Restaurati i modelli del grande Lipchtiz La fase della creazione dell'opera è essa stessa l'opera. Grazie a un prezioso restauro curato dell'Opificio delle Pietre Dure il fascino del gesso del grande scultore Lipchitz inaugurerà la primavera culturale pratese. L'Opificio ha restituito l'originaria bellezza a ventuno sculture donate al Comune di Prato dalla Fondazione che porta il nome dell'artista. Ora le opere sono pronte per essere esposte nella mostra L'arte di gesso, in programma dal 22 marzo al 26 maggio: si tratta del primo importante evento che introdurrà la nuova era del Palazzo Pretorio pratese, che sta ultimando le fasi di un complesso restauro architettonico. Le sculture saranno affiancate da quarantatré disegni di Lipchitz, un'esposizione allestita per consentire ai visitatori di vivere, quasi in presa diretta, la genesi delle monumentali realizzazioni: dallo schizzo dell'idea iniziale al progetto definitivo. I gessi sono modelli preparatori per la realizzazione di opere in materiali diversi e più duraturi, come il bronzo e il marmo. Sono rimasti nello studio dell'artista dal 1973, anno della sua morte, fino al 2012, subendo danneggiamenti dovuti alla fragilità del materiale e all'umidità. Al momento dell'arrivo a Prato (da New York) la collezione presentava notevoli problemi di conservazione dovuti al materiale costitutivo: gesso con armature metalliche. Il gesso è infatti un materiale fragile, facilmente scalfibile; la polvere ne danneggia la superficie creando depositi che facilitano gli attacchi fungini, e l'umidità può ossidare e arrugginire le anime in metallo. È stato così necessario un impegnativo restauro affidato all'Opificio delle Pietre Dure, che ha deciso di operare in città, nelle antiche stanze di Santa Caterina. «La scelta dell'Opificio era d'obbligo spiega l'assessore alla Cultura Anna Beltrame è noto che sin dall'alluvione fiorentina del '66 si è specializzato anche in questo particolarissimo ambito». Beltrame ha dunque ricordato come in quegli anni si dovesse proprio agli esperti dell'Opificio il salvataggio dei gessi di Lorenzo Bartolini, sommersi dall'acqua tracimata dell'Arno. «Questo restauro ha concluso l'assessore restituisce nel suo aspetto migliore una collezione unica nel nostro Paese». In poco più di tre mesi una squadra di restauratori specializzati si è cimentata in un lavoro impegnativo sulle ventuno sculture che ripercorrono quasi tutta la carriera di Lipchtiz (dal 1911 al 1971). «Come molti altri artisti spiega la restauratrice Rosanna Moradei anche Lipchtiz subisce il fascino del gesso nel suo progetto creativo: è stato emozionante scoprire il significato di queste opere. La conservazione di questa collezione è un'operazione culturale importante che, oltre ad accrescere la conoscenza della produzione dello scultore, definisce lo stretto legame che hanno i modelli preparatori in gesso nel suo processo creativo».