Oggi il Consiglio dei Ministri vara il testo di legge sulla "semplificazione amministrativa": esclusa la norma per il patrimonio artistico ROMA II patrimonio artistico italiano non sarà sottoposto al vincolo del "silenzio assenso". Dopo le proteste del ministero dei Beni Culturali, la denuncia di Repubblica e del Fai sui rischi delle nuove norme contenute nella legge sulla "semplificazione amministrativa", oggi il consiglio dei ministri varerà un testo dal quale sono esclusi i Beni Culturali, insieme ad altri dicasteri. Una decisione fortemente auspicata dal ministro Giuliano Urbani, perché applicare il silenzio assenso a tutto ciò che riguarda il patrimonio artistico, vorrebbe dire, come ha scritto alcuni giorni fa Salvatore Settis su questo giornale, «la licenza di uccidere città, monumenti, paesaggi». «A questo esito porterebbe appunto l'indiscriminata applicazione della Dia, dichiarazione di inizio attività, ai Beni Culturali, con un meccanismo di silenzio-assenso che vanifica ogni azione di tutela. Palazzi storici potrebbero essere sventrati o abbattuti impunemente, collezioni e opere d'arte vendute senza alcun controllo. L'intero sistema della tutela ne uscirebbe devastato». Come precisa infatti Settis, «le soprintendenze che annaspano in una perpetua mancanza di personale per l'annosa mancanza di assunzioni, non potrebbero neppure sognare di stare dietro alla valanga di "dia" che si apprestano a invaderle». Oggi comunque, a meno di ripensamenti dell'ultimo momento, il Consiglio dei ministri varerà un testo che scongiura per i Beni Culturali la norma del silenzio assenso. Un pericolo in meno per il già molto dissestato patrimonio artistico italiano.