La scomparsa di una visibile proposta politica ecologista nel confronto elettorale in corso deve far riflettere anche chi si appresta a governare la Lombardia. Le ragioni di questa «retrocessione» del tema ambientale nel dibattito politico nazionale sono comprensibili: se, nelle agende di governo, ci si limita solo a contrapporre i problemi dell'ambiente a quelli dell'economia, del lavoro, della dilagante corruzione, la partita è persa in partenza. Nessuno si sentirebbe infatti di anteporre aria pulita, difesa del suolo, energie rinnovabili al sostegno dei redditi e dei consumi, ai posti di lavoro per i giovani o alla lotta contro l'illegalità. Allora cambiamo punto di vista e chiediamoci: come mai in regioni europee «motori d'Europa» come la nostra Lombardia, anch'esse soggette alla perdurante crisi economica, l'ambiente resta al centro delle proposte di nuove strategie di sviluppo? La risposta è che in queste regioni d'Europa l'ambiente non viene concepito come alternativo alla logica delle imprese e dei consumi, cioè come una sottrazione di risorse dal sistema economico-sociale alla protezione della natura. La mitigazione del cambiamento climatico, il miglioramento della qualità dell'aria urbana, lo sviluppo di energie rinnovabili vengono piuttosto considerati benefici addizionali ottenibili da investimenti per lo stimolo di nuovi prodotti, tecnologie innovative e più virtuosi consumi. Conosciamo bene le criticità ambientali della nostra regione: una qualità dell'aria urbana che minaccia seriamente la salute, un diffuso inquinamento dei suoli e delle acque da attività industriali e agrozootecniche, suoli continuamente sottratti all'agricoltura e alle aree verdi da cementificazioni spesso inutili. Se pensiamo, come si è fatto finora, che per risolvere questi problemi si debbano introdurre ulteriori vincoli e restrizioni al sistema produttivo, agricolo e commerciale ritorniamo alla drammatica sindrome dell'Ilva. Ambiente contro lavoro, salute contro crescita. E la battaglia per un ambiente migliore è persa. Proviamo invece a concepire politiche integrate di ricerca scientifica, innovazione tecnologica, formazione di risorse umane e stimoli al sistema delle imprese mirate a creare sistemi energetici più efficienti, trasporti più flessibili e meno inquinanti, processi e prodotti a minore impiego di risorse naturali, reti logistiche, di comunicazione e di servizi funzionali a un sistema economico più competitivo. Proviamo a estendere alle nostre aree urbane l'esperienza del teleriscaldamento di Brescia o a impiegare energie rinnovabili a basso impatto ambientale con tecnologie già presenti sui mercati europei, o ad avviare piani territoriali che affrontino al tempo stesso il dissesto idrogeologico e i rischi connessi al cambiamento climatico, o a favorire un'edilizia che, invece di consumare aree verdi, riesca a ristrutturare in termini energetici ed estetici le nostre belle città. Il compito non è facile. Occorre che il futuro governo della Lombardia porti al potere non solo competenza, ma anche fantasia. Come diceva un celebre slogan del '68. Ma anche come hanno sempre fatto gli artefici delle grandi rivoluzioni industriali dell'occidente.