La discussione sulla trasformazione del Fontego dei Tedeschi da attrezzatura pubblica a nuovo centro commerciale (certo non mancava a Venezia) si è concentrata solo sulla necessità di non stravolgere la spazialità e i valori architettonici e fisici dell'edificio di matrice cinquecentesca (che andrebbero invece rivalorizzati al massimo). Manca però un approfondimento (chiesto pubblicamente da mesi) sul significato culturale, sociale e urbanistico di un'operazione che deve essere fatta garantendo prima di tutto l'interesse pubblico, che non può che essere di garantire che il Fondaco resti almeno in parte, per quanto possibile, un luogo di incontro e di servizio pubblico. L'obiettivo principale da realizzare è di lasciare stabilmente ai nostri figli la proprietà pubblica di parte dell'immobile; come minimo almeno dell'intero piano terra e di altri spazi ai livelli superiori. Non credo proprio che sia accettabile di poter solo "utilizzare il campiello per eventi culturali per l0 giorni all'anno e l'accesso e uso pubblico di alcuni locali per una superficie pubblica di 200 mq" (come dalla proposta di convenzione). Gli strumenti per garanire questo primario interesse pubblico ci sono. 1) Va versata alla collettività la maggior parte (non il 51 ma il 66 come nel Piano Regolatore di Roma) dell'incremento di valore determinato dalla variante urbanistica. Con l'eliminazione della destinazione a standard pubblico e la concessione del cambio d'uso ad attività commerciale il valore d'acquisto di 53 milioni di euro viene circa raddoppiato o di quanto viene aumentato? Qualunque sia la stima comparata in un preciso contraddittorio tecnico pubblico-privato, il valore dovuto alla collettività mi sembra molto ma molto maggiore dei 6 milioni di Euro ipotizzati. 2) La nuova attività commerciale dovrebbe avere una superficie di vendita "non inferiore a 6.800 mq". Le norme urbanistiche vigenti prevedono che la nuova attività commerciale deve cedere all'amministrazione pubblica una "area da destinare a servizi" pari a quasi un metro (0,80 mq) per ogni mq di superficie di vendia. Questo valore e questa superficie da cedere, più correttamente valutati e dimensionati, consentono di mantenere la proprietà pubblica di tutto il piano terra e altre superfici ai piani superiori. Proprietà al pubblico da lasciare alle future generazioni. Stefano Boato professore associato di Urbanistica Iuav