ROMA Addio supersceriffi per la costruzione delle grandi opere autostradali. L'ultima versione del decreto legge per la competitività ridimensiona drasticamente, all'articolo 5, i poteri dei commissari richiesti a gran voce dalle concessionarie autostradali e impone alle stesse concessionarie l'applicazione oltre che delle direttive Ue per l'affidamento degli appalti della «legge obiettivo» e del general contractor. Senza più deroghe, se non quelle per procedimenti e gare in corso che si concluderanno entro tre mesi. Vince, in sostanza, la posizione del ministro delle Infrastrutture, Pietro Lunardi, che più volte aveva lamentato la mancata applicazione della legge obiettivo da parte delle società autostradali. E soprattutto vince l'opposizione dei ministri dell'Ambiente, Altero Matteoli, e dei Beni culturali, Giuliano Urbani, che avevano visto nei poteri ampi dei commissari previsti nelle prime versioni del provvedimento un attentato alla valutazione di impatto ambientale e alla normativa di tutela paesaggistica e del patrimonio storico, artistico e monumentale. Ci si riconduce, invece, al decreto «sblocca-cantieri», ribadendo i poteri dei due ministeri di tutela. Ma il ridimensionamento dell'azione dei commissari è a largo raggio. Non potranno approvare, per esempio, come era previsto in tutte le bozze fino a mercoledì scorso, i progetti delle grandi opere "bypassando" addirittura l'inerzia politica del Cipe e il parere della conferenza dì servizi. Avranno, in sostanza, gli stessi poteri dei commissari già previsti dalla legge obiettivo (articolo 2, comma 5, del Dlgs 1902002) e dallo «sblocca-cantieri» (DI 671997, articolo 13). Ma non si spingeranno oltre, fino ai poteri emergenziali tipici della Protezione civile riconosciuti al commissario per il Passante di Mestre. Per la loro nomina, inoltre, andranno sentiti i presidenti delle Regioni e i sindaci dei comuni metropolitani. Resta, invece, in materia di accelerazione delle opere autostradali, la norma che consente di sgomberare rapidamente il cantiere dopo la rescissione del contratto per grave inadempienza dell'appaltatore. Non è ancora chiaro, inoltre, se il rifinanziamento della legge obiettivo con i residui della legge 4881992 che andranno a finanziare «prioritariamente» le grandi opere consenta di superare i 750 milioni finora ipotizzati per le grande opere nel triennio 2005-2007. Resta anche la norma che ha scatenato polemiche furiose nelle ultime ore: è quella che sancisce l'ingresso di Sviluppo Italia nella progettazione delle grandi opere con la controllata Sviluppo Italia Engineering. Una norma contro cui hanno duramente protestato con Palazzo Chigi le società di ingegneria dell'Oice e gli ordini degli architetti e degli ingegneri accusandola di «sottrarre al libero mercato una sostanziale parte dell'ingegneria» e di violare le direttive Ue in materia di appalti dì servizi. Sviluppo Italia Engineering agisce oggi nel mercato protetto delle amministrazioni pubbliche attraverso convenzioni. Per le università il gruppo che fa a capo a Caputi che proprio nella progettazione aveva iniziato con Proger ha progettato sedi a Trieste, Pisa, Reggio Calabria, Catanzaro, Salerno, L'Aquila e Torino. Per i Comuni uffici giudiziari, per la Salute gli ospedali di Cosenza, Milano, Bergamo e Brescia.