Fervono lavori nel Tempio; anche di domenica. L'opera verrà presentata presto, ma pochi ne sanno qualcosa. Eppure si tratta di un intervento importante, costoso (un milione e sette, ma finanziato ad hoc) che tocca uno dei luoghi sacri della città. Vedremo presto di cosa si tratta, ma quando lo vedremo come sarà? Forse troppo tardi per dire se va bene o se andava fatto diversamente o se non andava fatto per niente; «dopo» non potremo chiedere di cambiare. Dalla relazione dell'architetto Faroni, molto puntuale e chiarissima, deduco che forse ho ancora un approccio romantico alle rovine, ma non vorrei trovarmi come al Getty di Malibu: con effetti di son et lumière, con luci che si accendono per visitatori e studiosi, come recita il testo. Avremo tolto l'aura ad un luogo mitico? Come reagirei nell'antro della Sibilla a Cuma, illuminato, aereato, climatizzato, spiegato? Insomma, resto attaccato alle rovine. Già il nostro Tempietto è un bel falsone storico. Tre quarti del visibile è una ricostruzione in mattoni. Comunque meglio così che un mucchio di pietre. So che il progetto è stato a lungo studiato e limato e sono quasi sicuro che si tratti di un progetto importante e nuovo, controllato da Soprintendenza e Ministero, quindi con le garanzie del caso. Temo che tutta questa tecnologia applicata al nostro gli faccia perdere l'aura, in cambio di un po' di aria, di riscaldamento, passerelle, ventilazione forzata. Ma non girava bene l'aria anche prima? Queste ricche porte di bronzo non cambieranno il fondale di una rappresentazione che è già falsa di per sé? Non assomiglierà, il nuovo fondale di Piazza del Foro al fondale del Truman Show? Non possiamo dimenticare dall'altro lato che le porte già esistevano e ora tornano più belle, ricche, ad evitare danni dai piccioni. Si potrebbe dire: ecco, quando si fa qualcosa non va mai bene. Per carità, ma qui si toccano corde importanti, almeno un dibattito, qualcosa, una informazione. È vero che c'è stato un convegno tempo fa, ma in Consiglio comunale o in Commissione cultura non ne sanno niente. Pensate che dibattito per un Bigio, e che silenzio per Vespasiano Augusto. L'intervento è complesso, tiene conto dei ritrovamenti e delle scoperte, dei materiali migrati al museo lì accanto, dei pavimenti da non calpestare, dei dettagli da sottolineare. Ed una delle celle ospita un lavoro interattivo di Studio Azzurro, un gruppo interessante di artisti che lavorano con le nuove tecnologie. Siamo sicuri che qui il restauro è filologicamente corretto. Chissà come sarà quel sette Marzo. Prendere o lasciare? Vedremo, personalmente non sono un fan dei restauri di questo tipo. A Cremona rimpiango il vecchio museo scuro; quello nuovo, bello e patinato, fa piangere. Ma sicuramente non sarà così a Brescia. Lo sapremo presto. Aura, grazia, estasi abiteranno ancora là dentro? Ce lo auguriamo davvero. Verifica tra pochissimo.