PISA Nella chiesa di Santo Stefano dei Cavalieri, di recente alla ribalta per i danni subiti a causa delle infiltrazioni d'acqua dal tetto, è conservato un capolavoro del pittore fiorentino Bronzino. Si tratta della Natività di Cristo, una grande tavola di cm 390 x 267, firmata e datata in basso a destra "A Dio Gloria opera di Agnolo det il Bronzino fiorentino MDLXIIII ". Oggi quasi ignorata, questa tavola sta silenziosa sul suo altare accanto alla Lapidazione di Santo Stefano di Giorgio Vasari. Animata e colorata, con la folla di personaggi che sembrano danzare intorno alla Madonna, è importante. Non solo per la bellezza e il linguaggio tra realismo e manierismo, che rispecchia l'ultimo modo di dipingere del pittore, ma per la sua storia. Una storia viva, documentata, che porta d'un tratto in quel Cinquecento non così lontano, e a Pisa, che allora vedeva il granduca e la sua corte vivere lunghi periodi in città. Il dipinto era stato commissionato al pittore dal granduca Cosimo I, Gran Maestro dell'Ordine dei Cavalieri e finanziatore del complesso di Santo Stefano. In una lettera del 15 aprile 1564 Bronzino da Firenze informava il duca di lavorare al dipinto. Circa nove mesi dopo, il 15 gennaio 1565, Cosimo I scriveva all'artista da Pisa che, sino a che non fosse stata costruita la chiesa dei Cavalieri, la tavola sarebbe stata conservata ed esposta nella chiesa "vecchia", cioè la vicina San Sisto. La chiesa di Santo Stefano dei Cavalieri infatti doveva ancora nascere e la prima pietra la porrà il duca stesso il 17 aprile 1565. Il granduca Cosimo I in quella lettera dava tutte le istruzioni per trasportare la tavola attraverso l'Arno. Bisognava affidarla a Francesco di ser Iacopo, che l'avrebbe sistemata e incassata ("incassar et assettar ben"). L'opera avrebbe viaggiato con una Pietà dello stesso Bronzino, appena finita per i Francescani Osservanti di Portoferraio all'Elba, conservata oggi alla Galleria dell'Accademia di Firenze. In un'altra lettera del 25 gennaio del 1565 il duca ribadiva le istruzioni per l'imballaggio, mentre l'11 febbraio dello stesso anno Cosimo annunciava l'arrivo delle due tavole a Pisa. La Natività viene dunque posta in San Sisto in attesa della costruzione della Chiesa di Santo Stefano e tra il 1569 e il 1570 è sistemata nella sua sede, insieme alla Lapidazione di Santo Stefano del collega aretino, realizzata come pendant tra il 1569 e il 1571, con misure simili. A fare le cornici, disegnate da Vasari per entrambi i dipinti, è maestro Nigi della Neghittosa per 140 scudi. Improntata al nuovo clima di controriforma, in voga presso la corte fiorentina dopo le larvate simpatie per l'eresia, la tavola viene lodata da Vasari per la "tanta arte, diligenza, disegno, invenzione e somma vaghezza di colorito" e da altri storici sino all'Ottocento. Scarso entusiasmo riscuote invece nella prima metà del Novecento. Non è l'unica opera fatta da Bronzino per Pisa. Il pittore, poeta caustico, autore di versi lascivi e burleschi, era inserito nel cenacolo intellettuale della città, che ruotava intorno al granduca. Già nel 1550 la duchessa Eleonora di Toledo, bella spagnola, malata di tisi, madre di un gran numero di pargoli, l'aveva voluto a Pisa. Desiderava un ritratto del figlio Giovanni, futuro cardinale, da mandare al Papa. Il Bronzino arriva in città il 14 dicembre, con Battista Tasso, architetto e intagliatore. È ospite di Luca Martini, provveditore ducale dell'Ufficio dei Fossi e delle Galee e soprintendente ai lavori di bonifica del territorio pisano. Altro personaggio di rilievo, iscritto all'Accademia fiorentina ed amico di Bembo, profondo conoscitore della Divina Commedia. Bronzino lo immortalerà in un ritratto, oggi a Palazzo Pitti di Firenze, con in mano una carta del territorio pisano da bonificare. Intanto dipinge gli altri figli della coppia ducale. Comincia per lui una paziente spola tra Pisa e Livorno per cogliere i momenti adatti per ritrarli. Nel 1551 vengono rappresentati più volte Maria, don Garcia, don Francesco. Opere che il vetturino Stefano della Moriana si affretta a portare a Firenze sotto le direttive del Riccio, l'allampanato e nevrotico tuttofare di Cosimo I. La famiglia ducale vive nella parrocchia di San Matteo, in attesa del nuovo palazzo sui lungarni. Pisa è uno dei poli della politica medicea. Cosimo I crea nuove magistrature, riordina gli Uffici, avvia i commerci e le manifatture. Mira ad una espansione sul mare, e per perseguire questo obiettivo mette mano allo sviluppo dell'arsenale e alla fondazione dell'Ordine dei Cavalieri di Santo Stefano. Potenzia l'Università, il famoso Studio, dove si formano i migliori letterati e scienziati. A liberare la città dalla "pessima aria" malarica, che aveva fatto ammalare anche Benvenuto Cellini, ci pensa invece l'ingegnere Martini, che si occupa di abbellirla con architetture e monumenti. La grande amicizia tra Martini e Bronzino frutta al pittore un'altra commissione: l'esecuzione di un grande dipinto per una cappella del duomo. Ordinata dall'Operaio della cattedrale, l'opera doveva rappresenta Cristo nudo con la croce e molti santi, tra i quali "un San Bartolomeo scorticato". Il contratto per Bronzino assente viene firmato il 1 febbraio 1554 da Martini e controfirmato il 19 febbraio a Firenze da Bronzino. Il pittore si dichiara entusiasta di lasciare una testimonianza alla "magnifica" città di Pisa e al suo duomo. Il risultato è un suggestivo Cristo portacroce, san Bartolomeo, sant'Andrea, san Giovanni Evangelista, san Michele Arcangelo, san Pietro Martire e santo Stefano, eseguito a Firenze e giunto a Pisa il 21 marzo 1556. Il tempo lo distrugge. Rimangono però due frammenti con sant'Andrea e san Bartolomeo, oggi nell'Accademia romana di San Luca, che raccontano la bravura nel rappresentare un sant'Andrea in carne e un san Bartolomeo scorticato sino all'osso, proprio come voleva il committente.
PISA - Bronzino, quel che resta di un capolavoro
La chiesa di Santo Stefano dei Cavalieri a Pisa conserva un capolavoro del pittore fiorentino Bronzino, la Natività di Cristo, una grande tavola firmata e datata "A Dio Gloria opera di Agnolo det il Bronzino fiorentino MDLXIIII". La tavola è stata commissionata dal granduca Cosimo I e dipinta tra il 1564 e il 1565. È stata esposta nella chiesa "vecchia" di San Sisto, dove è stata conservata fino alla costruzione della chiesa di Santo Stefano dei Cavalieri. La tavola è stata trasportata attraverso l'Arno con la Pietà dello stesso Bronzino, appena finita per i Francescani Osservanti di Portoferraio all'Elba.
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