Fattori». Anche Massimo Sanacore, direttore dell'Archivio di Stato di Livorno, pensa che tra le cause di questo oblio ci sia l'estate '84, che «ha creato disagio alla città, trasformando Modigliani in un tema scomodo». Poi, ripercorrendo la storia, amplia la prospettiva e spiega che «a metà degli anni '80, con l'arrivo della globalizzazione, Livorno ha vissuto un declino economico che ha portato la città a chiudersi anche da un punto di vista socio-culturale. E ha perso la sua apertura anche nell'ambito dei beni culturali che oggi sono vissuti in un'ottica di conservazione e chiusura più che di progettazione e valorizzazione». Chi invece estende il problema "alla provincia italiana" è Michele Crestacci, attore interprete del monologo Modigliani torna...per favore: «L'Italia non vede la cultura come risorsa economica, non mi sorprende che lo stesso faccia Livorno. Eppure i giovani livornesi sono affascinati dal mito di Modì: il grande problema è che manca un progetto da seguire». Più critico il collezionista Carlo Pepi: «Livorno non ha mai capito Modigliani, un diverso, uno che del paesaggio non ne voleva sapere. I post macchiaioli lo videro come un traditore. Basti pensare che il Gruppo Labronico si è formato nel 1920, con la morte di Mario Puccini: peccato che qualche mese prima morì anche Modigliani, senza ricevere nessun riconoscimento da parte dei suoi amici pittori livornesi. Oggi purtroppo le cose non sono cambiate. Questa chiusura verso l'arte d'avanguardia è ancora molto radicata in città. I paesaggisti livornesi vecchia maniera, i post post post macchiaioli, pur bravi nel loro genere, sono passati: eppure a Livorno in molti continuano a vedere in loro un modello e in Modigliani un traditore». La pensa così anche Riccardo Ruberti, giovane artista: «Modigliani era motivato da una pittura di ricerca avanguardistica, come poteva essere compreso dai pittori livornesi che lavoravano ancora sulla pittura di genere macchiaiola e post? Dopo tanti anni, questo scontro non è finito e sono tanti gli artisti non uniformati a un gusto imperante che passano inosservati e sono costretti ad andar via». Giorgio Guastalla, uno dei proprietari della casa natale, prosegue: «uno dei problemi principali sono le quotazioni altissime di Modigliani che non permettono al Comune di realizzare mostre, visto che solo di assicurazione costerebbero una fortuna. Poi c'è il fattore mentalità: l'evoluzione francese dopo la formazione livornese ha indubbiamente creato una distanza tra Modigliani e Livorno e in città, ancora oggi, domina un gusto che si rifà alla tradizione macchiaiola e post macchiaiola. Se un livornese avesse a disposizione centomila euro per comprare un'opera forse sceglierebbe più un quadro di Natali che un disegno di Modigliani».
Il Tirreno
3 Marzo 2013
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LIVORNO - Il paradosso Modigliani genio nel mondo e snobbato a Livorno
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