Il senatore interrogato dai pm: «Ne ignoravo la provenienza» NAPOLI Per la prima volta il senatore del Pdl Marcello Dell'Utri è stato sentito dai pm che indagano sul saccheggio della biblioteca dei Girolamini e che lo hanno iscritto nel registro degli indagati con l'accusa di concorso in peculato. Il parlamentare e bibliofilo è andato negli uffici della Procura giovedì pomeriggio, accompagnato dal suo avvocato. E stavolta, a differenza della precedente in cui si era avvalso della facoltà di non rispondere, ha deciso di rispondere alle domande del procuratore aggiunto Giovanni Melillo e dei sostituti Michele Fini, Antonella Serio e Ilaria Sasso del Verme. Dell'Utri ha confermato di avere ricevuto vari libri antichi in regalo da Marino Massimo De Caro, l'ex direttore della biblioteca dei Girolamini in carcere da quasi un anno con l'accusa di avere sottratto migliaia di volumi. Tuttavia, ha ribadito che di quei libri, in buona parte già restituiti, non conosceva la provenienza. All'appello manca ancora il volume Utopia di Thomas More nella rara edizione del 1518, che pure gli era stato dato da De Caro: il parlamentare ha spiegato di non averlo ancora trovato. Probabilmente si trovava nella biblioteca di via Senato a Milano, presieduta dallo stesso Dell'Utri, che è stata in parte smantellata per mancanza di fondi. Nel corso dell'interrogatorio si è parlato probabilmente anche della mancata perquisizione nel Circolo del Buongoverno di Dell'Utri a Roma, vicenda per la quale è indagata Maria Grazia Cerone, collaboratrice del senatore. nell'appartamento De Caro aveva nascosto molti libri provenienti dalla biblioteca dei Girolamini. La donna riferì ai carabinieri, impegnati nella ricerca dei volumi trafugati, che nell'appartamento di via Crispi 90 a Roma, dove ha sede la segreteria politica di Dell'Utri, «la stanza occupata fino a un anno fa da De Caro è oggi saltuariamente occupata da un collaboratore del senatore», mentre le utenze telefoniche risultano intestate proprio a De Caro. A questo punto, i carabinieri decisero di non dare corso alla perquisizione «per il rispetto dovuto alle prerogative parlamentari» di Dell'Utri. Per il gip Francesca Ferri, tuttavia, si trattò di un «atto di depistaggio»: «Il servizio di monitoraggio delle utenze telefoniche in uso agli indagati forniva una rappresentazione della realtà del tutto diversa, così disvelando l'operazione di depistaggio appena avvenuta». Maria Grazia Cerone, in particolare, parlando con una conoscente spiegava che De Caro «ha detto che non ha niente a che fare perché quello è l'ufficio del senatore». Alla domanda se i carabinieri avessero portato via qualcosa, Cerone rispondeva: «Proprio perché ho dichiarato io queste cose, quindi non hanno... non hanno fatto niente». In un'altra conversazione, la collaboratrice di Dell'Utri affermava: «Sinceramente la roba è tanta, la roba è tanta, eh... Tante scatole, perciò è impossibile portarle via». Di lì a poco venne organizzato il «trasloco» e i libri, caricati su un furgone, tornarono a Napoli. Il processo a De Caro e ai suoi complici, in corso con il rito abbreviato davanti al gup Egle Pilla, riprenderà il 28 febbraio. Sarà sentito uno dei consulenti della Procura a proposito della provenienza di alcuni volumi sequestrati all'ex direttore: De Caro sostiene infatti che non tutti siano stati trafugati dalla biblioteca dei Girolamini.