Tesori da riscoprire Affollatissima visita guidata alle due chiese di Forcella col giardino della congiura. Rivive l'affresco di Santafede Ha combattuto con ostinazione e silenzio Angela Foglia, restauratrice, contro le insidiose temutissime termiti (per il legno peggiori dei tarli) nel riportare all'originaria bellezza la grande Cona del Rosario che nel 1607 dipinse Fabrizio Santafede. Forte dei 29 mila euro che il Ministero dell'Interno ha destinato all'operazione e che consentono oggi di ammirare in tutto il suo splendore la «Madonna del Rosario». Nella Chiesa di Santa Maria Egiziaca a Forcella, un gioiello inglobato nella cortina degli edifici del Risanamento del Corso Umberto I, alle 11 di ieri nemmeno posti in piedi. I più disinvolti siedono, così, ai piedi dell'altare maggiore destando la sorpresa di padre Silvio D'Aniello fresco di nomina e appena arrivato da Scampia. Un bagno di folla, insomma, per il secondo appuntamento di «Capolavori da riscoprire in città: conversazioni con i curatori»: dodici itinerari, l'ultimo sabato di ogni mese, promossi dall'Ufficio tutela e valorizzazione del territorio della Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico Artistico e Etnoantropologico e per il Polo Museale della città di Napoli, alla scoperta di luoghi chiusi o nascosti, sorprendenti piccole chiese e straordinari edifici. Insieme con Ida Maietta curatrice della chiesa che ha condotto la progettazione e la direzione dei lavori insieme alla restauratrice Angela Foglia ci inoltriamo nelle meraviglie di questo percorso ai margini degli itinerari turistici e che coinvolge due chiese «nascoste». Santa Maria Egiziaca a Forcella. Poco conosciuta perché mimetizzata nella cortina degli edifici del Risanamento è una delle chiese monumentali di Napoli (di proprietà del Ministero dell'Interno) Praticamente un gioiello dell'architettura barocca napoletana, per omogeneità di stile. Fondata nel 1342 per volere della regina Sancia d'Aragona, assieme ad un monastero destinato ad accogliere le cosiddette donne traviate, per le quali si era rivelato insufficiente il monastero della Maddalena, l'edificio fu sottoposto ad un importante rifacimento tra i secoli XVI e XVII. Sancia volle poi dedicare chiesa e monastero a Santa Maria Egiziaca che era stata «peccatrice» come la Maddalena e che aveva poi trascorso quarantasette anni di asprissima vita eremitica nel deserto d'Egitto. Col tempo il monastero perse gradualmente il suo carattere assistenziale e ospitò «oneste donzelle» e figlie della nobiltà cittadina ingrandendo considerevolmente il suo patrimonio. I rifacimenti conferirono alla chiesa un impianto barocco, con pianta ellittica sulla linea del Borromini. All'interno, marmi policromi disegnati dall'artista settecentesco Nicola Tagliacozzi Canale, quattro organi e il piccolo coro dorati di suggestivo splendore. Ai lati dei finestroni del presbiterio e ai piedi della cupola, alcune tele di Paolo De Maio, mentre nella terza cappella a destra vi sono collocate due tele di Francesco Solimena. Sull'altare maggiore (1713) una tela di Andrea Vaccaro, datata 1696, dal titolo Santa Maria Egiziaca. Ai lati «La Conversione e La fuga della Santa dall'Egitto», di Luca Giordano. Oltre alla «Madonna del Rosario» di notevole valore, la «Madonna con i Ss. Agostino e Monica» del Solimena, e il «San Nicola» di Giacomo Farelli. Il pavimento scomparso. Insieme all'altare realizzato dal Ragozzino nel 1713, in quello stesso anno Domenico Attanasio mise in opera da il pavimento in maiolica e cotto con al centro il simbolo agostiniano. Con il lavori di restauro promossi e realizzati dal Provveditorato alle opere pubbliche nel 1965 il prezioso rivestimento scomparve, in parte distrutto, senza lasciare alcuna traccia. Chiesa dell'Augustissima Compagnia della Disciplina della Croce. Dall'ingresso di un palazzo in via Cesare Sersale 9 (accanto alla celeberrima pizzeria «da Michele») saliamo due piani per la vera chicca dell'itinerario. È la Chiesa dell'Augustissima Compagnia della Disciplina della Croce, sede della prima arciconfraternita laicale sorta a Napoli alla fine del Duecento, e chiusa da tempo. A navata unica e senza cappelle laterali con copertura volta a botte prima del sostanzioso restauro del XVII secolo, anche questa chiesa (ingresso cementato dopo i ripetuti furti) rivela nel suo interno una preziosa decorazione tardo seicentesca. La «Croce» vive attualmente un momento di rinascita grazie all'impegno di alcuni confratelli (alla cui guida per la prima volta in Italia una donna, Bianca Como) che stanno promuovendo una serie di iniziative per il suo recupero. Tra queste il recente restauro di due affreschi di fine Seicento: «Cristo e la Samaritana» e la «Fuga in Egitto», nelle nicchie del muro di cinta dell'antico giardino, oggi trasformato in agrumeto, dove si riunirono i congiurati di Ferrante d'Aragona.