Faroni: «Un intervento filologico e condiviso» Tre titani di bronzo che chiudono le aule, nascondono agli occhi la Triade Capitolina, cristallizzano il presente. Dentro l'antico. Fuori il moderno. L'ha detto chiaro e tondo Paola Faroni, responsabile del settore Edilizia monumentale, nel presentare il progetto di restauro del Capitolium: le tre celle saranno chiuse da altrettante porte. Una, centrale, che svetta a 9,30 metri d'altezza, e ha uno squarcio di cristallo nel mezzo, in modo da far risaltare le epigrafi anche di notte, con il tempio illuminato. Le due laterali di due metri più basse e sottili. Già si possono vedere e l'8 marzo, con l'apertura del Tempio, si potranno anche valicare. Nelle aule saranno disseminati i reperti del I secolo d.C. Dunque, una soluzione inevitabile per rendere fruibile lo spazio al pubblico (per la prima volta) e conservare le preziosità romane. «Pensate a un tempio e non a un museo» aveva detto Paola Faroni. «Appunto ribadisce In origine il Capitolium era chiuso da porte di bronzo. Quando ne emersero i lacerti murari, nell'Ottocento, Luigi Basiletti e Rodolfo Vantini ricorsero a delle grate. Noi abbiamo seguito un metodo diacronico, che enfatizzasse ciò che attiene all'età imperiale. Abbiamo studiato progetti per siti simili, consultato esperti. Alla fine s'è deciso di ricorrere a un materiale compatibile con la storia del sito, che consentisse di mantenere il microclima necessario alla tutela dei reperti. Certo, qualcuno aveva pensato a delle porte in cristallo, ma ci sarebbero stati problemi di innesto. E poi il bronzo è un materiale straordinario. Muta colore con la luce del sole». Ha pure un prezzo: 500 mila euro. Il soprintendente ai Beni archeologici Filli Rossi non si scompone: «Se avessimo badato al risparmio non si sarebbe fatta alcuna porta. Dunque, aule non visibili al pubblico e piccioni che continuano a svolazzare tra i marmi policromi e le statue, com'è accaduto fino a poco tempo fa. Un filtro tra l'esterno e l'interno era inevitabile». Non si tratta certo di una pazzia tipo quella dell'assessore siculo Amleto Trigilio, che l'anno scorso aveva pensato di coprire con dei tetti tutti i teatri dell'isola, da Taormina a Segesta (poi non è successo). «Qui si tratta di un intervento filologico. Guardi, abbiamo pensato per mesi a come chiudere il Capitolium. La Loggia ha proposto diversi progetti, ne abbiamo discusso, ci siamo confrontati e alla fine siamo arrivati ad una soluzione che, ci tengo a dirlo, è condivisa da tutti. Non potevamo sbagliare. E non abbiamo sbagliato». E poi c'è da considerare l'estetica: «Anche il Pantheon ha delle porte di bronzo ed è meraviglioso. Oltretutto si tratta di un materiale che, ammantato dalla patina del tempo, assume un aspetto simile a quello originario, di epoca imperiale. Le dirò: alcune persone non si sono nemmeno accorte dei portoni del Capitolium. Altre, invece, li hanno trovati affascinanti».
Brescia. Capitolium, tre porte di bronzo per un ritorno al passato
Il progetto di restauro del Capitolium prevede la chiusura delle tre celle del tempio con altrettante porte. La porta centrale, alta 9,30 metri, sarà illuminata con uno squarcio di cristallo, mentre le due laterali saranno più basse e sottili. I reperti del I secolo d.C. saranno esposti nelle aule. Il progetto è stato presentato da Paola Faroni, responsabile del settore Edilizia monumentale, che ha spiegato che il materiale scelto è compatibile con la storia del sito e permetterà di mantenere il microclima necessario alla tutela dei reperti. Il costo del progetto è stato stimato a 500 mila euro.
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