Accademico dei Lincei, etruscologo di fama mondiale, civis inquilinus della città del Grifo e insignito del Baiocco d'oro alla cultura dal Comune di Perugia, Mario Torelli non finisce di stupire. Ogni sua conferenza è un distillato di cultura e un'occasione di confronto, spesso dai toni duri e, non di rado, con raffiche sparate ad alzo zero. Questa volta, a chiudere il ciclo "Lezioni di religione etrusca" (organizzato da Rivivi il Borgo), Mario Torelli ha fatto saltare sulla sedia il pubblico che affollava la sala Miliocchi al Borgo d'Oro. L'illustre etruscologo ha proposto un'accurata conversazione di "tafologia" (lo studio delle sepolture), con riflessioni su tecniche, metodologie dello scavo e del rilievo, intercettando nella tomba un concentrato di ideologia e un credibile strumento di analisi sociologica. Partendo dai reperti pre-villanoviani, fino a quelli più recenti. Ma il meglio di sé Mario Torelli lo fornisce quando è chiamato a rispondere alle domande del pubblico. Qui si dilata a braccio, chiamando le cose per nome, senza peli sulla lingua né compiacenze interessate o complicità di mestiere. Così il discorso è caduto sulle necropoli etrusche perugine dall'ipogeo di San Marmo allo Sperandio, dai Volumni al Palazzone, fino ai Cutu di Monteluce. Ed è qui che è partita la prima bordata con annessa polemica, che fotografa puntualmente lo stato dell'arte e la colpevole negligenza di certi pubblici funzionari, troppo autocentrati e poco produttivi. Parliamo dei Cutu, tomba scoperta nel dicembre del 1983 dal pensionato Nazzareno Banella che coltivava lattuga nell'orto del dottor Fonda, al Toppo di Monteluce. Entusiasmo, polemiche, presenza del giornalista Mino D'Amato e della Rai che infila in diretta una (allora futuristica) fibra ottica per vedere all'interno senza aprire il sarcofago del guerriero: un evento mediatico di rilevanza nazionale. Condito da scontri, divergenze, polemiche, con Torelli che non si tira indietro, ma tiene sempre la prima linea, a muso duro e col peso del suo indiscusso prestigio. Poi il trasferimento dei reperti al Museo di San Domenico, la ricostruzione della tomba con relativi arredi. Forse va bene per la didattica (con qualche motivata riserva), ma poi più nulla. Insomma: a trent'anni di distanza, la tomba Cutu non è stata mai pubblicata (se mai lo sarà!). "Uno scempio - commenta Torelli - frutto di una mentalità sbagliata, connessa a un meccanismo perverso di tipo proprietario, assunto da parte di certi soprintendenti". E non ha difficoltà a scandire il nome di Anna Eugenia Feruglio, soprintendente dell'epoca e responsabile, a suo dire, del fatto che la tomba dei Cutu sia ancora inedita: uno scandalo. "Ho sempre insegnato ai miei allievi la deontologia che prevede, in primis, l'obbligo di riferire". E chiosa: "Io stesso ho interrotto gli ultradecennali scavi di Gravisca - rischiando il blocco dei finaniamenti - per pubblicare i 20 volumi fmora editi e mettermi a posto la coscienza. Non ci si può portare nella tomba quanto appreso e rilevato, senza lasciare eredità di cultura". Poi accusa, dati alla mano: "La pubblicazione da parte dei funzionari della soprintendenza è sotto al 5 di quanto scoperto. L'assurdo è che mi accusarono di faziosità quando ostacolai la chiamata di una docente che ave va questo vizio: tenere sotto chiave i reperti, col rischio di confondere, dimenticare il senso, perdere la freschezza e il valore della scoperta". Altro che bisturi: Torelli, quando serve, procede a colpi di machete! Ma intanto, come si dice a Perugia, "le chiacchiere stanno a zero" e la tomba dei Cutu resta ancora inedita.
PERUGIA La tomba dei Cutu resta inedita e l'etruscologo adesso va all'attacco
Mario Torelli, un accademico dei Lincei e etruscologo di fama mondiale, ha tenuto una conferenza sulla "tafologia" (studio delle sepolture) e ha parlato delle necropoli etrusche perugine. Ha criticato la pubblicazione dei reperti della tomba dei Cutu, scoperta nel 1983, affermando che è stata "uno scandalo" e che la soprintendente Anna Eugenia Feruglio è responsabile. Torelli ha anche accusato la soprintendenza di aver pubblicato solo il 5% dei reperti scoperti. Ha affermato di aver ostacolato la pubblicazione della tomba dei Cutu per proteggere la cultura e la freschezza della scoperta.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo