Ma Roma è ancora una città d'arte? Ha ancora due Soprintendenze, una statale ed una comunale, o è orfana di tutele? Tempo fa, passo davanti a Tor Sanguigna, alle Cinque Lune, e vedo che stanno bucando alla base il manufatto medioevale (una delle poche torri superstiti, per intenderci) per infilarci un ristorante. Telefono alla Soprintendenza statale e mi rispondono sorpresi: perché mi scaldo? "Scusate, ma non è ancora vincolata?". Risposta finale: "Beh, vedremo". Inutile dire che, dentro la torre, c'è una pizzeria. Spero solo che i Sanguigni, chiamati così perché ribaldi e rissosi, in qualche modo vendichino l'affronto. Io credevo che tutto il centro storico di Roma, già in base alla legge Bottai del '39, fosse vincolato. Macché. Ci sono "buchi" in serie nella tutela. Tant'è che, in via Giulia, la splendida strada tracciata da Bramante nel 1500, dove c'è uno spazio vuoto, vogliono costruire un massiccio "urban center", maxi-palazzo con albergo, ristorante, parking sotterraneo là dove stavano le stalle degli Aurighi. Sarebbe il primo corposo intervento "moderno", dopo decenni, in zona storica (e che zona!). Italia Nostra ha avanzato un esposto contro. Il sovrintendente capitolino Umberto Broccoli ha un'altra filosofia: "La città dev'essere un luogo vivo", il Vittoriano "suscitò enormi perplessità mentre oggi nessuno si sogna di metterlo in discussione". Balle. C'è un libro di qualche anno fa che raccoglie il "processo al Vittoriano" dal quale l'alieno monumento non esce per niente assolto. Lo stesso sovrintendente definito "inadeguato" da Andrea Carandini, fresco presidente del FAI, che pure detesta "i Talebani della tutela" dichiara garrulo che il mega-store con cupola di vetro firmata da Fuksas, fra le cupole antiche, in cantiere fra via Tomacelli e via del Corso, va benissimo. "Sennò la città diventa una reliquia, un cimitero." Sembra di riudire voci lontane (Alemanno non fu salutato in Campidoglio da una selva di saluti romani?), di quando si picconava la Spina di Borgo e si tracciava Via dell'Impero tranciando i Fori. L'invocazione urbanistica è sempre la stessa: modernità, modernità, altro che tutela. Per fortuna che il mandato di Alemanno volge al tramonto. Altrimenti chissà cosa dovremmo vedere in nome di "Roma viva". Intanto, dentro lo stupendo museo della ex Centrale Montemartini si è tenuto "Ciok in Roma", con banchi di cioccolato fra le statue, reperti archeologici sono stati prestati per Natale a negozi di lusso di Vigna Clara e mosaici pure comunali, risultano allestiti a spese di Zetema, in un centro commerciale a Ostia. W Roma e Ostia "vive"! Negli ultimi anni il centro storico più bello del mondo è stato degradato a mangiatoia continua, con insegne volgari, gelatoni di plastica colorata, gazebo miserevoli persino in piazza Navona, rossi distributori di bibite. Eppure il ministro (per poco) Ornaghi ha compiuto un gesto decoroso con l'ordinanza sugli arredi del centro di Roma peraltro lasciato devastare dai negozi "cinesi" che in pochi attimi hanno reso inguardabili via dei Pastini, in vista del Pantheon, come via del Banco di Santo Spirito, in vista di Castel Sant'Angelo (e dico poco). L'altro ieri la coraggiosa Nathalie Naim consigliere del I Municipio ha denunciato l'inattuazione di quella direttiva, ma Broccoli le ha opposto un "siamo quasi pronti". Vedremo. Raffaello, soprintendente, accusava "li profani e scelerati barbari", proponeva di "deffendere queste povere reliquie di Roma", volendo, gli antichi, "aguagliargli e superarli". Dopo averli, s'intende, conservati. Nel 1518.