Quaranta opere, compresi diversi ritratti, per una delle esposizioni più prestigiose mai allestite Ne parla Augusto Gentili, tra i massimi esperti del maestro veneziano «Tiziano l'europeo» dal 5 marzo, le Scuderie del Quirinale ospiteranno 40 opere di Tiziano: a Venezia, ne parliamo con Augusto Gentili, del maestro di Pieve di Cadore (nato verso il 1485, e morto di peste in laguna nel 1576) tra i massimi esperti: insegnava alla Sapienza di Roma, e ha preferito Ca' Foscari «perché era inutile continuare a vivere sui treni per poter vedere le mie tele»; e a Venezia, sarà un caso, ha preso casa a un passo dai Biri, dove era lo studio di Vecellio; su lui, è appena uscita una sua immensa monografia, divisa in cinque parti (24 ore cultura, 450 pagine, 150 foto, 115 euro). Per questa esposizione, c'è molta aspettativa. «Credo bene: allineare tante opere di Tiziano non è così semplice. Ricordo una mostra del 2003 al Prado, e una del 2007 a Vienna, poi a Venezia in edizione ridotta, e basta. Inoltre, Roma avrà tutti i quadri necessari a illustrare le varie fasi del pittore. Anche se definirlo così è poco». Perché, professor Gentili, Tiziano chi era realmente? «Il primo artista davvero europeo. Lo vogliono tutte le corti; i Papi, e Carlo V e Filippo II di Spagna; i Gonzaga, i Montefeltro, gli Estensi. E dopo una prima fase, in linea con le esigenze politiche, culturali, religiose dei patrizi e del governo di Venezia, vivrà anche moderate forme di dissenso; direi, dall'amicizia con Pietro Aretino in poi». Tra le opere in mostra, qualcuna primeggia? «Almeno tre grandi pale d'altare. Quella di San Salvador a Venezia, l'ultima: quadro semi-eretico, che mostra i dubbi del pittore sul dogma della Verginità della Madonna. Quella dei Gesuiti, pure a Venezia: un rara tela notturna, che in chiesa non si apprezza bene, appena restaurata dalla Banca d'Alba, e poi esposta solo alle Gallerie dell'Accademia. L'Annunciazione di San Salvador e Il martirio di San Lorenzo, un dipinto simile è all'Escorial, fanno compagnia alla Pala Gozzi di Ancona: prima opera di Tiziano datata, 1520, per un committente di Ragusa. Sono tre tele immense, non solo per dimensioni. Poco nota anche la Pala vaticana: la Madonna in gloria con il Bambino e sei santi, a Venezia era in una chiesa secondaria; arriva a Roma nel 1770, e di solito, nelle mostre non compare». Ma non c'è soltanto il Tiziano religioso, vero? «Oh, certamente no. A Roma sarà illustrato bene anche il ritrattista. E' abbastanza strepitoso il Francesco Venier, uno dei pochi Vecellio che eternino un doge: per dirne una quello di Andrea Gritti è un ritratto postumo. Ci sarà il Giulio Romano, con L'uomo con il guanto del Louvre: chissà perché si chiama così, infatti di guanti ne ha due. E poi, Carlo V e il cane, vicino alla fondamentale Allegoria della prudenza di Londra, dove il profilo dell'anziano è certo un autoritratto; e il Paolo III Farnese. Per i Farnese è anche dipinta la Danae di Capodimonte: all'inizio, il viso doveva ritrarre un'amica del cardinale Alessandro; diventa, dopo le sue rimostranze, un volto idealizzato. Ed è raro vedere, affiancati, gli Autoritratti del Prado e Berlino». A Roma, incontrerà anche un quadro che le sta a cuore. «Immagino parli dello Scorticamento di Marsia, virtuosismo estremo dell'artista: tela strabiliante, dalle dimensioni e i toni della tragedia, che capovolge molti stereotipi. Nel 1974, andai apposta a Kromeriz: viaggio complesso. Ancora non ci si era recato quasi nessuno, e in Occidente non si era mai visto. Ottenni grandi feste. A cena, i seguaci di Dubcek mi chiesero brutalmente: ma lei è comunista, o cattolico? Non c'erano alternative». A Roma, mancheranno le Poesie dipinte per Filippo II. «Alcune sono in musei che non prestano per statuto. Non ci saranno nemmeno i quadri rimasti nell'atelier di Tiziano alla morte, poi dei Barbarigo e infine dell'Ermitage: ma si sono visti spesso. Delle sei Danae ci sarà solo quella di Napoli. Ma non si può avere tutto quello che si vorrebbe: non c'è neppure l'Amor sacro e amor profano, forse per non sguarnire Galleria Borghese. E delle Maddalene penitenti, vedremo quella di Palazzo Pitti, non quelle di Napoli e San Pietroburgo; o la ex Candiani, ora in collezione privata a Roma: avevo chiesto che lo Stato la comperasse, però non è avvenuto. Tuttavia, la mostra sarà ugualmente importante e significativa. Spiegherà anche che Tiziano, sovente, è più complesso di quanto non sembri a prima vista. Se no, forse non sarebbe uno dei più grandi pittori di ogni tempo».