Il cimitero ritrovato e l'epidemia del Seicento Non si calpesta soltanto l'arte e la storia passeggiando nelle antiche chiese che pullulano nei centri storici. Perché bisogna immaginare che, fino all'editto napoleonico del 1804, recepito in Italia alcuni decenni dopo in Puglia, come nel resto del Mezzogiorno, non v'era traccia di cimiteri fuori dalle mura cittadine. Sicché la consuetudine era quella di utilizzare i succorpi delle chiese per le sepolture, talora anche in fosse comuni, accedendovi attraverso delle botole, nella massima parte dei casi ormai coperte dalle nuovi pavimentazioni. Accade così che, alle porte di Bari, nell'attigua Modugno, la chiesa di Santa Maria del Suffragio nasconda la memoria dell'epidemia di peste del 1654. Il succorpo di questa chiesa, alle porte del centro storico cittadino, custodisce infatti centinaia e centinaia di resti umani databili fra Seicento e Ottocento (l'edificazione risale al 1632). Fino a ieri, almeno, nessun addetto ai lavori si era calato nel succorpo, murato peraltro sino al 1996, quando per capire cosa si nascondesse sotto la chiesa alcuni membri della Confraternita del Purgatorio - proprietaria fin dal Seicento della chiesa del Suffragio - non riaprirono un varco d'accesso fra le mura. Ieri, invece, 17 anni dopo, un sopralluogo è stato effettuato dallo storico Sergio Chiaffarata, insieme con il medico legale Alessio Veneziani, la storica dell'arte Caterina Jannelli e Sabrina Veneziani, docente di Storia della medicina all'Ateneo barese. Una ricognizione immaginata, negli intenti della Confraternita, per comprendere come valorizzare questo patrimonio nascosto. «I corpi e le quantità di ossa presenti sono enormi» dice Sabrina Veneziani: Non si possono enumerare finché non vengano asportati dal sito. Ed è difficile operare una datazione attendibile, in assenza di un esame chimico fisico. Anche gli elementi guida sono risultati poco indicativi, ad eccezione di alcune suole di calzature. Presumibilmente nel succorpo ci troviamo dinanzi due tipi di deposizioni diverse: quella gentilizia, dove l'uso delle casse ci riporta all'800, e quella comune. Che, apparentemente, sarebbe il risultato di un accumulo di corpi durante un'epidemia e qui le ipotesi in campo potrebbero essere la peste del 1654 oppure il colera del 1836-37. A giudicare dalla quantità dei corpi si tratterebbe di peste, tuttavia». Ma quale destino potrebbe attendere questo cimitero ritrovato? «Fare delle analisi - premette Veneziani - è complicato e costoso, teoricamente trattandosi di materiale di interesse storico la competenza dell'intervento di rimozione sarebbe della Soprintendenza, in caso contrario il loro destino potrebbe essere l'inumazione». Senza contare, spiega lo storico Chiaffarata, che «un altro importante succorpo, oggetto invece di studi nel passato, è quello della chiesa matrice di Modugno dove, a quanto pare, ci sarebbe da farsi largo fra gli scheletri, testimoni silenti delle epidemie di peste fra '500 e '600». Un discorso a parte meriterebbe invece ancora la chiesa di Santa Maria del Suffragio, quasi uno scrigno capace di sorprendere il visitatore con la sua galleria di tele che si affastella sulle pareti nonché le opere di statuaria lignea. E fra queste «spiccano - racconta Chiaffarata - un paio di opere di scuola caravaggesca, una grande tela di Paolo Finoglio e diversi quadri del bitontino Carlo Rosa, al quale sono peraltro attribuite le decorazioni sulla volta della basilica di San Nicola e della cattedrale di Lecce. Altrettanto interessanti sono gli arredi lignei e i tre altari in marmo. Un patrimonio che, insomma, merita senza dubbio di essere fatto oggetto di visita». E se vale sempre la regola che, in assenza di sopralluoghi e studi, è per forza di cose difficile immaginare il valore storico delle sepolture conservate nei succorpi delle nostre chiese, Chiaffarata precisa che «alcuni reperti ossei prelevati a Santa Maria del Suffragio saranno sottoposti ad analisi di laboratorio per poter giungere a una datazione scientificamente attendibile. L'auspicio, semmai, è che possano essere condotte in maniera sistematica più indagini sui segreti sepolti sotto le nostre chiese. Sono certo che potranno svelare pagine di storia forse nemmeno immaginate».