Il caso Del Noce, presidente del Consorzio Venaria, rilancia l'allarme sui fondi che non arrivano dal ministero «IL MINISTERO continua ad essere completamente assente, i soldi vanno altrove e non qui. Non è la prima volta che pongo questo problema, ma se non arriverà un segnale saremo costretti a ridurre l'orario o a chiudere la Reggia di Venaria». Parola del presidente del Consorzio, Fabrizio Del Noce, che attacca e polemizza con Roma. «Non lo dico per polemica rincalza ma perché è realtà. Da cinque anni è aperta la Reggia, siamo molto soddisfatti, siamo stabilmente al quinto posto tra i beni artistici visitati in Italia. Regione e Compagnia di San Paolo rispettano gli impegni. Il ministero no. Non c'è la volontà di dare corso alle cose che hanno detto». L'attacco arriva nel giorno della presentazione del nuovo allestimento della Reggia. Accanto a Del Noce, assente Mario Turetta, direttore dei Beni Culturali a Torino, sostituito da una sua sovrintendente, anche l'assessore alla Cultura della Regione, Michele Coppola, e il presidente della Compagnia di San Paolo, Sergio Chiamparino. «La Reggia paga ogni anno due milioni di euro di Iva sottolinea e rilancia Coppola e se questi potessero essere detratti autonomamente, nessuno più dovrebbe elemosinare cifre per garantirne l'attività. Ricordo che il 52 per cento delle entrate di questo bene culturale sono proprie: vendita di biglietti, affitto delle sale e altre attività, mentre lo Stato provvede per l'11 per cento e la Regione per il 21 per cento». Chiamparino pone invece l'accento «sia sul fatto che la Reggia ha fatto da traino all'intero sistema culturale e turistico, quelli che conoscono l'inglese direbbero che è un driver, e sul sistema di gestione, riprodotto al Museo del Cinema e all'Egizio, pubblico e privato insieme per investire e lavorare sui beni comuni e comunitari». (d. lon.)