Con aplomb da lord britannico, Maurizio Bernardelli Curuz cita Vegezio per annunciare la sua contromossa sullo scandalo Caravaggio: «Si vis pacem para bellum». Aspetta l'atto del Comune, dice. La causa civile che l'Avvocatura di Palazzo Marino ha intentato contro di lui e Adriana Conconi Fedrigolli, autori dell'abbaglio sui cento disegni del Merisi nel Fondo Peterzano. Le accuse: diffamazione e pubblicazione non autorizzata delle carte. Lo studioso bresciano se la ride: «Panzane. Abbiamo pagato 7 mila euro per pubblicare quei disegni». Poi giura vendetta: «Gli avvocati hanno deciso di far partire il contrattacco». Eccolo: «Faremo causa a Francesca Rossi, conservatrice del Gabinetto dei disegni. Ha detto che avremmo modificato, con chissà quali stratagemmi, i disegni in formato jpg, in modo da far collimare contorni e fisionomie con quelle ritratte dal Merisi. Falso». La seconda querela andrà dritta a Palazzo Marino: «Pensiamo di accusare il Comune d'imparzialità. L'assessore Stefano Boeri non ha mai voluto ascoltarci, forse non ha mai letto una sola riga del nostro studio. La mostra sul Peterzano è stata una confutazione indiretta del nostro lavoro, un'arringa priva di oggettività. Ci hanno tacciato di cercare pubblicità. Sbagliato. Ci avesse ricevuto, l'assessore, non avremmo fatto il vituperato lancio all'Ansa. Gli abbiamo chiesto appuntamento per mesi. Niente». Le mail sono tutte sparpagliate sulla scrivania del suo studio. Curuz ne prende una a caso. È datata 6 aprile 2012. «Questa è la prima. Chiediamo un incontro con Boeri. Nessuna risposta». Altra mail, il 19 aprile: «La sua assistente, Lory dall'Ombra, dice che l'assessore è impegnato». A maggio e giugno mai una risposta: «Non ci hanno voluto ascoltare».