Fu la più gloriosa e prestigiosa. Da Monza si trasferì a Milano il 6 maggio 1933, venne inaugurata da Vittorio Emanuele III nel nome dell'unità delle arti, come affermava Gio Ponti con il motto «stile e civiltà». La Triennale di Milano si trasformò in crocevia delle creazioni più formidabili, intense e travagliate per l'Italia, con le presenze internazionali più qualificate. Riuscì a mantenere il livello nelle successive edizioni, compresa la sesta nel '36, poco dopo la presa di Addis Abeba, inaugurata da Mussolini. Non mancavano opere di Lucio Fontana, Nizzoli, Persico, degli stranieri Max Bill, Alvar Aalto, Perret, Le Corbusier. Nel dopoguerra la Triennale assunse ruolo sempre più cruciale, tanto da lasciare il ricordo del primato fin nei sonnolenti anni al calare del secolo scorso. Ancora sul finire degli Anni 70, in Brasile, Niemeyer, Lucio Costa, Burle Marx con malcelata emozione chiedevano notizie della Triennale. Seguirono momenti affaticati, pause interminabili, esposizioni non esaltanti. L'archivio unico veniva depredato a man salva: sculture, teatri, ambienti, opere nel parco si disintegravano, mentre i maggiori archivi dei designer e architetti volavano verso l'Università di Parma, se non all'estero. Articoli violenti, proteste, attese vane, ricriminazioni sono serviti a poco negli ultimi 30 anni, il conclamato Museo del Design restava un miraggio, tanto più quello di architettura. Ora pare la volta buona. Intanto la Triennale è tornata in attività frenetica, con progetti ormai prossimi; inoltre, dopo il Salone del Mobile, cominceranno i sospirati lavori, curati da De Lucchi, per allestire 2000 metri quadri, il primo piano del Palazzo, a Museo del Design (da ultimare entro il 2006), trasferendo ciò che si trova nei sotterranei e le donazioni che il prossimo 18 marzo verranno annunciate dal ministro Urbani, compresa quella di Alessandro Mendini. È stato il presidente Davide Rampello, giorni fa, a fornire dati confortanti: l'incremento quantitativo, rispetto al 2003, circa il raddoppio di pubblico, composto al 58 di giovani dai 20 ai 35 anni. Inoltre «The Andy Warhol Show», mostra di qualità non eccelsa, ma con l'artista-mito acchiappa-giovani, ha richiamato 153.351 visitatori. Bar e nuovo bookshop hanno contribuito, fra conferenze, manifestazioni, convegni, presentazioni di libri e film. Il18 marzo saranno anche annunciati l'Archivio Storico e Centro di documentazione, Biblioteca del Progetto (curati da De Lucchi). Sono migliaia di volumi, disegni originali, stampe, foto, registrazioni audio, filmati. Inoltre la Triennale si affaccerà sul Parco Sempione con l'area sul retro, e dal prossimo aprile si aprirà al pubblico il Fiat Caffè Triennale, progettato da De Lucchi. L'ambizione è portare la Triennale fuori Milano. Mostre qui organizzate sono in giro per l'Europa, mentre si preparano le prossime esposizioni: «Pulviscoli, 2500 disegni di Mendini» (dal 7 aprile a fine luglio), seguita da «StarWars», manifestazione di limitata portata culturale, in coincidenza con l'uscita del sesto episodio del film, dunque di probabile richiamo per giovani. Assai stimolante l'omaggio a Joe Colombo (16 settembre- 18 dicembre) e alla sua straordinaria produzione di designer e artista. Maggio propone la «Festa dell'Architettura», mostra e convegno, a cura di Antonio Piva, per architetti sotto i 50 anni. Emilio Ambasz e la sua visione di architettura e natura verranno esplorati in una personale (27 maggio-24 luglio). Pare un buon avvio. Una sola domanda: non vale la pena di pensare al Museo dell'Architettura, visto che Milano e Lombardia hanno regalato all'Italia i maggiori architetti e le costruzioni più interessanti del XX secolo, anche grazie alla Triennale? Se aiutati, forse i giovani potranno ripeterne le glorie in questo nostro tempo troppo frastornato. Può servire rileggere queste parole: «La concorrenza cresce. La caccia spie-tata al successo rende la ricerca sempre più superficiale. I piccoli gruppi, che casualmente si sono sottratti a questo caos di artisti e di immagini, si trincerano nelle posizioni conquistate. Il pubblico... arretrato, guarda senza capire, non ha interesse... volta le spalle». È riflessione da non dimenticare, non è stata scritta oggi, bensì nel 1910 a Murnau, da uno che di arte ne sapeva parecchio: Kandinsky, prima del Bauhaus, nella speranza di una nuova arte più spirituale e di generazioni migliori.