I manifestanti bloccano le ruspe che devono far posto a un grattacielo di lusso BERLINO Per fare cadere il Muro c'è voluta nel 1989 una rivoluzione pacifica, dopo anni e anni di sofferenze, di privazioni, di lutti. Ieri sarebbe bastata una sega elettrica dal disco diamantato. Ma la protesta di un gruppo di manifestanti ha impedito il parziale smantellamento della East Side Gallery, la sezione più lunga ancora esistente della barriera di cemento che divideva la città, dipinta da decine di artisti di tutto il mondo e visitata da migliaia di persone. Il contratto per la costruzione di un condominio di lusso è ormai firmato e una parte di quel simbolo di libertà, che si trova a poca distanza, deve essere rimosso per rendere più agevole l'ingresso ai nuovi residenti e la costruzione di un ponte pedonale sulla Sprea. La capitale tedesca, «povera ma sexy» è sempre molto attenta alle leggi del profitto e alle esigenze di chi investe sul suo futuro. Si sono presentati molto presto, i manifestanti, e hanno organizzato una catena umana per proteggere questa galleria a cielo aperto e le sue ormai famose immagini, come il bacio tra Leonid Breznev ed Erich Honecker e la Trabant che sfonda il Muro in quel festoso giorno di novembre. «Berlino vende se stessa e la sua storia», si leggeva in uno dei cartelli. Uno degli slogan «Klaus Wowereit non abbattere quel Muro», diretto al sindaco di Berlino, riecheggiava le parole con cui il presidente americano Ronald Reagan si rivolse nel 1987 al leader sovietico Mikhail Gorbaciov. La petizione di «Change.org», contro lo spostamento della East Side è stata firmata da quasi 30.000 persone. Su Twitter sono stati creati gli hashtag «mauerkette» e «moratorium». Quasi di nascosto, infatti, i lavori erano iniziati nel pomeriggio di giovedì. Ma è stato possibile rimuovere solo un metro e mezzo dei venti previsti. La East Side Gallery, realizzata all'inizio degli anni Novanta e recentemente restaurata con interventi costati due milioni di euro, è lunga 1,3 chilometri. «Si tratta di una cosa intollerabile. Abbiamo dipinto queste immagini per le generazioni future e adesso le vogliono togliere», ha detto uno degli artisti che hanno partecipato al progetto, il francese Thierry Noir. «Lotteremo per preservare questo documento storico», è stata la promessa dell'iraniano Kani Alawi. Uno degli organizzatori della manifestazione, Robert Muschinski, ha definito «un grande successo» il fatto di essere riusciti almeno per il momento a fermare i lavori. «Vogliono distruggere una gran parte della nostra storia per avvantaggiare gli interessi degli investitori privati», ha aggiunto. È chiaro che la battaglia della East Side Gallery rischia di mettere in forte imbarazzo non solo il sindaco Verde del quartiere berlinese di Friedrichshain, Franz Schulz (il cui tentativo di mettere tutti di fronte al fatto compiuto è fallito), ma anche lo stesso Wowereit, già in difficoltà per lo scandalo del nuovo aeroporto la cui inaugurazione slitta continuamente. E che dicono i rappresentanti della «Living Bauhaus», la società che realizza la torre alta 63 metri, con 36 appartamenti panoramici (prezzi fino a 7.000 euro al metro quadrato)? «Certo, gli artisti non sono contenti», ha ammesso un portavoce, insistendo però sul fatto che le opere non spariranno ma verranno spostate di qualche centinaio di metri. Tutto vero, ma la battaglia della East Side Gallery rischia di aggiungere nuovi elementi di tensione nella scontro tra la Berlino che resiste e quella degli affaristi che cercano di cambiare il volto della città. Qualche settimana fa, a Kreuzberg, centinaia di giovani hanno affrontato la polizia per protestare contro lo sfratto di una famiglia turca: barricate, automobili capovolte. La protesta dei Murales sulla Sprea è stata invece pacifica. Come quella del 1989.