Il sindaco Doria non cambia idea: "Indipendentemente dall'esito del voto sulle grandi questioni ci sono linee dell'amministrazione da seguire". Inamovibile il vicesindaco del Pd "NON SONO abituato a ragionare in termini strumentali delle cose ", risponde il sindaco Marco Doria a chi gli chiede se il voto-tsunami sotto le insegne grilline rafforzi i suoi già forti dubbi in materia di Gronda autostradale. "Sulle grandi questioni, indipendentemente dall'esito di voto, era già aperta la discussione e, per altro, ci sono linee dell'amministrazione, da seguire". Necessaria però "è la capacità di chi governa di mettersi in sintonia con quelle istanze che l'opinione pubblica avanza, se queste istanze sono condivisibili. Perché se l'opinione pubblica montasse una richiesta che io ritenessi inaccettabile, andrei avanti fino a che la legittimazione democratica me lo consente ". Piuttosto, chiarisce Doria commentando l'indiscutibile schiaffone alla compagine Pd-Sel di cui è esponente, "mi sento sfidato da questo risultato a lavorare sempre di più sulla trasparenza e pulizia... Il Movimento ha fatto fortuna con lo slogan "Tutti a casa": io rifiuto di pensare che tutti siano uguali, però leggo in positivo questo risultato nell'impegno a dimostrare l'assoluto rigore etico e la trasparenza nei comportamenti ". Certo, la sinistra non ha saputo "affascinare, attrarre, motivare " gli elettori, ammette il sindaco, "parlando di ragionevolezza responsabilità, equità nel contenere la spesa pubblica e motivare le scelte". E l'ingovernabilità è un incubo, un "segnale d'allarme" per tutti gli enti locali: "Non possiamo aspettare nuove elezioni, servono subito interventi per dare respiro finanziario ai comuni". E' ancora troppo presto per capire quanto possa pesare il risultato delle elezioni politiche sulle scelte del Comune e anche della Regione. Ma di certo, sottolinea Claudio Burlando, presidente della giunta regionale, "è inutile dire che è cambiato il quadro politico: evidentemente non c'è più un'amministrazione in tutta Italia che, dopo il voto di domenica, abbia ancora il 51. Però si resta in carica e per cinque anni valgono quelle regole e quelle maggioranze ". Inutile quindi immaginare alchimie di maggioranze strane, taglia corto Burlando: sotto il profilo amministrativo "per noi non cambia nulla". In Regione, però, il M5S non c'è, e fino al 2015, quando si tornerà a votare, non dovrebbe esserci. Diversamente, a Tursi ci sono cinque consiglieri , rinvigoriti dal successo nazionale, sulle cui decisioni al momento di pigiare il bottone del voto potrebbero convergere altri gruppi, dice chi sa osservare anche i refoli d'aria in Sala Rossa: in primo luogo i sei consiglieri della lista Doria, i due di SeL e gli altrettanti dell'Idv o Antonio Bruno della Sinistra, su quelle pratiche spinose come la gronda, appunto - per quanto attualmente ogni decisione sia vincolata alla concessione del Via ambientale, e il consiglio comunale non dovrebbe più nemmeno esprimersi - o la possibile decisione di vendere una quota di Amt. E il Pd, a questo punto, non può che ritenere praticamente inamovibile la poltrona di vicesindaco per Stefano Bernini: non solo Doria nei giorni scorsi ne ha fatto il pubblico elogio ma lui, che fino a fine marzo avrebbe tempo per optare per il seggio in consiglio regionale lasciato libero dal neodeputato Lorenzo Basso, a questo punto diventa la colonna portante e "blindata" della rappresentanza comunale piddina. Una presenza, la sua, che non solo dà peso politico alla compagine di Doria, ma che permette di avviare tutte quelle pratiche urbanistiche - è una delle sue competenze - che finora non hanno affrontato la sfida della Sala Rossa. Grillini compresi. L'ARTICOLO COMPLETO SU REPUBBLICA IN EDICOLA (27 febbraio 2013)