Due sono le cose per cui il nostro Paese è famoso nel mondo: arte e cultura. Città d'arte e luoghi storici, chiese e musei, palazzi e collezioni: nessun altro Stato può competere con una tale «concentrazione di bellezza». E anche la moda e il design, le altre «voci» che ci hanno dato fama, dalla bellezza, dallo stile e dal gusto italiani derivano. L'articolo di Gian Antonio Stella, pubblicato sul «Corriere» di qualche giorno fa «fotografa» una situazione assurda, in cui la parola «cultura» è completamente assente o quasi dai programmi elettorali dei vari partiti. Eppure questa stessa cultura non solo è fondamentale per la nostra identità di cittadini, ma costituisce una risorsa impareggiabile, perché in grado di attrarre il turismo internazionale e, di conseguenza, enormi flussi di denaro. Ignorare il nostro patrimonio, senza arginarne il degrado, è pura follia. A Milano, la situazione non cambia: pubblico dei principali musei milanesi in caduta libera (con il Museo del Novecento che, nel 2012, perde quasi il cinquanta per cento dei visitatori, secondo quanto riportato da un servizio di Francesca Pini e Gianluca Bauzano su «Sette») e chiusura o minaccia di chiusura per alcune sale teatrali milanesi. Anche in questo caso, silenzio da parte della politica. Situazione paradossale: quanto ci potrebbe dare ricchezza viene trascurato. Esistono eccezioni, naturalmente: il Museo della Scienza e della tecnologia aumenta il suo pubblico, così come Palazzo Reale, con mostre di respiro internazionale. Scala e Piccolo Teatro sono affollati. Ma si tratta di «punte di diamante», nel triste panorama di una città che non riesce a trattenere chi vi transita per affari: a partire da giornalisti e compratori di moda, che scappano via non appena concluse le sfilate. Sarebbero sufficienti poche idee per rilanciare il settore. Gestione più manageriale dei musei milanesi, a partire da Brera (si tratta del secondo museo italiano, ma chi lo sa?), orari di apertura serali (come la maggior parte del pubblico chiede), mostre temporanee di richiamo anche nei musei permanenti, caffetterie confortevoli, una comunicazione martellante a cominciare dai luoghi di arrivo a Milano (stazioni e aeroporti). E aiuti ai teatri in difficoltà. Investimenti mirati, soprattutto. Nei momenti di crisi, sarebbe logico privilegiare i settori dalle maggiori potenzialità. A Marsiglia, quest'anno capitale europea della cultura, 62 milioni di euro sono stati destinati a manifestazioni culturali: ma ogni euro investito ne produrrà 6. Una città attraente dal punto di vista culturale è anche una formidabile macchina di ricchezza: con alberghi e ristoranti affollati, negozi in attività e un indotto in crescita. Molte volte, su questa pagina, abbiamo affrontato l'argomento. Milano ha grandi ricchezze culturali, ma non sa farle rendere. Molte parole, ma pochi fatti. Uno scandaloso spreco. Secondo un vecchio proverbio popolare «Chi è causa del suo mal, pianga se stesso».