Mentre dal prossimo mese di aprile uno schermo video mostrerà ai cittadini l'avanzamento dei lavori di restauro del teatro Piccinni, giunge notizia del ritardo accumulato sul cantiere dell'Auditorium Nino Rota, la sala concertistica annessa al conservatorio. Non se ne parla quasi più, ma l'Orchestra sinfonica della Provincia - che lì aveva la sua «casa» -, le associazioni che lavorano nel campo dell'organizzazione musicale e il pubblico della città hanno molto sofferto la mancanza di uno spazio così funzionale e caratterizzato, adatto anche per le sue dimensioni ad ospitare manifestazioni di qualità e di richiamo. D'altronde se n'è parlato solo perché al conservatorio il ministero ha «dimesso» il direttore Monopoli (sostituito ieri da Gianpaolo Schiavo), e sull'onda dei rilievi mossi alla sua gestione sono tornati a galla tutti i nodi irrisolti che il più grande conservatorio di Puglia si porta dietro da anni. Un'altra notizia apparsa con visibilità variabile sui giornali è quella di un nuovo rallentamento nell'acquisizione al patrimonio comunale del Margherita, che non si sa neanche più come definire: se sala, teatro, cinema o kunsthalle (museo-galleria d'arte), dopo tutte le polemiche degli scorsi anni tra Comune e Regione sul miglior uso del manufatto. D'altro canto, l'ex caserma Rossani ad esso puntualmente associata nelle diatribe sul luogo migliore dove costruire una «cittadella» o un palazzo delle arti, è un buco nero nel futuro nuovo centro cittadino, spostamento della ferrovia e della stazione permettendo. Anche il Kursaal - casa della musica per una breve ma intensa stagione - è chiuso, in attesa che la procedura d'acquisto da parte della Regione e l'inevitabile cantierizzazione che preluderà alla sua riapertura vadano a buon fine. E non è finita: a Santa Scolastica si lavora per allestire il nuovo Museo archeologico, mentre sempre a Bari Vecchia solo l'allarme lanciato dal nostro giornale ha fatto sì che si procedesse finalmente a una messa in sicurezza della Colonna della giustizia in piazza Mercantile, detta anche Colonna infame, uno dei simboli della storia e dell'identità barese, avvilito e sfregiato dal diuturno uso di panchina da parte della cittadinanza tutta, famiglie con bambini in prima fila. Potremmo continuare a lungo, esulando appena un po' dallo specifico dei beni culturali per parlare di piazze, strade e giardini in restyling, o di vecchie monosale cinematografiche che chiudono per far posto a nuovi multisala, ma non è questa la sede. Il concetto è comunque lo stesso: la città è tutta un cantiere. Utilizzando in modo più o meno accorto le (magre) risorse pubbliche a disposizione e gli ancor più scarsi investimenti privati, Bari cerca di rifarsi un volto e anche una rete di infrastrutture culturali degne del suo ruolo di città capoluogo di regione. Si tratta di venir fuori da un ritardo di almeno vent'anni, lungo i quali la città ha perso occasioni e si è concentrata quasi esclusivamente sulla rivalutazione della rendita immobiliare nel centro storico, dimenticando di pensare a costruirsi un futuro. Oggi, è vero, è il momento meno adatto per coltivare ambizioni. Ma bisogna almeno provarci.