Sagrati e cortili nascosti saranno protagonisti del Maggio dei monumenti chiostri Chiostri sagrati e cortili. Occultati da edifici fatiscenti, nascosti lungo vicoli bui e schiusi per rivelare all'improvviso scenari densi di storie saranno loro i protagonisti dell'edizione 2013 del Maggio dei Monumenti. «I cortili i chiostri i sagrati i della città» è infatti il titolo del prossimo appuntamento dell'amministrazione comunale di concerto con la Curia, la Direzione regionale per i beni culturali e le Soprintendenze. Nel solco dello spirito originario della gloriosa «Monumenti Porte Aperte», la storica manifestazione nata con l'obiettivo di restituire fruibilità al grande patrimonio monumentale sottratto alla pubblica utilizzazione per valorizzarlo di nuovo alla scoperta di tesori nascosti, il bando dell'assessorato alla Cultura del Comune gioca d'anticipo e lancia un appello. Agli enti, alle associazioni e a tutti i cittadini che dispongono di chiostri e cortili in città (entro il 28 febbraio con una mail da inviare a proposteculturalicomune.napoli.it) per aprirli e favorire, al loro interno, l'organizzazione di attività culturali e artistiche per tutto il periodo della manifestazione. «Siamo felici di poter raccontare in questa occasione la storia della nostra città attraverso le storie che si sono susseguite fin dai tempi greco-romani nel quartiere di Porta Capuana» interviene Franco Rendano, «genius locii» dell'ex Lanificio Sava e patron della Carlo Rendano Association, già pronto a rispondere all'appello. Con un progetto dedicato ai ragazzi: «Il Sebeto racconta Napoli». Uno spettacolo di «son et lumiere, suoni e luci, realizzato da un'equipe tecnico artistica, che si propone di far rivivere la storia di quest'area ai margini del centro antico facendone comprendere la rilevanza storica». Nel nuovo spazio dell'Associazione sarà creato un itinerario di varie tappe che, con l'aiuto di video proiezioni, suoni ed effetti multimediali, rievocherà le quattro epoche storiche del luogo: greco-romana, monastica, industriale e contemporanea. «Il Sebeto parlerà ai ragazzi e racconterà la storia della loro Città», continua Rendano, «attraverso le storie legate al luogo e al tempo in cui si sono svolte dando suggestioni visive e illusioni sonore realizzate con installazioni multimediali per rivivere le sensazioni del passato attraverso la percezione multisensoriale». Alla base una ricognizione dell'insula di Santa Caterina a Formiello e di Porta Capuana (la Porta stessa, margine orientale delle mura aragonesi (1239-1468) e vicereali (1501-1744) era già nel passato brulicante di vita e di attività in quanto importantissimo crocevia per i traffici commerciali che dall'entroterra facevano ingresso alla città di Napoli) per un'espansione in direzione di un ipogeo «dove da millenni arriva l'acqua del mitico Sebeto che si raccoglie in una vasca, ancora attiva, scavata nel tufo di oltre 300 mila litri». Fu proprio l'abbondante presenza dell'acqua infatti a rendere possibile la costruzione del complesso conventuale di Santa Caterina a Formiello che affianca la chiesa omonima e la realizzazione poi dell'impianto del Lanificio dopo che i Borbone cedettero nel 1824 l'Insula al barone Raffaele Sava. Per farne una delle fabbriche più importanti e avanzate del tempo borbonico e che conobbe il suo declino soltanto dopo l'Unità d'Italia.