Con molta franchezza Fernanda Wittgens ha scritto di sé: «la mia vera natura è quella di una donna a cui il destino ha dato compiti da uomo, ma che li ha sempre assolti senza tradire l'affettività femminile». A seguire il suo pur rapido itinerario biografico nata a Milano nel 1903, è morta nella nostra città nel 1957 ci si accorge di quali «ruoli» ha saputo ricoprire fin dal 1928, appena era entrata con la modesta qualifica di «operaia avventizia» nella Pinacoteca di Brera, diventando però rapidamente una preziosa collaboratrice del sovrintendente Ettore Modigliani. Oltre al piglio militaresco, possedeva straordinarie capacità organizzative, di cui diede prova già nel '29-'30 in occasione di una mostra dell'arte italiana a Londra, che le valse il titolo onorifico di «ufficiale» dell'impero britannico. Nominata nel '33 ispettrice, nel '41 copre il ruolo direttivo di Brera, dopo che le leggi razziali avevano costretto Modigliani all'allontanamento. Con la guerra in atto è costretta a un massacrante lavorìo per porre in salvo il patrimonio artistico della Pinacoteca, che era «diventato secondo le sue parole la nostra stessa vita, carne della nostra carne in una lotta drammatica contro le offese aeree e la brutalità degli invasori». Antifascista, si mette in contatto con Ferruccio Parri, e promuove l'espatrio clandestino di ebrei verso la Svizzera, anche se nel '44 è arrestata e condannata a quattro anni a San Vittore, da dove scrive alla madre lettere (raccolte da Giovanna Ginex su «Il Risorgimento», 1989, n 4) che riflettono la fierezza del suo carattere: «Quando crolla una civiltà e l'uomo diventa una belva, chi ha il compito di difendere gli ideali? Sono i cosiddetti "intellettuali". Sarebbe troppo bello essere "intellettuale" in tempi pacifici e diventare codardi, quando c'è pericolo». Dopo il 25 aprile '45, torna a Brera con Modigliani, e gli succede di lì a poco, impegnandosi con febbrile attivismo a «guarire» Brera dalle ferite dei bombardamenti e farne un «museo vivente», oltre a restaurare il Poldi Pezzoli, l'Ambrosiana, il «Cenacolo». Inoltre, per spingere il pubblico a visitare Brera, nel '56 realizza una singolare iniziativa, cui Walter Molino dedicherà la prima pagina illustrata de «La Domenica del Corriere» del 3 maggio. Si intitolava «Fiori a Brera» e consisteva nel riempire di piante floreali i saloni, quasi a farne un complemento dei capolavori in mostra; fra il pubblico entusiasta, Molino ritrae, ultima sulla destra, il volto di quella forza della natura che, fino all'ultimo, rimarrà Fernanda Wittgens.
Fernanda Wittgens paladina di Brera
Fernanda Wittgens nacque a Milano nel 1903 e morì nella stessa città nel 1957. Iniziò la sua carriera come operaia avventizia alla Pinacoteca di Brera nel 1928. Divenne rapidamente una collaboratrice preziosa del sovrintendente Ettore Modigliani, mostrando capacità organizzative straordinarie. Nel 1933 fu nominata ispettrice e nel 1941 prese il ruolo direttivo di Brera dopo che Modigliani fu costretto all'allontanamento. Durante la guerra, lavorò duramente per salvare il patrimonio artistico della Pinacoteca. Era antifascista e si impegnò nell'espatrio clandestino di ebrei verso la Svizzera.
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