Persi tre milioni di euro di fondi Fas per il restauro dopo due anni di inutili trattative con i proprietari Inghiottita dal tempo. Inesorabilmente prigioniera dell'inerzia. Sembra che non possa essere sottratta all'oblio l'abbazia benedettina di Kalena, nella piana degli ulivi di Peschici. Ma lo Stato, la Regione Puglia, la Soprintendenza negli ultimi dieci anni hanno cercato di salvare dall'usura del tempo, dai crolli, dai cedimenti strutturali, dal disfacimento delle pietre questo piccolo gioiello stanziando risorse, promuovendo manifestazioni, convegni, persino una fondazione. Ma per il complesso architettonico risalente all'XI secolo il nodo da sciogliere è sempre lo stesso: arrivare ad un accordo con i proprietari dell'abbazia, la famiglia Martucci, e consentire che le risorse pubbliche per il suo restauro possano essere impiegate. L'unica strada, quella che da tempo in molti invocano e che fu anche oggetto di una lettera all'allora ministro dei Beni culturali, Bondi, a questo punto è quella dell'esproprio. La Regione Puglia ha dialogato ed è pronta a rifarlo: ha inserito l'abbazia di Kalena tra le opere da salvare e recuperare con i fondi europei per il patrimonio artistico. Il guaio è che i precedenti fondi stanziati sempre dalla Regione Puglia, tre milioni di euro di fondi Fas, dopo due anni di estenuanti trattative sono stati perduti. «La Regione ha fatto di tutto, ci sono stati diversi incontri con la proprietà rappresentata dai Martucci e da un loro legale - racconta Menuccia Fontana, di Italia Nostra - ma non c'è stato nulla da fare. Il governo regionale aveva anche offerto 350mila euro per poter acquistare la chiesa, lasciando ai privati la sola abbazia. L'offerta è stata rifiutata. Nel frattempo non c'è alcuna possibilità di intervenire per poter salvare questa importante testimonianza architettonica, storica e culturale». Si iniziò un restauro qualche anno fa. La Soprintendenza stanziò 10mila euro e in danno alla proprietà intervenne per salvare alcuni cornicioni che stavano crollando. Ma i tre milioni della Regione, i nuovi fondi che potrebbero essere attivati di qui ai prossimi mesi non sono stati la sola ancora di salvataggio. In questi anni, durante i quali gli enti si sono anche rimpallati le competenze e il Comune di Peschici non ha mai avuto la forza (politica e amministrativa) di avviare le procedure di esproprio, sono stati revocati altri 850mila euro. 350 erano stati stanziati dal ministero per i Beni culturali quando era ministro, nel governo Berlusconi, Giuliano Urbani; altri 500 mila erano statidestinati alle chiesette e al loro recupero dal ministro Francesco Rutelli. 850 mila euro revocati «perchè l'opera di recupero e restauro non era stata mai cantierizzata». Qualche anno fa, quando l'allora direttore regionale ai Beni culturali pugliesi, Ruggiero Martines, in una relazione scrisse che l'unica strada possibile era quella dell'esproprio, Teresa Maria Rauzino che da anni si batte per salvare Kalena invocò, con due lettere, l'immediato intervento del ministro dei Beni e delle attività culturali, Sandro Bondi, e del presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola. La crociata per Kalena si trascina dal 1997. Le linee del restauro erano state già fissate nel 2003 dal soprintendente ai Beni architettonici della Puglia, Gianmarco Jacobitti, e anche allora furono stanziati circa 500mila euro. Era indispensabile il risanamento delle creste murarie della chiesa, del recinto del complesso e la successiva protezione con massetto in cocciopesto di colore grigio; il consolidamento e restauro della copertura lignea della campata absidale; l'impermeabilizzazione degli estradossi delle navate laterali; la ricomposizione e bloccaggio degli elementi lapidei dell'ambito sommatale della vela campanaria e posa in opera di massetto protettivo in cocciopesto di colore grigio; il rifacimento dei canali di gronda e dei discendenti pluviali sul prospetto laterale della chiesa e dell'edificio adibito ad abitazione dei proprietari; la bonifica dei vani della primitiva chiesa. Non se ne fece nulla, allora come oggi. Quella chiesetta nella piana degli Ulivi non è un bene sconosciuto. Nella classifica del secondo censimento promosso nel 2004 dal Fondo per l'ambiente italiano dei «Luoghi del cuore», Santa Maria di Kalena entrò nella top ten dei 10 luoghi italiani più segnalati. Al primo posto fra i beni architettonici «da salvare dal degrado e dall'indifferenza». Un'abbazia fra le più antiche L'abbazia di Santa Maria di Kàlena, sita in agro di Peschici, è fra le più antiche d'Italia. Sarebbe stata eretta addirittura nell'872. Un edificio sacro esisteva già nell'XI secolo, come testimonia un atto di donazione del 1023: il vescovo di Siponto donò Kalena all'abbazia di Tremiti. Attualmente l'abbazia è proprietà privata dei fratelli Martucci. Da diversi anni il centro studi «Martella» e Italia Nostra - Gargano si battono per il restauro dell'abbazia.