La reazione del sindaco e della città è stata immediata. Giovedì scorso il Governo nazionale, la Regione Siciliana e Rete ferrovie italiane hanno firmato l'accordo per la realizzazione della direttrice ferroviaria Messina-Catania-Palermo che include anche il cosiddetto «nodo Catania», il contestatissimo progetto di raddoppio della tratta che va dalla stazione centrale ad Acquicella passando per il centro storico, devastandolo. E la città, e chi la rappresenta, ha detto di nuovo «no» a questo scempio. Raffaele Stancanelli ha ribadito subito la propria opposizione, peraltro espressa da tempo e in modo netto e determinato tanto da fargli dire, nel giugno del 2012, «questo sarà il nostro No Tav e il sindaco sarà in testa al movimento. Mi opporrò ad una scelta che equivale alla chiusura definitiva della città al mare, allo scempio degli Archi della Marina e allo sventramento di un'area archeologica e di un tessuto urbano riconosciuto dall'Unesco come Patrimonio dell'umanità». Lo ha detto allora e lo ribadisce adesso che si è arrivati alla firma senza che sia stata prevista una modifica del percorso. «Quello firmato - dice il sindaco, durante la conferenza stampa convocata a piazza Federico di Svevia - è un accordo di programma quadro e non c'è ancora un progetto esecutivo e, soprattutto, quello dato dalla sovrintendenza di Catania nel 2003 è un parere condizionato alla coerenza con il redigendo piano regolatore. E la soluzione proposta non lo è neppure rispetto al piano regolatore tutt'ora vigente. Va detto, inoltre, che siamo ancora al progetto di massima e che quello esecutivo dovrà passare per forza dal Consiglio comunale». Dunque ferma e strenua opposizione politica, tanto più che il Comune ha un progetto alternativo che soddisfa tutti, quello elaborato dall'ufficio del piano regolatore. Un'opposizione che prevede anche il coinvolgimento della Regione e del presidente Crocetta. «Ho chiesto un appuntamento da oltre un mese, ma non ho avuto ancora la possibilità di parlargli, ma quando lo potrò fare - sottolinea il sindaco - gli dirò che non consentirò lo sventramento della città. E tutti i catanesi sono d'accordo». Ed aggiunge. «Ovviamente va benissimo lo stanziamento di fondi per realizzare nuove direttrici ferroviarie in Sicilia, ma sia chiaro che nessuno può svendere la nostra storia e la nostra identità». E che la questione sia seria, serissima, lo rivela anche la presa di posizione dell'associazione «Beni italiani patrimonio mondiale Unesco» che esprime «profonda preoccupazione per il progetto presentato da Rete ferrovie italiane a Catania, in quanto incide profondamente nel tessuto storico-urbanistico della città e ne compromette integrità e identità». Ricordiamo che questo progetto, presentato negli anni '80 e sempre bocciato fino al 2003, prevede il raddoppio del binario da Ognina ad Acquicella nell'ottica dell'alta velocità. Il raddoppio è previsto in galleria fino alla stazione centrale che sarà spostata anch'essa 9 metri sotto l'attuale livello e da qui i binari torneranno in superficie attraverso un'enorme rampa che - correndo parallela al «Passiatore», rovinandone la vista sul mare - arriverà agli Archi della Marina dove il binario è stato raddoppiato negli anni '50. Ma, mentre oggi su questo viadotto passano al massimo 70 treni al giorno, con l'alta velocità saranno 273 con alti rischi per l'incolumità e un forte disturbo acustico. Di qui la necessità di schermare acusticamente la zona con una calotta in plexiglas alta 7 metri che impedirà la vista sul prospetto barocco della città e non eviterà eventuali disastri. Il percorso, poi, comincerà ad interrarsi all'altezza di piazza Currò dove salterà l'ostello della Gioventù e saranno intercettati i resti archeologici dell'area attigua alle terme dell'Indirizzo, e così fino a piazza Federico di Svevia dove i binari arriveranno in trincea prima d'interrarsi. In questo percorso salterà un'ulteriore parte della cortina muraria di Carlo V, i resti archeologici dell'area di Castello Ursino e numerosi palazzi antichi, e molti altri ne salteranno quando il treno riemergerà all'altezza della stazione di Acquicella. Una grave e irrecuperabile ferita alla città storica e la definitiva sottrazione di un tratto di costa all'uso collettivo. Il nuovo piano regolatore, infatti, prevede un parco costiero che va da Ognina alla Plaia e a castello Ursino attraverso la passeggiata aerea sugli Archi della Marina. Questo è quanto prevede il progetto alterativo secondo cui il doppio binario dovrebbe continuare a correre in galleria dalla stazione centrale ad Acquicella passando sott'acqua davanti alla banchina del porto evitando così di intercettare resti archeologici. Costa 114 milioni in più rispetto ai 593 stanziati dal Cipe, ma 80 milioni potranno essere recuperati dalla valorizzazione delle aree lungo la costa e altri da quella delle aree di Acquicella. La città dice compatta no. Con l'unica eccezione del neosenatore Vincenzo Gibiino del Pdl che, senza fare alcun riferimento al problema catanese, si dice soddisfatto della nuova direttrice Messina-Catania-Palermo e ai augura di «vedere subito progetti e cantieri». I catanesi dicono no. E' una questione di rispetto della nostra storia e dei nostri beni, ma è anche e fondamentalmente una questione di democrazia e di civiltà. 02032013