Ma qual è una delle «sfide di frontiera» per i musei? Se scorriamo il programma del convegno Il patrimonio culturale immateriale tra ricerca e restituzione, confermato a palazzo Widmann a Bolzano,venerdì e sabato, dobbiamo proprio volgere lo sguardo verso rituali, usanze, feste, balli, saghe, saperi contadini: un patrimonio culturale immateriale che il progetto di cooperazione transfrontaliera Italia-Svizzera EChI vuole salvaguardare. A EChI. acronimo di «Etnografie italo-svizzere» partecipa per la Provincia di Bolzano il Museum Ladin Ciastel de Tor. Affiancando catalogazione a ricerca sul campo, il museo renderà accessibili alla collettività i beni culturali immateriali della val Gardena. Feste tradizionali, antiche usanze, storie orali: tutti esempi di beni culturali immateriali, categoria che una convenzione Unesco del 2003, poi ratificata dall'Italia insieme a altri 138 Paesi, ha stabilito di salvaguardare. «Beni solo immateriali fino ad un certo punto», acconsente Laura Bonato del dipartimento di scienze antropologiche dell'ateneo torinese e tra i relatori del convegno bolzanino. Perché? «Per le nostre comunità ragiona c'è il valore di riconoscersi in un determinato patrimonio etnico e culturale. Poi si rafforza così la possibilità di far conoscere questo patrimonio all'esterno e divulgarlo. Attirando in questo modo, attenzione, anche flussi turistici notevoli». E la cosiddetta immaterialità di questo tesoro collettivo che «non è tangibile»? «Un bene immateriale possiede sempre una dimensione anche materiale: i costumi tipici delle feste popolari, gli oggetti, certi piatti tipici, i supporti delle registrazioni sonore di musiche, voci e canti». E i fondi per queste ricerche? Laura Bonato allarga le braccia: «Dal ministero dei Beni culturali non possiamo più aspettarci nulla. Puntiamo sulle amministrazioni regionali e anche su mecenati privati. Ma il problema cruciale resta quello del riconoscimento di questi beni». Rappresentante della Provincia di Bolzano per il progetto Echi (nome completo: «Echi, Etnografie italo-svizzere. Progetto per la valorizzazione del patrimonio immateriale dell'area transfrontaliera italo-svizzera») è il Museum Ladin Ciastel de Tor di San Martino in Badia. Il Museum Ladin ha scelto di concentrarsi sulla documentazione dei beni culturali immateriali della Val Gardena, vallata ricca di storia e tradizioni. Per questo scopo ha incaricato l'etnologo e antropologo culturale ladino Emanuel Valentin. Il quale disegna così lo spirito del convegno bolzanino di inizio marzo: «Negli ultimi due anni si è formata un'associazione antropologica Alto Adige con lo scopo non solo di creare un network di studiosi del territorio, ma anche di promuovere la ricerca e appuntamenti come quello di cui stiamo parlando». Con quali focus? «I beni immateriali sono sempre collegati a beni, invece, materiali. Basta pensare alle feste dei krampus, ad esempio. Le registrazioni sonore sarebbero già una documentazione ben definita, per fare un secondo esempio». E l'ambito ladino? «In Val Gardena abbiamo documentato vari Saperi, dai canti dell'anno nuovo fino a Natale. Tutti rituali importanti. Contiamo di occuparci anche dei Saperi tecnici (artigiani ma non solo) in futuro». Quale scenario emergerà dal prossimo convegno? Si riuscirà a mettere in rete archivi ed inventari finora separati, ad esempio? «A livello mondiale, esistono documentazioni on line. Per quanto riguarda l'Alto Adige, potremo contare sul completamento di un catalogo di beni materiali. Il nostro obiettivo, comunque, è quello di definire e stendere un catalogo anche dei beni immateriali nella nostra provincia». Un sostegno intellettuale e scientifico insieme di sicuro a nuove suggestioni arriverà anche dal prossimo convegno. Al quale parteciperanno gli studiosi un pò di tutta Europa Laura Bonato, Martina Steiner, Valentina Lapiccirella Zingari, Chiara Bortolotto, Renata Meazza, Alberto Garlandini, Anette Rein, Vincenzo Padiglione, Elisabeth Tauber, Daniela Perco Ilaria Guglielmetti e lo stesso Emanuel Valentin. I saluti di Florian Mussner (assessore provinciale per la cultura ladina) e di Stefan Planker (Museum Ladin) saranno il suggello iniziale delle due giornate di lavori.